CONGREGAZIONE DELLA MISSIONE

CONGREGAZIONE DELLA MISSIONE. -
C. di sacerdoti secolari con voti privati e perpetui,
fondata a Parigi da S. Vincenzo de' Paoli nel 1625.
In Francia e anche in Italia, i membri della C. sono

chiamati ordinariamente Lazzaristi, dall'antica priora di
S. Lazzaro; in America Vincenziani; nella Spagna Padres
Paules. L'arcivescovo di Parigi l'approvò il 24 apr. 1626.
Urbano VIII con la bolla Salvatoris nostri del 12 genn.
1632 diede la sanzione pontificia al nuovo istituto.
L'8 genn. 1632 Vincenzo prese possesso della priora di
S. Lazzaro, offertagli dal priore Adriano Le Bon, che
divenne la Casa-madre e il centro delle opere vincenziane.

I. ORGANIZZAZIONE

Il nuovo istituto crebbe rapidamente. Il lavoro si moltiplicava e le opere si estendevano; ma la forma precisa della comunità non era determinata, perché il fondatore voleva la sanzione dell'esperienza, e per due volte, nel 1642 e nel 1651, convocò a questo scopo i sacerdoti più anziani. Punto fondamentale fu sempre che la C. non costituisse un Ordine religioso, poiché i missionari dovevano essere liberi da ogni legame per dedicarsi all'apostolato. In questo senso ottenne da Alessandro VII l'approvazione dei voti (i tre Ordinari, più il quarto di consacrarsi per tutta la vita al ministero apostolico) col breve Ex commissio nobis del 22 ott. 1655. Perché non si pensasse mai a cambiar la natura della comunità, eliminò anche dal gergo e dagli usi tutto ciò che potesse richiamare l'Ordine religioso.

Il noviziato (due anni) fu detto seminario interno
(per distinguerlo dai seminari esterni o diocesani),
il vestito e il tenore di vita furono quelli del clero
secolare. Non prescrisse particolari austerità. Gli esercizi di pietà sono quelli che un buon sacerdote compie
ogni giorno per alimentare la propria vita spirituale.
Dopo trent'anni di prova Vincenzo si decise a promulgare le regole della «Piccola compagnia». Ne distribui il libretto nella riunione del 17 maggio 1658.
Da esse si ricavano gli elementi che ne caratterizzano
la vita, lo spirito, le opere.

La C. si compone di sacerdoti e di laici (fratelli
coadiutori) ed ha un triplice scopo: santificazione personale,
predicazione del Vangelo ai poveri, specie della campagna
(di dove il motto Evangelizare pauperibus misit me che,
nello stemma della C., circonda il Salvatore predicante),
formazione del clero. Le missioni, secondo il fondatore,
devono distinguersi per la forma semplice della predicazione e debbono darsi gratuitamente. Per questo Vincenzo

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non voleva accettare di fondare nessuna casa senza un sufficiente capitale, che permettesse di non essere a carico delle popolazioni evangelizzate.

Il governo della C. è molto semplice. A capo c'è un superiore generale eletto a vita con 4 assistenti di diverse nazioni, un procuratore e un segretario generale. Più case sono riunite in provincia religiosa sotto la direzione di un visitatore assistito da un consiglio di 4 o 5 membri e un procuratore. Ad ogni casa presiede un superiore parimenti assistito da un proprio consiglio. La massima autorità nella C. spetta all'assemblea generale (il « Capitolo generale » degli Ordini religiosi), che si riunisce ogni 12 anni, o anche più spesso, secondo le necessità, ed è composta dei membri del consiglio centrale, dei visitatori e di due delegati per ogni provincia. Ad essa spetta eleggere il superiore generale e gli assistenti, prenderà decisioni importanti in merito a punti disciplinari, ecc. I decreti delle assemblee generali sono obbligatori per tutta la C. Durante il generale di Renato Alméras (1661-72) furono elaborate le cosiddette « grandi Costituzioni», approvate nel 1668 dall'archevèco di Parigi, Harduin de Perfèxe. Alméras fu anche autore delle Costituzioni se lecitate, compiendo delle precedenti, approvate da Clemente X il 2 giugno 1670 col breve Ex iunctu nobis. Durante il lungo governo di Giovanni Bonnet (1711-35) cadde il periodo difficile del giansenismo. La C. restò fermamente attaccata alla S. Sede, e quando l'eresia fu condannata, Bonnet fu irremovibile. Espulse dalla compagnia uomini, peraltro distinti, come Himbert e Philopald, esigendo dai suoi un'obbedienza assoluta. I principi e i diritti della Sede Apostolica furono efficacemente difesi dal superiore del seminario di Avignone, Vittorio Soardi, nel trattato De suprema Romani Pontificis auctoritate (1747).

