CURIALE, SCRITTURA. - Con tale nome vengono designate, per esser state usate dagli scribi di alcune curie tra il sec. v e il XIII, un gruppo di scritture latine, derivate dalla corsiva romana. Caratteristiche generali di queste scritture sono: rapidità dei tratti, legamenti di lettere e nessi abbonanti, lunghezza delle aste: ed inoltre la forma della a simile all'« (v. SCRITTURA).
Nella curia pontificia tale scrittura ebbe due periodi: dal sec. VIII all'XI e dall'XI al XII: nel primo si presentava
larga, rotonda, maestosa, come imponeva d'altronde l'ancora frequente uso del papiro; nel secondo invece minuta, aggraziata, come permetteva ormai la pergamena. Accanto alla scritura della curia si formò, rassomigliandole molto, la c. dei notai romani, meno elegante e di altrettanto difficile lettura.
Anche c., ma meglio curialesche, si chiamano le scritture degli scribi di Napoli e di Amalfi, che si diffusero o fecero sentire la loro influenza a Sorrento, Gaeta, Salerno, Capua. Anche queste, derivate dalla corsiva romana, furono definitivamente abolite da Federico II per le enormi difficoltà di lettura. Nessi, legamenti, perfino fusioni di lettere ne sono le caratteristiche. Per l'amalfitana, si elencano i seguenti caratteri: a in forma di o; e in forma di piccolo 8; g in forma di 3 o di s o di z; i piccolo se isolato, grande e simile ad un l in principio di parola, lungo e a forma di virgola se preceduto da f, g, l, r, s; t, in genere ad occhio, seguito da vocale prende la forma di o o di 8, preceduto da s prende la forma di 8 diritto e giacente, seguito da i prende la stessa forma della e.
