CUORE DI MARIA - Quadro di N. Barabino (1832-91). Genova, chiesa di S. Ambrogio.
culto è necessaria un'idea chiara del suo oggetto sia mediato che immediato, sia materiale che formale. L'oggetto mediato di tale culto è la persona di Maria, alla quale il C. appartiene, poiché soltanto ad un oggetto sussistente si può tributare il culto. L'oggetto immediato, invece, è il C. di M., e si suddivide in materiale, ossia ciò a cui vien tributato il culto, e formale, ossia la ragione per cui un tale culto vien tributato. L'oggetto materiale del culto al C. di M., come del culto al S. Cuore di Gesù, è il cuore fisico, considerato nella sua realtà materiale. Ciò appare evidente dalle rivelazioni e dagli scritti di S. Margherita Maria Alacoque, dai primi scrittori e postulatori di tale devozione, i pp. Croiset e Gallifet, seguiti da tutti gli altri scrittori sia antichi che moderni, nonché dai documenti autentici, dottrinali e liturgici, della S. Congregazione dei Riti, dalla stessa liturgia (Messa ed Ufficio) e dai voti dei consultori interrogati dalla stessa S. Congregazione. L'oggetto formale del culto al C. Immacolato di M. è l'amore di Maria verso Dio e verso gli uomini. Anche ciò risulta evidentemente da tutti i documenti sopra citati.
II. STORIA DEL CULTO TRIBUTATO AL C. DI M. - Si può distinguere un duplice ciclo: quello tradizionale e quello legale.
Il primo ciclo, quello tradizionale, va dagli inizi fino al 1640, e si può suddividere in tre periodi: biblico, patristico e di transizione. Il periodo biblico abbraccia il primo secolo dell'era cristiana, il tempo cioè in cui fu scritto il Vangelo di S. Luca, nel quale la devozione al C. di M. è contenuta come in germe. Due volte il Vangelo fa espressa menzione del C. di M., presentandoci come uno scrigno in cui venivano raccolti i fatti e i detti di Cristo: "Maria" scrive S. Luca "conservava con cura tutti questi fatti considerandoli nel segreto del suo cuore" (Lc. 2, 19). E altrove: "E sua madre conservava tutto ciò nel cuore" (Lc. 2, 51).
Il periodo patristico abbraccia il tempo dei Padri, negli scritti dei quali si riscontrano varie allusioni al C. di M. Vi alludono infatti s. Efrem, Prudenzio, Esichio, S. Fulgenzio, ecc. Altre allusioni patristiche si possono trovare raccolte nei II. VII e IX dell'opera Le Coeur admirable de la très sacrée mère de Dieu di S. Giovanni Eudes (3 voll., Caen 1681). Il periodo di transizione incomincia nel sec. XIII, con lo pseudo-Bernardo, con Riccardo da S. Lorenzo (m. dopo l'a. 1254), e particolarmente con Ernesto di Praga (1296-1364), il quale ha tessuto ampi elogi del C. di M. Meritano anche speciale menzione s. Matilde, S. Geltrude, S. Brigida di Svezia, Gersone, S. Lorenzo Giustiniani, Niccolò Saliceto, e, sopra tutti, S. Bernardino da Siena, salutato da alcuni come "il Dottore del C. Immacolato di M." a causa del suo geniale commento alle sette parole di Maria riferite dai Vangeli. Tutti costoro con parole, figure e raffronti pieni di finezza hanno esaltato il C. di M. Il sec. XVI, nonostante le torbide agitazioni di cui fu preda, non riuscì a distogliere lo sguardo dei dotti e dei santi dal C. Misericordioso di M. Giovanni Lanspergio, S. Pietro Canisio, Luigi di Blois, Luigi di Granada, S. Francesco di Sales, il p. F. Poiré, il card. P. de Bé-rulle, con i loro scritti, tennero accesa nei cuori degli uomini la fiamma di questa delicata devozione e ne prepararono la piena fioritura.
Il secondo ciclo, quello legale, ossia del culto pubblico, va dal 1640 ai nostri giorni. Anch'esso si può suddividere in due periodi: di preparazione e di trionfo. Il periodo della preparazione (1650-1805) è contraddistinto dal passaggio della devozione privata alla devozione pubblica. Le prime tracce di questo culto pubblico si riscontrano a Napoli nella Confraternita del C. di M., fondata nel 1640 dal p. Vincenzo Guinigi, dei Chierici regolari della Madre di Dio (cf. S. Bongi, Dis-sertazione sopra il culto del S. C. di M., pp. 54-59). Sono anche degni di menzione per la loro attività in tale senso il p. Ignazio Del Nente (1642) e il p. Antonio Barbieux (1661). Ma colui che promosse la devozione liturgica al C. di M. fu s. Giovanni Eudes (1601-80), come risulta dalle esplicite dichiarazioni di Leone XIII (3 genn. 1903) e di Pio X (11 apr. 1909); Pio X anzi lo chiama "padre", "dottore" e primo "apostolo" della devozione e particolarmente del culto liturgico ai SS. Cuori di Gesù e di Maria, ai quali volle in modo speciale consacrati i religiosi della sua Congregazione.
Il periodo del trionfo va dal 1855 al 1944. Le cause che ne spianarono la via, oltre all'istituzione della festa del C. di M. fin dal 1805, furono le seguenti: 1) le confraternite del C. di M. sempre più fiorenti, comprendenti, oggi, 19 milioni di iscritti; 2) molte congregazioni religiose fondate sotto quel titolo, otto di uomini e moltissime di donne, di cui 36 di diritto pontificio ed innumerevoli di diritto diocesano. Nel 1914, in occasione della riforma del Messale romano, la festa del C. di M. dal corpo del messale veniva trasportata all'appendice, tra le feste "pro aliquibus locis". Molte pettizioni, promosse specialmente dai missionari Figli del C. Immacolato di M. (Claretiani) vennero presentate alla S. Sede implorando l'estensione di tale festa a tutta la Chiesa. Il 31 ott. (e poi solennemente l'8 dic. 1942 nella basilica Vaticana) il papa Pio XII consacrava la Chiesa e il genere umano al C. Immacolato di M. A perenne ricordo di tale atto solenne, il 4 marzo 1944, col decreto Cultus liturgicus (AAS, 37 [1945], p. 50 sgg.) il Pontefice estendeva la festa dell'Immacolato C. di M. a tutta la Chiesa assegnandole il giorno 22 ag., ottava dell'Assunzione con rito doppio di 2^ classe.