Felicé Cayla, superiore generale dal 1788 al 1800, come deputato del clero all'Assemblea nazionale nel 1792 votò contro la Costituzione civile, ciò che valse a lui l'esilio e la persecuzione alla sua comunità. I missionari restarono, come il superiore, fedeli alla Chiesa. Le conseguenze furono terribili. Al seminario di S. Firmino (antico collegio dei Bons Enfants) Giuseppe François en Enrico Gruyer furono massacrati (1792; beatificati nel 1926), Pier Renato Rogue (1796; beatificato nel 1934) ed altri 10 ghigliottinati, 7 morirono in prigione, 5 deportati; tutte le case furono chiuse e i membri (824) dispersi. Cayla riparò a Roma, dove morì il 12 febbr. 1800.

Il sec. XIX vide il rifiorire e l'espandersi della C. in tutto il mondo, per opera specialmente di Giovanni Battista Etienne, superiore generale dal 1843 al 1874, una delle figure più eminenti e quasi secondo fondatore.

II. DIFFUSIONE DELLA C

Alla morte del fondatore (27 sett. 1660) la C. contava in Francia 23 case, 53 alla fine del sec. XVII, salite nel 1792 a 78. Dopo la Rivoluzione, che le distrusse, la vita riprese gradatamente. Nel 1816 la C. aveva riaperto già 16 case, che salirono ben presto a 57. Nonostante il duro colpo inflitto dalle leggi eversive del 1903 esse sono oggi in pieno rigoglio di vita sia in patria che nelle Missioni Estere.

Nel 1646, per desiderio di Innocenzo X, s. Vincenzo mandò i suoi missionari in Irlanda, ma la persecuzione di Cromwell nel 1648 ne paralizzò l'attività e il disperse. Irlanda, Scozia e Inghilterra rividero i preti della Missione nel sec. XIX. Su richiesta della regina Luisa Maria

Gonzaga, s. Vincenzo nel 1651 inviò i suoi figli in Polonia ove aprirono alcune case. I vari smembramenti del paese sconvolsero più volte la compagine organizzativa e l'attività apostolica dei missionari, sicché nel 1866 erano restate solo le case di Cracovia e di Culm. Oggi la provincia polacca è una delle più fiorenti con una quarantina di case in patria, Romania, Brasile, Stati Uniti e Cina.

In Spagna furono chiamati dal card. Benedetto de Sala, vescovo di Barcellona. Il progresso fu rapido si da richiedere nel 1774 la costituzione d'una provincia autonoma. Dispersi nella Rivoluzione del 1835, vi ritornarono dopo il Concordato del 1850. Di nuovo soppressi nel 1868, ripresero vita sett'anni dopo. Nella Rivoluzione del 1936 la C. ha dato una quarantina di martiri. Oggi i « Padres Paüles » hanno più di 50 case, e forniscono ogni anno un buon numero di operai apostolici all'Inghilterra, alla diocesi di Cuttak in India (1922), agli Stati Uniti, Portorico, Venezuela, Perù, Bolivia, Cile, Honduras.

Le altre province d'Europa sono quelle del Belgio (1856) che sostiene la missione del Congo (1926); della Jugoslavia (1852); della Germania (1853), da dove per le leggi del Kulturkampf nel 1872 i missionari furono esiliati come « affilati ai Gesuiti » e ripresero di lì a poco (come oggi dopo la recente guerra) con indomito coraggio il

lavoro apostolico; dell'Austria (1853); dell'Olanda (1850), largamente impegnata nella missione di Giava, nella diocesi di Yougipfù in Cina e in varie residenze nel Brasile; della Grecia (1887); dell'Ungheria (1898) dove i Figli di S. Vincenzo hanno organizzato una magnifica rete di opere caritative; della Romania (1902); della Danimarca (1903); della Cecoslovacchia, di recente fondazione (1929), e già piena di vitalità, nonostante le difficoltà politico-religiose; dell'Albania (1940), missione già tanto fiorente e poi stroncatata con l'espulsione dei missionari nel 1945.

