CRESPI, GIUSEPPE MARIA, detto lo SPAGNOLO. - Pittore, n. a Bologna il 16 marzo 1665, m. ivi il 16 luglio 1747. Studiò in patria dapprima con Donenico Maria Canuti poi con lo scapigliato Antonio Burrini; completò quindi la propria educazione artistica viaggiando ed osservando le opere del Barocco, del Carracci e del Guercino.
Opera giovanile del C. è la tela raffigurante Le tentazioni di s. Antonio nella chiesa di S. Niccolò degli Albari in Bologna (1690), ove è evidente l'influenza del barocco Canuti. Ben presto però il suo stile personale si rivela in opere di importanza eccezionale quali i due soffitti affrescati con Le stagioni ed Il convito degli dèi nel palazzo Pepoli a Bologna (1691). La sua luminosa pittura è caratterizzata da vivaci contrasti di colore e di chiaroscuro, con toni cupi addensantisi nei primi piani in opposizione a squillanti note argentine. Dipinse molte pale d'altare, fra le quali: L'estasi di s. Margherita, del Museo diocesano di Cortona; La Vergine coi ss. Giovanni Batt., Giov. Evang. e Stefano della cattedrale di Sarzana (1722); il Miracolo di s. Francesco Saverio della chiesa del Gesù a Ferrara e l'Assunzione della Vergine della chiesa del Crocefisso dei Bianchi a Lucca. Ma formano la sua produzione migliore i quadri a soggetto biblico e di genere, ora in collezioni italiane e straniere, alcuni di piccole dimensioni, in cui talvolta trasfuse la propria vena burlesca e popolare. Si ricordano: La strage degli Innocenti (1706) e La fiera di Poggio a Cajano (1909) agli Uffizi; La fattoria e La famiglia del pittore nella pinacoteca di Bologna. L'immediatezza espressiva della pennellata e l'attenta osservazione degli
(da II. Voss, G. M. Crespi, Bibl. d'art. ill., in serie, fasc. V, 1921)
CRESPI, GIUSEPPE MARIA - Autoritratto (disegno).
Milano, Accademia di Brera.
CRESPI DE VALDAURA Y BORJA LUÍS - CRETA
definibilitatis proximae sententiae piae negantis B. V. M. in suae conceptionis primo istanti originali labe fuisse infectam (Valenza 1653); il Papa fu da C. indotto a emanare la costituzione «Sollicitudo omnium ecclesiarum». C. pubblicò anche una severa condanna del teatro (ivi 1649), e Quaestiones selectae morales, in quibus novae aliquae doctrinae Joan. Caramuelis episc. missiensis refutantur (Lione 1658).