CONGREGAZIONE DI SAN PAOLO (BARNITI)

CONGREGAZIONE DI SAN PAOLO (BARNITI). - Fondata nel 1530 a Milano da s. Antonio M. ZACCARIA, SANTO (v.) insieme a Giacomo Morigia e Bartolomeo Ferrari, patrizi milanesi. La prima loro dimora fu presso la chiesa di S. Agostino, e furono approvati da Clemente VII, il 18 febbr. 1533; là anche si adunavano le prime Angeliche di S. Paolo (v.). Dal sett. del 1533 furono a S. Caterina dei Fabbri a Porta Ticinese, donde, dopo tre anni, si trasferirono presso S. Ambrogio, nella casa lasciata libera dalle Angeliche, stabilitesi nel loro convento di S. Paolo. La vera casa madre resta tuttavia S. Barnaba, dove si stabilirono definitivamente nel 1545 e da cui presero il nome di Barnabiti. Rinfrancati nello spirito dalle «collazioni spirituali», uscivano essi per le vie di Milano a predicare, più che con la parola volutamente disadorna, con l'esempio di rigorose ed anche pubbliche mortificazioni. Poi vennero le «missioni» fuori di Milano.

Sorsero presto le contrarietà: famosa la prima, del 1534, provocata dalle mortificazioni, deferite quali novità ipocrite ed eretiche presso il Senato e la Curia arcivescovi: ma la bolla di Paolo III del 1435, confermando ed ampliando le concessioni di Clemente VII, poneva la

nuova C. sotto l'immediata giurisdizione della S. Sede. Il fondatore tuttavia attenuò le severità esteriori. Altre persecuzioni seguirono, più gravi, nel Veneto, suscitate dalle male voci per la stretta collaborazione, prima del Concilio di Trento, fra i Barnabiti e le Angeliche, e avvalorate dalla prevaricazione dell'angelica Paola Antonia Negri e dalla condanna delle Battista da Crema (v.), ispiratore dello Zaccaria. In seguito a ciò i Barnabiti furono espulsi dalla signoria veneta e due dei più venerandi tra essi, p. Besozzi e p. Melso, vennero chiusi nelle carceri dell'Inquisizione a Roma (1551); ma la loro virtù e l'intervento di amici romani, tra i quali s. Ignazio e il card. Ghislieri (s. Pio V), commissario del S. Uffizio, li liberarono dal carcere e da ogni accusa. Un protettore fu dato ad essi in quella circostanza, a cui successe (1560) il card. Serbelloni, il primo del «Libro dei Benefattori» dell'Ordone; ma quando questi venne a morire (1591), nessun altro gli successe, perché ormai le nuove costituzioni avevano costituito un procuratore generale

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Congregazione di S. Paolo - Casa generalizia - Roma.

che rappresentasse i Barnabiti a Roma. Queste costituzioni compilate da una commissione di padri e messe in elegante latino dal p. Bascapè, promulgate da s. Carlo nel Capitolo generale del 1579, e approvate da Gregorio XIII con la bolla del 7 nov. dello stesso anno, sostituivano quelle in latino di fra' Battista, disperse già nel 1552, e quelle in italiano quasi dialettale del santo fondatore, da questi stesse su una prima traccia o in collaborazione con il p. Da Crema e pubblicate dal p. Premoli (op. cit. in bibl., I, p. 424-55). Alle costituzioni vanno aggiunte le Regulae Officiorum e i Decreta et Monita dei Capitoli generali, oltre le Regole dei Fratelli Conversi e le Regulae Novitiorum. Dal 1608 l'Ordine fu diviso in province. Per tre anni sono eletti i provinciali; per un anno i superiori locali; per sei anni il proposto generale. Al solo Capitolo generale spetta stabilire nuove costituzioni. L'abito è quello dei chierici del '500; la barba fu abbandonata nel 1726.

Non hanno una scuola ascetica propria: ma l'armia e la dottrina sono paoline (cf. Doctrina s. Pauli in libro cost. distributa, del p. Gobio, Milano 1863), con una preferenza per s. Francesco di Sales, patrono secondario. Né affermano una vera scuola pedagogica, benché i loro istituti abbiano una fisionomia inconfondibile e forse un metodo nella «semplice signorilità di una famiglia bene ordinata» (I. Clerici, L'educazione della gioventù, ed. privata 1942, p. 250); e neppure sono stretti ad una scuola filosofica, preferendo un largo sincretismo ispirato tuttavia a s. Tommaso. È, in breve, nel loro spirito, l'attuazione del suggerimento paolino Omnia probate, quod bonum est tenete.