Le Missioni Estere occupano un posto di privilegio nella C. S. Vincenzo mandò i missionari in Barberia (1645) e al Madagascar (1648). Quest'ultimo fu abbandonato nel 1674, ma i missionari vi tornarono nel 1866 assumendo la direzione del vicariato di Forte Delfino, che tuttora detengono. Non pochi missionari lasciarono in Barberia la vita: alcuni martiri della fede, altri sfiniti dal lavoro e dagli stenti, ma la missione non fu mai abbandonata.

Nel 1656 s. Vincenzo, sollecitato da Roma, mandò i missionari nel Libano, da dove si estesero poi in Siria, Palestina, ed in Egitto.

Nel 1841 la Persia, per merito di Eugenio Borè, poi superiore generale, aprì le porte all'apostolato vincenziano. Il superiore della C. dal 1840 al 1875 ebbe anche il titolo di prefetto apostolico e dal 1875 al 1918 quello di delegato apostolico. L'ultimo vincenziano che occupò quella carica fu mons. Sontag, caduto vittima dei Curdi con tre confratelli il 27 luglio 1918.

Primo prete della C., recatosi in Cina nel 1697, fu Luigi Antonio Appiani. A lui s'aggiunge Giovanni Mullener (1673-1742) e ambedue si stabilirono nel Sutchuen. Nel 1710 vi arrivò Teodorico Pedrini, abile musico, che alla corte dell'Imperatore rese grandi servizi alla missione. Più incremento prese il lavoro di penetrazione dopo il 1773. Oggi reggono 12 diocesi. Parecchi missionari vi si resero celebri per virtù e intelligenza. Armando David (1826-1900) si segnalò per le scoperte in storia naturale. I libri di viaggio di Evaristo Hue (1813-60) e Giuseppe Gabet (1808-53) nel Tibet hanno

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fatto epoca. Due fra i martiri, Francesco Régis Clet (1748-1820) e Giovanni Gabriele Perbeyre (1802-40), sono stati elevati agli onori degli altari. Nel 1780 presero la direzione del seminario di Goa, dove restarono fino al 1830. Nel 1922 accettarono la missione di Cuttak, elevata a diocesi nel 1938. Più recenti, sono la fiorente missione di Giava, (1928), e gli inizi di quelle dell'Annam (1938) e del Giappone (1948).

In Africa, oltre le missioni di Barberia e del Madagascar, all'Abissinia resta legato il nome del b. Giustino de Jacobis (1800-60), che con altri confratelli vi giunse nel 1839 e vi spese tutta la vita. Tra i discepoli ebbe un martire, il b. Ghebre Michael (1788-1855). Alla sua morte lasciava cristianità fiorenti e opere magnifiche tra cui il seminario dell'Immacolata di Guala e un bel gruppo di sacerdoti indigeni. La missione continuò con altere vicende e tra enormi difficoltà, ed oggi oltre a custodire la tomba del De Jacobis a Hebò, ha case in più parti dell'Impero etiopico. Altra fiorente missione in Africa è il Congo Belga (1926).

Ad un altro italiano sono legate le origini della C. in America, Felice De Andreis (1778-1820), il quale con altri confratelli vi giunse nel 1816 fissandosi a St-Louis. Ora in America sono due province, con oltre 40 case e 600 soggetti, che si dedicano alla direzione di 12 seminari, 3 università, una trentina di parrocchie, missioni e opera dei ritiri. Il Canadà ha ricevuto nel 1933 i missionari veneziani. Sicura ripresa, dopo la persecuzione del 1926, promette il Messico. Tutte le nazioni dell'America latina hanno largamente accolto nell'ultimo secolo i Figli di S. Vincenzo: Cuba (1847), Guatemala (1862), Portorico (1873), Costarica e Panama (1877), El Salvador (1898), Honduras (1910), Nicaragua (1935); inoltre Brasile (1819), con ca. 50 case, Cile (1853), Perú (1858), Argentina (1859), dove è affidato ai missionari il celebre santuario nazionale di Nostra Signora di Lujan, Equatore e Colombia (1870), Paraguay (1880), Uruguay (1884), Venezuela (1932), Bolivia (1933). Ed infine le Filippine (1862), dove i missionari veneziani dirigono la quasi totalità dei sessi minari, l'Australia (1855) e la Nuova Zelanda (1934).

