CONFARREATIO. - Era presso i Romani il rito nuziale sacro per eccellenza (Plinio, Nat. hist., XVIII, 14), che in origine doveva consistere nella offerta fatta dai due sposi di una focaccia di farro, il più antico cereale coltivato dai Romani. Con l'impero rimase pre- rogativa dei membri dei grandi collegi sacerdotali e si svolgeva non avanti al focolare, ma in luogo pub- blico, come matrimonio dal quale nascevano figli ca- paci di esercitare le più alte funzioni dello Stato.
Alla cerimonia, oltre dieci testimoni, assistevano il pon- teifico massimo e il fiamme di sale. Se questo ultimo era il contranente, l'unione degli sposi era espressa, oltre che dal mangiare la stessa focaccia, anche dall'assisersi su due seggi ricoperti dalla pelle di pecora sacrificata a Giove Farreo (Servio, ad Aen., IV, 374; Gaio, Inst., I, 112). Il ma- trimonio confarreato si scioglieva con la differazione, di cui non si conosce il rituale, salvo che vi si adoperava pure il farro, e che (a detta di Plutarco, Quaest. rom., 59; e di Festo, s. V. DIFFAMAZIONE), era accompagnata da cerimonie strane e paurose.