COSTANTINA, DIOCESI DI

Image from page 423
Image from page 423

COSTANTINA, DIOCESI di. - È l'antica Citta nella Numidia (ora Algeria) che aveva una sede vescovile nel sec. III, restaurata il 25 luglio 1866 da Pio IX, assegnandole come territorio l'attuale dipartimento amministrativo di C.

La diocesi confina all'est con la Tunisia, ad ovest con l'arcidiocesi d'Algeri di cui è suffragata al sud con il vicariato apostolico di Ghardaina nel Sahara. Il vescovo porta anche il titolo d'Ippona. La diocesi comprende 7 vicariati o circoscrizioni, conta 89 parrocchie, 96 sacerdoti diocesani, 23 sacerdoti regolari, ca. 200.000 cattolici.

Bibl.: A. Toulotte, Géographie de l'Afrique chrétienne, III: Numidie, Rennes et Montreuil-sur-Mer 1894 (v. indici); Guide de la France chrétienne et missionnaire, 1945-49, Parijs 1949, Maro Scaduto

ARCHEOLOGIA. - A Citta furono condotti dalla vicina Unguas il diacono Giacomo e il lettore Mariantino, donde dai magistrati locali furono inviati a Lambesi e ivi condannati a morte dal governatore. I loro nomi insieme con quelli di altri martiri furono poi incisi sopra la roccia presso le sponde del torrente Rummel. L'iscrizione può datarsi all'età bizantina per la forma delle lettere e delle abbreviazioni, per la presenza della croce e dell'indizione. La data però dell'epigrafe, IIII non. sept., non coincide con quella del 6 maggio riportata dal Martyrologium Hieronymianum e dal calendario di Cartagine.

Nei Gesta apud Zenophilum (in CSEL, XXVI, pp. 185-97) del 320, è contenuto un processo verbale di quanto accadde in C. il 19 maggio 303 allorché il curator Munazio Felice, per ottemperare ai decreti imperiali, doveva impossessarsi dei libri e della suppellettile di culto, e confiscare la domum ubi christiani conveniebant.

Dal verbale si può ricostruire l'importanza della comunità di Citta al principio del IV sec. VI sono infatti ricordati il vescovo Paolo, quattro presbiteri, due diaconi, quattro suddiaconi, poi lettori, fossori, ecc. Della casa di riunione cristiana si menzionano la biblioteca, la sala per le agapi; si ha inoltre l'elenco degli utensili liturgici, dei vestiti e delle calzature, degli alimenti per i poveri. Alla morte del vescovo Paolo, nel 305, i cristiani si riunirono nella casa maior, situata nell'area martyrum, cioè nel cimitero dove erano sepolti i martiri; essa era munita di cattedra episcopale; in quel tempo le basilica necdum furent restituite. Da quanto sopra, si ricava che la comunità cristiana di C. possedeva in quell'epoca più di un edificio di culto, ma di essi purtroppo non si conosce l'ubicazione. Resti di un edificio cristiano di età bizantina, inserito in un tempio romano, vennero segnalati nel 1844, ma furono distrutti, come pure lo furono gli avanzi rinvenuti a Sidi-Mabrouk; nella grande moschea si trovava riadoperato un capitello col monogramma detto costantiniano. Un musicaio, oggi distrutto, aveva nel centro l'iscrizione Iustus sibi lex est che il Monceaux ritiene donatista. I donatisti furono potenti in C. nel sec. IV. Essi si erano impadroniti della chiesa fatta erigere da Costantino per i cattolici. Costantino in una lettera dell'a. 330 (PL 8, 531-32), indirizzata all'intendente di finanza (ra- tionalis), dà a questi l'ordine di costruire una basilica a spese del fisco. Contro il vescovo donatista di C. Petiliano scrisse s. Agostino Contra litteras Petiliani e De unico Baptismo contra Petilianum.

In un bassorilievo conservato al Kroub, rappresentante una vittoria con la corona e la palma, furono aggiunte in seguito tre croci greche e l'iscrizione A Deo datur victoria. Tra le lampade in argilla rinvenute si ricorda quella rappresentante l'angelo e i tre fanciulli nella fornace.

Nel museo di C. si conserva un reliquiario di terra cotta con l'iscrizione che ricorda una memoria sancti Iuliani, deposta dal noto vescovo Emiliano della metà ca. del sec. VI. (L. Leschi, Reliquaires chrétiens du VIe