CUPLO

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CUPLO. - È una volta a calotta di sesto semi-circolare rialzato, ribassato o acuto risultante dalla rotazione di curve policentriche, destinata a coprire un vano di pianta quadrata circolare o poligonale

impostandosi direttamente sul muro perimetrale oppure su sostegni interni indipendenti da esso mediante mensole, trombe d'angolo o pennacchi oppure mediante un tamburo con o senza finestre. A prescindere da ogni considerazione sull'origine della c. che ebbe certo nell'architettura romana il massimo sviluppo, tutti i tipi si trovano già in uso nella primitiva arte cristiana per le costruzioni a sistema accentrato con la differenza che prevalgono sostegni indipendenti dal muro perimetrale; la struttura della c. tende progressivamente ad alleggerirsi con l'adozione di anfore o tubi fittili continui quando un procedimento già noto ai costruttori romani. In Italia si possono citare gli esempi di S. Costanza a Roma, del battistero di Nocera dei Pagani, del S. Lorenzo di Milano, del mausoleo di Galla Placidia, dei due battisteri e del S. Vitale di Ravenna.

In Asia Minore invece la c. viene inserita prima sulla basilica di tipo anatolico coperta da volta a botte e poi sugli schemi cruciformi; nel corso della sua evoluzione l'architettura bizantina sviluppa sempre più il tamburo traforato da finestre e rende sempre più complesso il sistema di equilibrio delle spinte. La serie delle chiese costantinopolitane (SS. Sergio e Bacco, S. Sofia, S. Irene, S. Teodosia, S. Giovanni in Trullo, S. Maria Diaconissa, S. Maria Panachrantos, S. Maria Pammachariistos, S. Salvatore in Chora) dimostra l'alto grado di perfezione raggiunto dai costruttori bizantini.

In Italia nel periodo romanico le c. vere e proprie dipendono da esemplari o da influssi bizantini e moreschi ed in tal caso mostrano all'esterno l'estradosso della volta (S. Marco a Venezia, duomo di Pisa, S. Ciriaco e S. Maria in Porto Nuovo ad Ancona, duomo di Caserta Vecchia, duomo di Molfetta, S. Giovanni degli Eremiti, e S. Cataldo a Palermo, Annunziata a Messina ecc.). Nelle costruzioni longitudinali di tipo lombardo per essere a spicchi impostate su un ottagono e non apparenti all'esterno TIBURIO (v.). Nel Trecento il prevalere del gusto gotico sviluppa fino quasi al limite dell'irrazionale il tiburio che per determinare secondo una precisa forma geometrica lo spazio interno raggiunge effetti di natura del tutto particolari; di grande interesse appare quindi la pianta di S. Maria del Fiore preparata per una copertura cupoliforme sul vano centrale innestato alla triplice navata. E al principio del sec. XV sorge la c. agile, di sezione archiaca a doppia calotta tenuta insieme dalle nervature che limitano gli otto spicchi; l'opera risente ancora del gusto gotico per vari elementi ma nella definizione dello spazio concluso e preciso annuncia i tempi nuovi. La c. progettata invece dall'Alberti per il Tempio malatestiano, a quanto risulta dalla medaglia di Matteo de Pasti, era a calotta emisferica sul tipo del Pantheon. Le c. si moltiplicano nel corso del sec. XV, la Madonna dell'Umiltà a Pistoia, S. Maria delle Carceri a Prato, S. Maria delle Grazie al Calcinaio, S. Maria del Popolo e S. Maria della Pace a Roma sono tutte ispirate ad un senso vivo della linea che ne accentua lo slancio e l'eleganza.

Con Bramante sia nel tempietto di S. Pietro in Montorio, come nel progetto per S. Pietro, la calotta sta sul tamburo perdendo ogni slancio, con un senso di gravame che nel secondo caso il tamburo traforato a loggiato avrebbe accentuato. La storia della c., si compendia in quella di S. Pietro nella quale il progetto sangallesco se sviluppa il tamburo fino a nascondere in parte la calotta conferisce ad essa uno sviluppo maggiore di un semicerchio. Si prepara così la trionfale soluzione michelangiolesca di una c. a doppia calotta che permette oltre ad una singolare stabilità un maggiore slancio esterno ed una più coerente definizione dello spazio interno per essere la prima calotta impostata alquanto più bassa. La plastica potenza del tamburo serve a contraffortare efficacemente le spinte della duplice calotta mentre l'ampio respiro dello spazio interno domina quello di ogni altro vano subordinando a sé in una sintesi che non permette deviazioni. Accanto al maggiore esemplare cinquecentesco si possono ricordare quelli del santuario di Loreto, del S. Biagio a Montepulciano, di S. Maria di Loreto a Roma, di S. Maria di Carignano a Genova o del Redentore a Venezia più aderente allo spirito bramantesco che alla innovazione di Michelangelo. Ma già nel vignolesso Gesù di Roma il diametro della c. diviene superiore alla larghezza della navata in modo da potenziare con le

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