La morte prematura del fondatore (1539), l'indole particolare delle prime persecuzioni, e il rigore delle accettazioni, per cui perfino a s. Carlo, il Generale suo confessore ed amico, s. Alessandro Sauli (v.), negò la fusione con gli Umiliati e il conseguente acquisto dei loro 90 ricchi conventi, fecero sì che l'Ordine non avesse un largo e rapido sviluppo. Nel 1557 fu la prima fondazione a S. Maria di Canepanova a Pavia, cui tennero dietro altre in Italia, in Francia ed in

Austria. Nel 1600 fu anche la fusione con i pochi preti dell'Annunziata di Pescia e l'inizio, lungamente contrastato, quasi contrario, alla lettera delle costituzioni, intese ad un ministero più direttamente sacerdotale, dell'istruzione della gioventù nelle scuole pubbliche. Prima di allora solamente per eccezione il Bascapè aveva permesso che si ammettessero dei chierici estranei nelle scuole private dell'Ordine, ed aveva accettato da s. Carlo la direzione del seminario di Arona, ben presto abbandonata. Vennero poi quasi contemporaneamente esternati per i nobili a Milano ed in altre città, per i quali il Capitolo generale del 1662 decretava la compilazione delle Regulae (Externarum scholarium disciplinata, del p. Gorino, Milano 1665). Maggiore resistenza, e non mai del tutto spenta, incontrarono i convitti fino al 1689 quando fu concesso un esperimento triennale, poi confermato, a Montargis, seguito nel 1723 dal collegio dei Nobili a Milano ed in seguito da altri.

Nel '700 i Barnabiti sono anche tra gli infedeli. Cinque padri, tra i quaranta offertis alla richiesta di Clemente XI (1715) per accompagnare mons. Mezzabarba nella legazione all'imperatore di Cina per la questione dei riti cinesi; fallita quella missione, preferirono, piuttosto che lasciare il campo, disperdersi per esso: p. Cesati in Coccinica, p. D'Alessandri nel Tonchino, p. Rasini a Canton, p. Ferrari a Pechino, filosofo alla corte imperiale, e p. Calchi nei regni di Ava e Pegù, in Birmania, che Benedetto XIV nel 1740 affidò definitivamente ai Barnabiti. E fu una meravigliosa pagina di storia, scritta per quasi un secolo (fino al 1832) dal sangue e dal sudore di un pugno di eroici sacerdoti e studiosi di lingue e di scienze naturali. Fu pure, il '700, il secolo di maggiore splendore letterario.

Sulla fine del secolo e nel primo '800 i Barnabiti seguirono la sorte degli altri istituti religiosi. Con la soppressione napoleonica del 1810, non rimane che S. Alessandro di Milano. Per l'opera dei padri, poi cardinali, Fontana e Lambruschini, l'Ordine si ristabiliva a Roma (1814); nel 1825, ad iniziativa del p. Mantegazza, e per generosità del conte Andreani e del marchese Arconati Visconti, venivano riscattati dal fisco S. Barnaba e il Carobbio. Degne di particolare menzione nell'800 l'opera dei pp. Redolfi e Villoresi per gli oratori, e dell'Apostolato della Preghiera introdotto in Italia dal p. Maresca e diretto per 50 anni, sino al 1916 dai Barnabiti, con le riviste Il Messaggero e Il Devoto. Il ripristino in Francia, nel 1857, si riallaccia all'opera del p. Schouvaloff, ereditata dal p. Tondini, per la conversione della Russia, e dei pp. Moro, Tondini e Almerici per le missioni in Svezia e in Norvegia (1864-80). La nuova espulsione per le

leggi Waldeck-Rousseau (1901) aprì la via alle fondazioni nel Belgio e nel Brasile. Attualmente l'Ordine ha case in Italia, Francia, Belgio, Brasile, Cile, Argentina, diviso in province, a cui vanno aggiunte la missione del Guamà (Alto Brasile) e la Cappellania della legazione italiana di Kābul (Afganistan). Esso attende al sacro ministero in parrocchie e santuari, ma specialmente all'educazione della gioventù in oratori, associazioni di Azione Cattolica, convitti ed esternati (Alla Querce di Firenze, S. Luigi di Bologna, Carlo Alberto di Moncalieri, B. Bianchi di Napoli, ecc.).

