CORSI CORSINI

CORSI

Corsini - Ritratto del card. Neri C. senior, opera di Justus
Sustermans - Firenze, galleria Corsini.

Bibl.: L. Passerini, op. cit., pp. 142-44; V. Forcella, Iscrizioni delle chiese di Roma, VII, Roma 1876, p. 28, n. 66; Eubel, IV, p. 328.

Neri C. senior, n. nel 1624, seguì la carriera culturale, quale chierico di camera prima e poi quale tesoriere generale; fu nominato arcivescovo titolare di Daimiata il 12 ag. 1652 e nunzio in Francia; ma giunto a Marsiglia fu per ordine del re di Francia arrestato ed impedito di esercitare il suo ufficio (Pastor, XIV, 1, p. 52; G. Moroni, op. cit., XVII, p. 285); fu creato da Alessandro VII cardinale il 16 genn. 1664, ma fu pubblicato solo il 15 febbr. 1666 con titolo dei SS. Ne-reo ed Achilleo. Fu vescovo di Arezzo dall'8 febbr. 1672 all'8 marzo 1677, data in cui rinunciò. Morì a Firenze il 19 sett. 1678; nella cappella C. della basilica Lateranense, un bel sepolcro, nella nicchia di fronte a quella di Clemente XII, ne tramanda la memoria. È opera di G. B. Maini (1742).

L'elevazione alla sede papale del card. LORENZO nipotede del card. Neri (v. CLEMENTE XII), portò al sommo splendore la casa C.; BARTOLOMEO, figlio di Filippo, fratello del Papa, fu nominato comandante della cavalleria pontificia, principe di Sismano (1731), grande di Spagna, presidente dei ministri di Carlo III re di Napoli, viceré di Sicilia (1737). Fu anche assistente al Soglio. M. il 30 sett. 1747 (Forcella, op. cit., VIII, p. 85, n. 232).

Fratello di lui fu NERI MARIA iunior, n. a Firenze il 19 maggio 1685, m. a Roma il 6 dic. 1770. Ricevuto gio-vanissimo alla corte di Toscana, fu quindi rappresentante di Cosimo III all'Aja, a Londra, a Parigi ed a Cambrai. Dopo la morte di quel granduca passò a Roma presso lo zio card. Lorenzo C. Allorché questi fu innalzato al pontificato nel 1730 con il nome di Clemente XII, s'in-dusse ad abbracciare lo stato ecclesiastico. Nominato segretario dei memoriali, fu quindi creato cardinale il 14 ag. e pubblicato l'11 dic. 1730 quale diacono di S. Adriano; passò poi a S. Eustachio, fu prefetto della Segnatura di giustizia. Amabile e disinteressato, non parve ai contemporanei l'uomo più adatto agli affari, e nelle con

troversie teologiche non mostrò molta comprensione, sebbene giungesse sino ad essere segretario del S. Uffizio; ebbe ambizione di avere per casa letterati e dotti, ma ebbe poca conoscenza diretta di lettore e di erudizione. Ricostruì sotto la sorveglianza del Fuga il palazzo dei Riario alla Lungara alle falde del Gianicolo, e vi trasportò la raccolta di stampe, di quadri e la rinomata Biblioteca (acquistata nel 1854 dallo Stato e oggi sezione della biblioteca accademica dei Lincei) che aveva cominciato a raccogliere lo zio pontefice, dando al tutto grande incremento e mettendolo a disposizione dei dotti e degli artisti. Si mostrò anche mecenate nel restauro di alcune chiese, come S. Eustachio e S. Isidoro, e munifico verso l'ospedale di S. Gallicano del quale fu protettore. Chiamò a Roma Giovanni Gaetano Bottari e Pier Francesco Foggini i quali ebbero su di lui illimitata influenza come consiglieri; fu in contatto con il card. Domenico Passione che con quei due era legato da tenace amicizia; e questo fece sì che dagli avversari dei Gesuiti e dai giansenisti romani fosse considerato ed invocato quale sostegno e protettore. Questa sua tendenza lo condusse ad immischiarsi nelle faccende del noto p. Norberto cappuccino e dei giansenisti olandesi. Non ebbe molto favore sotto Benedetto XIV ed ancor meno sotto Clemente XIII. Morì a 86 anni e fu sepolto al Laterano, dov'era stato arciprete, nella cappella di famiglia.

Bibl.: L. Passerini, op. cit., p. 176 segg.; Pastor, XV, p. 668 segg., A. C. Jemolo, Il giansenismo in Italia, Bari 1928, p. 163; E. Dammig, Il movimento giansenista a Roma, Città del Vaticano 1945, p. 228; Forcella, op. cit., VIII, p. 85, n. 233; p. 416, n. 633.

ANDREA C., nipote del card. Neri, n. a Roma l'11 giugno 1735, m. ivi il 19 genn. 1795. Ammesso giovanissimo alla corte pontificia, fu creato cardinale diacono di S. Angelo in Pescheria a 24 anni da Clemente XIII il 19 dic. 1759. Passò al titolo presbiterale di S. Matteo in Merulana l'11 sett. 1769, al vescovo di Sabina il 16 luglio 1776. Fu educato dal Bottari e dal Foggini amicissimi dello zio. Non eccelleva per ingegno e segni la corrente dello zio nell'atteggiamento verso i giansenisti romani. Si mostrò molto attivo nel procurare la soppressione dei Gesuiti, e procedette senza alcun riguardo nel dare esecuzione alla soppressione. Protesse Scipione de' Ricci e favorì la sua nomina a vescovo di Pistoia; ma sull'ultimo si staccò da lui. Fu prefetto della Segnatura di giustizia ed arci-prete di S. Maria Maggiore.