III. LA C. IN ITALIA. - Il primo missionario mandato da S. Vincenzo in Italia nel 1638 fu Luigi Lebreton con l'incarico di ottenere dal papa l'approvazione della C., della quale aprì a Roma la prima casa nel 1641. I missionari, cresciuti di numero, si diffusero nelle diocesi intorno a Roma portando un risveglio meraviglioso di vita religiosa. Per la munificenza della duchessa d'Aiguillon e del card. Bagni nel 1659 sorse a Montecitorio una «Casa della Missione» per gli esercizi al clero e soprattutto per gli ordinandi. Alessandro VII li incoraggì, e prescrisse nel 1662 che nessun ordinando potesse accedere agli Ordini Sacri se non dopo un ritiro di almeno 10 giorni alla «Missione».

Innocenzo XII nel 1699 estese l'obbligo del ritiro ogni tre anni ai parroci di Roma. I missionari di S. Vincenzo, dal 1659 al 1814, ebbero la direzione spirituale del Collegio di Propaganda Fide e dal 1703 al 1738 la direzione dell'Accademia dei Nobili ecclesiastici. Nel 1646 Stefano Blatiron (1614-57) fondò la casa di Genova, su richiesta del card. Stefano Durazzo. Ad opera del marchese di Pianezze, primo ministro del Piemonte, nel 1655 i missionari si stabilirono a Torino e tredici anni dopo, per iniziativa del sac. Giovanni B. Balsamo, a Napoli.

Le fondazioni d'Italia seguirono a ritmo crescente nei secoli seguenti, fino ad arrivare a 80. A Piacenza il card. Giulio Alberoni nel 1732 fondò, per i seminari posteri della diocesi, il collegio Alberoni, che continua ancora la munificenza del suo fondatore. Col 1703 l'unica provincia italiana fu divisa in due: Roma e Lombardia; dopo il 1815 si aggiunse quella di Napoli con 40 case. La casa di Roma, dal 1840, sede della Pontificia accademia liturgica, diffonde lo studio della liturgia per mezzo della rivista Ephemerides liturgica (fondata nel 1887 da Calcedonio Mancini); Piacenza concorre alla conoscenza della filosofia e della teologia col Divus Thomas (fondazione: 1880). Queste opere si completano con le Missioni Estere: la diocesi di Kian in Cina, la missione del Tigrai in Etiopia e di Korça in Albania. Le province italiane hanno inoltre varie case negli Stati Uniti d'America per l'assistenza agli emigrati italiani.

L'Italia ha dato uomini insigni per virtù e zelo apostolico. Oltre il b. Giustino de Jacobis, vanno ricordati Giuseppe Rosati, Felice de Andreis, Marcantonio Durando, Vincenzo Spaccapietra e, più vicino a noi, Giovanni B. Manzella, l'«apostolo della Sardegna».

