CANCELLERESCA, SCRITTURA

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CANCELLERESCA, SCRITTURA. - In paleografia si designa con il nome di c. la scrittura propria delle cancellerie e in particolare quella dei diplomi imperiali e pontifici. Essa non costituisce propriamente una scrittura a sé, ma è piuttosto una modificazione, spinta oltre i limiti dell'evoluzione spontanea, di particolari scritture corsive e semicorsive succedutesi nel corso dei secoli. Tuttavia alcune caratteristiche specifiche, che si riassumono in un tratteggio solenne e
ricercato, con uno sviluppo eccessivo delle aste al di sotto e più ancora al di sopra del rigo, con legature artificiose, permettono di distinguerla come un tipo di scrittura particolare.
L'esempio più antico ci è offerto da due rescritti imperiali del v sec., provenienti dall'Egitto, entrambi frammentari, conservati l'uno al museo di Antichità di Leida, l'altro a Parigi, porte al Louvre e parte alla biblioteca Nazionale. La scrittura non è altro che una deformazione della corsiva minuscola d'età romana, con evidenti influssi della c. greca; le lettere presentano una caratteristica inclinazione verso destra.
La scrittura della cancelleria imperiale, a cominciare dai Carolingi, rispecchia le scritture documentarie correnti, accentuandone sempre l'aspetto artificioso e mostrando la tendenza a conservarne le caratteristiche anche dopo il tramonto delle scritture da cui ha origine. Così i diplomi di MEROVINGI (v.), una scrittura, cioè, nata dallo svolgimento di elementi prettamente cancellereschi che si conservano a lungo immutati, se anche dimitniose via via il numero delle legature e le parole appaiono ormai separate l'una dall'altra. Le lettere b, d, h, l presentano l'asta molto allungata e leggermente incurvata a destra, mentre la $pe laq$ scendono molto al di sotto del rigo. L'influenza della minuscola carolina si fa però sempre più evidente, e già con Ludovico il Pio (814-40) si incontrano forme che richiamano molto da vicino questa scrittura: le lettere vi sono per altro più strette e più alte, la a è ancora aperta, le aste sono molto pronunciate. Dal sec. x la c. dei diplomi imperiali è sostanzialmente uguale alla minuscola carolina, ma le tendenze proprie della cancelleria la fanno distinguere dalla scrittura dei codici nello sviluppo dei tratti lunghi, nel preziosismo delle curve superiori, soprattutto di $feds$, e in alcune legature caratteristiche, principalmente il gruppo st in cui le lettere, esageratamente distanziate l'una dall'altra, sono unite da un arco che congiunge la voluta della s all'asta verticale del t. Questo tipo di scrittura perdura fino al sec. XII, che può considerarsi come l'epoca della maggior perfezione della c. Con il secolo successivo essa si avvicina sempre più alla scrittura dei codici, nei quali predomina ormai la scrittura gotica. Un tipo particolare di c., la cosiddetta «c. italiana s, è una derivazione della corsiva umanistica: molto diffusa nelle cancellerie italiane, essa non trova però esempi in quella imperiale.
Diversa è la storia della c. pontificia, che trae origine dalla curiale romana, derivata a sua volta dalla corsiva minuscola d'età romana. Essa si mostra già pienamente formata nei più antichi documenti giunti fino a noi (viII-IX sec.): lo sviluppo dei tratti lunghi, sia al di sopra che al di sotto del rigo, è molto accentuato; la a è aperta, e presenta una forma che richiama l'omega della minuscola greca, la e è a forma di cerchio, che parte da destra in alto e si chiude un po' al di sotto del punto di partenza, in-

crocando i due tratti: spesso il cerchio è sormontato da un piccolo occhio; la q ha un aspetto caratteristico che si ricollega alla muiscola; la t ha anch'essa forma di cerchio, sormontato da un tratto orizzontale ondulato. Col sec. XI l'influsso della minuscola carolina, che si esercita anche nella cancelleria pontificia, sebbene con un processo più lento che in quella imperiale, determina nella c. della curia papale delle modificazioni evidenti, a cui non è estraneo l'uso della pergamena, subentrato a quello del papiro fino dal papato di Benedetto VIII (1012-14). In questa seconda fase si nota un rimpicciolamento della c, che nell'età precedente sovrastava le altre lettere (escluse, s'intende, quelle con l'asta sporgente al di sopra del rigo); la g assume la forma con la testa arrotondata; le aste finali della m e della n presentano per lo più una curva in basso verso destra. Questa scrittura sopravvive fino a Pasquale II (1009-1118), ma già la minuscola carolina era stata introdotta nella cancelleria pontificia con Clemente II (1046-1047): si può anzi notare l'uso differente delle due scritture a seconda che l'atto venga stilato da uno scriba romano o forsterio. Nel sec. XII, sotto Callisto II (1119-24) i documenti pontifici presentano una scrittura che, accanto alle forme della carolina, conserva alcuni elementi caratteristici (a aperta, legature ri e ti) dell'antica curiale: ma già con il suo successore, Onorio II (1124-30), anche queste sopravvivenze scompaiono del tutto. La c. si assimila allora alla minuscola carolina, pur presentando deformazioni caratteristiche, simili a quelle che si riscontrano nei diplomi imperiali (a cui si può aggiungere il tipico legamento et). Con il sec. XIII i tratti cominciano ad apparire più ingrossati e meno rotondi, finché dalla gotica corsiva BOLLA (v.).

Bibl.: Per la c. del sec. v cf. C. Wessely, Schrifttafeln zur älteren lateinischen Paläographia, Lipsia 1889, n. 25; L. Schiaperelli, La scrittura latina nell'età romana, Como 1920, p. 170; id., Raccolta di documenti latini, I: Documenti romani, 1923, p. 111; Per la c. dei diplomi imperiali cf., oltre i trattati generali di paleografia, H. Bresslau, Handbuch der Urkundenlehre für Deutschland und Italien, II, 11, 2a ed., Lipsia 1931, p. 522 sqq.; e i facsimili contenuti in questa raccolta, come pure in J. von Pflugk-Hartung, Specimina selecta chartarum pontificum Romanorum, Stoccarda 1889-91; H. Denifle-G. Palmieri, Specimina paleographica regestorum Romanorum pontificum ab Innocentio III ad Urbanum V, Roma 1888; A. Brackmann, Papsturkunden, Lipsia-Berlino 1914; G. Battelli, Acta Pontificum (Exempla scripturarum edita consilio et opera procuratorum Bibliothecae et Tabularii Vaticani, fasc. III), Città del Vaticano 1933; V. FEDERICI, GIACOMO, op. cit., Per la scrittura delle altre cancellerie si vedano in genere le grandi collezioni di facsimili, e in particolare J. A. Letronne, Diplômes et chartes de l'époque mérovingienne sur papyrus et sur velin, Parigi 1845-66; K. Voigt, Beiträge zur Diplomatik der langobardischen Fürsten von Benevent, Capua und Salerno, Cotta 1902.