Molti furono i religiosi illustri per santità: s. Antonio M. Zaccaria, s. Alessandro Sauli, b. Francesco Saverio Bianchi (v.); venn. Castelli e Canale; i confondatori, Basca-pè, Dossena, Pagni, Recrosio, Redolfi, ecc.; per dignità ecclesiastiche: i cardd. Gerdil, Fontana, Lambruschini, Bilio ed altri; i vescovi: C. Bascapè, «il s. Carlo di Novara», Guérin, amico e successore di s. Francesco di Sales, Giarda, martire dell'ubbidienza al papa, Nerini, martire della castità in Birmania, Recrosio, apostolo di Nizza, insieme a molti altri; per incarichi diplomatici: Boerio, Mazenta, Corona, Parravicini, Pentorio, Asinari, Gorini, Boldoni, Rossi, Gattinara, Grandi; per scienze, lettere ed arte: Bellarini, Venerio, Rossignoli, Rotario, Giribaldi, Gerdil, Semeria, Canale, Griffin, Quadrupani, Teppa, scrittori di ascetica; Corio e Vercellone, biblisti; Tornielli, storico, e Gavanto, liturgista, in memoria del quale, per privilegio pontificio, un barabita siede di diritto tra i consultori della S. Congregazione dei Riti; Baranzano, Pini, Gerdil, filosofi; Asquini, Caronni, Ungarelli, Bruzza, archeologi; De Regis, Frisi, Mariano Fontana, Configliacchi, Cavalleri, Denza, Bertelli, fisico-matematici; Rosasco, Corticelli, Branda, Venturini, Notari, Niceron, Boffito, letterati e bibliografi; Sacchi, musica; Mazenta e Binago, architetti.

Lo stemma dei Barnabiti è di tre monti sormontati da una croce affiancata dalle iniziali di Paolo Apostolo con sottostante, a volte, la spada e la palma intrecciate e il motto paolino: *An gladius*? Archivi principali sono a Milano, S. Barnaba (Casa madre) e a Roma, S. Carlo ai Catinari. In quest'ultimo è la raccolta iconografica nei due Atlanti massimi raccolti dal p. Vercellone. - Vedi tav. XIV.

Bibl.: O. Premoli, *Storia dei Barnabiti*, 3 voll., Roma 1913-25; G. Boffito, *Scrittori barnabiti* (biografia, bibliografia, iconografia), Firenze 1932-37; L. Levati, *Menologia dei Barnabiti*, Genova 1932-1938; I. Barnabiti al IV Centenario della fondazione, 1933; Le scuole dei Barnabiti, 1933-1933, numero speciale della rivista intercollegiale *Vita Nostra*, Firenze 1933; Eco dei Barnabiti. Studi, rivista semestrale, Roma (dal 1934). Virginio M. Colciago

CONGREGAZIONE DI SANTA CATERINA DA SIENA DELLE SUORE DEL TERZ'ORDINE DI SAN DOMENICO NEL SUD-AFRICA. - Sotto questa denominazione deve intendersi l'unione di 6 già esistenti Congregazioni di terziarie domenicane, di cui 5 nell'Unione sud-africana, con la rispettiva Casa madre a Capetown, King William's Town, Newcastle, Oakford, Port Elizabeth; la sesta con la Casa madre a Salisbury (Rhodesia meridionale).

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"Tale unione, promossa da Propaganda Fide, fu approvata da Pio XI (16 nov. 1922), che la volle dipendente dallo stesso dicastero, sebbene la C. non dovesse propriamente considerarsi di diritto pontificio. Le prime costituzioni, esaminate da Propaganda, furono introdotte dal delegato apostolico, indi riesaminate e approvate ad septennium con decreto 20 nov. 1926. Successivamente i diversi nuclei originari ripresero la loro autonomia ed al presente tutte dipendono dalla S. Congregazione dei Religiosi e solo la C. di Salisbury da Propaganda.