Merita una specialissima menzione Giovanni Boccardi, astronomo, n. a Castelmauró (Campobasso) il 20 giugno 1859, m. a Savona (dov'era) ritirato, sin dal 1923), il 21 ott. 1936, entrato nella C. della M. nel 1879. Appena sacerdote (1884) fu inviato in Oriente per insegnare matematica nei collegi di Salonicco e di Smirne. In questo tempo cominciò i primi studi di astronomia. Tornato in patria (1892), dopo qualche anno di insegnamento ad Acireale, passò all'osservatorio del collegio Romano (1897) per apprendervi la pratica dei calcoli delle orbite planetarie; nel 1898 fu aggiunto alla Specola Vaticana, due anni dopo (1900) per perfezionarsi si recò al «Bureau des Longitudes» di Parigi e a Berlino. Il 10 nov. dello stesso anno fu nominato assistente e caposezione dell'osservatorio di Catania. Nel 1903, con la nomina a direttore dell'osservatorio e a professore di astronomia all'Università di Torino (1903-1923), incomincia il periodo di maggiore attività scientifica. Rinnovò e trasferì il vecchio osservatorio di palazzo Madama a Pino Torinese (1910-1913). Tra le scoperte più importanti si segnalano: la constatazione del fenomeno che chiamò equazione di trasparenza; la marea della crosta terrestre per l'attrazione lunare; la variazione diurna della latitudine; nuovi metodi per risolvere le equazioni trascendenti di Kepler e di Gauss. Inoltre ha al suo attivo 30.000 osservazioni celesti, due cataloghi di stelle, 14 volumi e 409 tra memorie, note e articoli di sintesi scientifica. Dal 1905 lavorò all'Annuario astronomico, che fece entrare l'Italia nel lavoro delle Effemeridi astronomiche. Primo tra gli italiani fu membro del «Bureau des Longitudes» di Parigi (1921) e della «Washington Academy of Sciences» (1928). Nel 1906 fondò la «Società astronomica italiana» e la «Rivista di astronomia»; ma quando queste due istituzioni, per gli intrighi della massoneria, degenerarono dal loro scopo scientifico, egli le abbandonò e diede vita (1911) alla società «Urania» e alla rivista Saggi di astronomia popolare, che diresse fino al 1917 (cf. Annali d. missione, 44 [1937], pp. 37-48 e 475-504, con l'elenco delle opere).

Dalla C. dipendono alcune note e importanti associazioni come le Dame della Carità, le Figlie di Maria Immacolata, ecc. Direttamente legata alla C. è, per istituzione sanzionata dall'autorità pontificia, la Compagnia delle Figlie della Carità il cui superiore è lo stesso superiore generale della C.

Al 1° genn. 1949 la C. è divisa in 37 province con 456 case, 5209 soggetti, 105 seminari, 90 case di ritiro, 170 parrocchie, 150 scuole.

BIBL.: St Vincent de Paul. Correspondance, entretiens, documents, 14 voll., Parigi 1920-25; P. Silva, Cenni storici su la C. della M. in Italia (1642-1925), Piacenza 1925; P. Coste, La Congregation de la Mission, Parigi 1927; G. Goyau, La Congregation de la Mission des Lazaristes, 1938; A. Arata, Tre secoli di vita romana della «Casa della Missione», Roma 1943; E. Albiol, Verdad religiosa y caridad social (La Congregación de la Mission), Madrid 1945.

CONGREGAZIONE DELLA RESURRENZIONE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO. - Ebbe inizio a Parigi il 17 febbr. 1836

293 CONGR. DELLA RESURR. DI N.S.G.C. – CONGR. DEL S.MO REDENTORE 294

ad opera di Bogdan (Adeodato) Janski, polacco, che, ravveduto dal sansimonismo, si era dato all’apostolo fra i suoi connazionali, menando vita comune con Pietro Semencenko, Girolamo Kojsiewicz ed altri discepoli. Mandati a Roma il Semenenko ed il Kojsiewicz nel 1837 a studiarsi teologia, vi venne egli stesso nel 1840, e vi morì il 2 luglio dello stesso anno. I suoi compagni e discepoli ne continuarono l’opera, ed il 27 marzo 1842, giorno della Resurrezione di Gesù Cristo, compilata già la regola, fu scelto a primo superiore generale il Semenenko e furono emessi i primi voti religiosi nelle catacombe di S. Sebastiano.

La C., propagata in Polonia ed in altri paesi, ebbe il decreto di lode il 9 ott. 1860, e fu approvata il 10 marzo 1888. Le costituzioni furono definitivamente approvate il 5 marzo 1902. Suo scopo è il ministero apostolico nelle parrocchie e nei collegi, permeando l’insegnamento con le verità religiose e di esse informando tutta la vita morale e civile della gioventù. Si segnalarono: il p. P. Semenenko, come teologo e scrittore ascetico, il p. Kojsiewicz, come predicatore, il p. Kalinka, storico della Polonia, il p. Pawlicki, storico della filosofia e apologeta, il p. L. Funken come pedagogo, il p. E. Funken come poeta, e il p. Smolikowski come storico della C. e scrittore ascetico. La C., diffusa in Italia, Polonia, Svizzera, Bulgaria ed America, conta oggi 41 case con oltre 600 religiosi.

Bibl.: W. Kwiatkowski, Historia Zgromadzenia Zmartwystwa Panaskiego, Albano 1942. Giuseppe Schaeffer