Bibl.: L. Passerini, op. cit., pp. 183-84; Pastor, XVI, 1, p. 216 segg.; passim; A. C. Jemolo, op. cit., p. 105 segg.; E. Dammig, op. cit., p. 231 segg.; Forcella, op. cit., VIII, n. 264.

Andrea fu l'ultimo grande prelato della casa, la quale continuò a dare uomini di governo al granducato di Toscana e poi al Regno d'Italia. Cf. G. B. Picotti, s. V. ENOCH. Ital., XI (1931), p. 525 segg.

TOMMASO. - Uomo politico, n. in Firenze il 7 nov. 1767, m. a Roma il 6 genn. 1856. Colto, prudente ed abile nei pubblici negozi, incrementò la splendida biblioteca e le pregiate raccolte avide di Roma e di Firenze, ed ebbe parte non trascurabile nelle vicende c'è caratterizzato la storia dello Stato pontificio durante il secolo passato.

Membro delle corti del granduca di Toscana e di Maria Luigia di Borbone, ebbe missioni diplomatiche presso la Repubblica (1796) ed il primo Impero francese (1805). Chiamato a Parigi nel 1809, da Napoleone fu nominato senatore, ciambellano, conte dell'impero, con l'incarico di costituire a Roma i collegi elettorali e di insediare al palazzo della Cancelleria la suprema Corte di giurisdizione imperiale. Per breve tempo senatore dell'Urbe ai tempi di Pio VII, poi fu al séguito del card. Marini nel chiedere conto al generale austriaco Welden della neutralità dello Stato romano (1848) brutalmente violata.

Partito Pio IX per Gaeta, partecipò alla Giunta provvisoria di governo, ma poi, oppostosi alla convocazione della Costituente, si vide costretto a fuggire nella natia Firenze. A restaurazione avvenuta, Pio IX lo annoverò fra i componenti la nuova Consulta di Stato per le finanze, e nei brevi anni rimastigli contribuì non

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(Ivi. Alinari)
Corsini - Ritratto del card. Neri C. tenior, opera di Justus Sustermans - Firenze, galleria Corsini.

poco al risanamento dell'erario ed al riordinamento della pubblica amministrazione.

Btl.: L. Passerini, *Genealogia e storia della famiglia C.*, Firenze 1858; F. Sartini, s. V. in *Enc. storico-nobilare it.*, diretta dallo Spretti, II, Milano 1929, p. 550 seg.; E. Michel, s. V. in *Dis. Riv. Naz.*, II, p. 755; G. B. Picotti, s.V. in *Enc. Ital.*, XI (1931), p. 526; P. Dalla Torre, *L'opera riformatrice ed amministrativa di Pio IX, tra il 1850 ed il 1870*, Roma 1945. Paolo Dalla Torre

Neri, fratello di Tommaso, ministro toscano, n. il 23 nov. 1771 a Firenze, m. ivi il 25 ott. 1845. Dopo lo scoppio della Rivoluzione Francese fu incaricato della ricerca di un *modus vivendi* con Parigi (1796), ma fallì in questa missione. Occupata la Toscana da Napoleone, fu chiamato, soprattutto per la sua particolare competenza finanziaria, a far parte del Consiglio di Stato a Parigi (1809). Alla restaurazione forense il C. divenne plenipotenziaio toscano al Congresso di Vienna, comportandosi con tanto e con misura, doti queste che non gli vennero meno neppure nei Congressi di Lubiana (1821) e di Verona (1822), dove pure rappresentò la sua corte. Direttore della Segreteria di Stato dal 1814, collaboratore e successore del Fossombroni, la politica toscana della Restaurazione si identifica in buona parte col suo nome.

Le provvidenze di carattere economico e finanziario durante questo periodo, la strenua resistenza opposta ai tentativi d'intervento dell'Austria negli affari interni del granducato, insomma quella moderata politica toscana rifuggente tanto dalla reazione quanto dalla rivoluzione, è merito del C.

Nelle relazioni con la S. Sede il C. tenne fermo alle teorie giuseppiniste, fissate nella vecchia legislazione leopoldina. Durante i pontificati di Pio VII, di Leone XII e di Pio VIII, le relazioni tra la S. Sede e la Toscana furono in complesso cordiali, anche se talora sorsero degli screzi per certe pretese giurisdizionali delle autorità fiorentine. I rapporti peggiorarono invece sensibilmente verso la fine del pontificato di Gregorio XVI. Da una parte ciò fu dovuto ad alcune disposizioni governative (divieto di stampa delle pastorali il cui testo non fosse stato preventivamente approvato dall'autorità civile, ecc.), dall'altra, all'essersi rifiutato il C. di procedere all'estradizione di individui richiesti dalla S. Sede a norma di una convenzione speciale conclusa nel 1827. Vedi tav. XXXIV.

Bnl.: E. Michel, s. V. in *Dis. Risorg.*, II, p. 754. Si cfr. inoltre A. Zobi, *Storia civile della Toscana*, IV, Firenze 1852, passim; G. Baldasseroni, *Leopoldo II granduca di Toscana e i suoi tempi*, vi 1871, p. 58 seg.; E. Piola Caselli, *Un ministro toscano al congresso di Vienna*, in *Rassegna nazionale*, 194 (1913), pp. 487-509; 195 (1914), pp. 48-70; 196 (1915), pp. 39-70. Per le relazioni con la S. Sede cfr. J. Schmidt, *Papstgeschichte der neuesten Zeit*, I, Monaco 1933, pp. 195 e 605. Silvio Furlani