CANCELLERIA. - È l'ufficio in cui «si elaborano gli atti delle pubbliche autorità» (C. Paoli) e si compiono le operazioni connesse con tale funzione.
Il nome non è anteriore al sec. IX, quando per la prima volta troviamo la dignità del cancellarius (v. CANCELLIERE) elevata alla direzione di questo ufficio, ma la struttura della c. medievale si ricollega direttamente, senza soluzione di continuità, a quella dell'Impero romano d'Oriente, costituita, a sua volta, sul modello della c. della corte romana. I primi imperatori dovettero servirsi, semplicemente, di un loro segretario e di alcuni scribi di condizione servile: Augusto, che fino ad un certo momento attese da solo al disbrigo della corrispondenza tanto privata che ufficiale, cercò di avere al suo seguito Orazio, perché lo aiutasse «in epistulis scribendis», ma ne ebbe un rifiuto (Svetonio, Vita Horat.). Nell'età di Adriano troviamo però una c. già costituita, ai cui uffici erano preposti vari praefecti, provenienti dall'ordine equestre. Con la successiva parificazione dei due ordines, equestre e senates, per la terza di Diocleziano e quella di Costantino, le mansioni della c. passarono a personaggi di rango senatorio, come dimostra il titolo di clarissimi ad essi attribuito: tali funzioni erano alle dipendenze del magister officiorum (Notitia dignitatum, Occid. IX, 15, ed. Secc. p. 145 = ed. Böcking, p. 43). Presso la corte di Bisanzio la c. risulta costituita da quattro sezioni (scrinia), tre presiedute da un magister (ab epistolis; a libellis; memoriae), una da un comes (dispositionum), alle dipendenze del magister officiorum (Notitia dignit., Orien. XI, 13-16, ed. Secc. p. 32 = ed. Böcking, p. 38) e più tardi del quaestor sacri palatii, che rappresentava immediatamente l'autorità imperiale. Ogni sezione aveva un collegio di notarii principis (cf. Cod. Justini, XII, tit. 7) di vario grado, e dal sec. v un collegio di referendarii (relatori delle suppliche presso l'imperatore, custodi del sigillo, sottoscrittori degli atti).
L'organizzazione della c. imperiale bizantina viene adottata dai sovrani romano-barbarici: notarii e referendarii si incontrano, all'incirca con le stesse mansioni, presso gli Ostrogoti, i Longobardi (dove peraltro i referendari appaiono di rado e senza che se ne possano precisare le competenze), i Merovingi. Con questi ultimi acquista una funzione preminente il maior domus, tanto che sarà uno di tali funzionari, Pipino, a sostituirsi al potere regio e ad iniziare la dinastia dei Carolingi (752). Pipino il Breve, e più ancora Carlomagno, apportarono alla c. un'importante trasformazione, desumendone il personale esclusivamente dal rango ecclesiastico e dividendolo in due categorie: i notarii, con il compito di comporre o dettare il documento, e gli scriptores, che attendevano alla compilazione materiale degli atti. È in questo periodo in cui a capo dell'ufficio viene a trovarsi il cancellarius, il quale sottoscrive il documento.
La c. imperiale. - Con la fondazione del Sacro romano impero si ricostituisce anche in Occidente una c. imperiale, che conserva l'ordinamento di quella dei re carolingi. Il titolo di chi presiedeva a tale ufficio non appare costante: nei documenti si trova indicato ora il notarius,
ora il protonotarius, ora il cancellarius e a volte anche il magister. Capita anche di incontrare una denominazione diversa nel testo e nella sottoscrizione di uno stesso atto. Tuttavia l'ufficio di notarius è distinto da quello di cancellarius, e in sottordine rispetto a quest'ultimo. Con Ludovico II, figlio di Lotario I, appare per la prima volta il titolo di archicancellarius, riferito al suddiacono Drucetario (851-61), già notarius nella c. di Lotario: elemento di grande importanza perché l'arcicancellierato si viene trasformando a poco a poco in una funzione di corte. Non meno innovatrice è l'azione di Ludovico II il Germanico, figlio di Ludovico II e re di Germania dall'843 all'876, il quale nell'854 pone a capo nominale della c. l'arcicancellario, primo di G. Gallo. Questo precedente, che ebbe poi largo seguito, mentre da un lato contribuì ancor più a trasformare l'ufficio direttivo della c. in una funzione di corte, dall'altro operò un certo mutamento nella struttura interna della stessa. Per quanto, infatti, i rapporti tra cappella e c. sono stretti già precedentemente (i cappellani erano oltre tutto custodi dell'archivio regio), e d'altra parte gli arcicancellari non si siano mai ingeriti a fondo dell'andamento della c., è naturale che particolari disposizioni, impartite dalla stessa persona a tutti e due gli uffici, tendessero ad uniformarne la struttura, a modificare l'uno esemplarando sull'altro.
Con Ottone I subentra l'uso di dividere la c. per le varie regioni dell'impero: nel 962 si crea così, accanto a una c. per la Germania, una c. per l'Italia, cui nel sec. XI, sotto Enrico III, se ne aggiunge un'altra per la Burgundia. A volte un unico arcicancellierato, che è anche arcicappellano, sovrintende a due c., più spesso le cariche sono distinte e conferite a vari vescovi dell'impero. Col tempo esse tendono però a legarsi ad una cattedra particolare, e a partire da Lotario di Supplinburg si incontra l'arcicancellierato di Germania affidato all'arcivescovo di Magonza, quello d'Italia all'arcivescovo di Colonia. Con Enrico VI anche l'arciancellierato di Burgundia si lega al vescovato di Vienne, per passare poi, dal 1257, a quello di Treviri, con il titolo di archicancellarius per regnum Arellatense (Arles) e quindi per Galliam. La crescente ingerenza politica di questi dignitari indusse Enrico VII ad una nuova riforma: gli arcicancellieri nominano da allora in poi un unico cancellier per tutto l'impero, che esercita il suo ufficio nelle tre c. in nome del sovrano, pur rimanendo vincolato per la nomina ai vescovi suddetti.
Con Federico I Barbarossa appare per la prima volta il titolo di protonotarius riferito a un ufficiale le cui attribuzioni si confondono con quelle di cancelliere, di cui assume completamente le voci in sua assenza. La distinzione degli impiegati in notarii e scriptores si perpetua invece sulle orme della c. carolinga.
La c. pontificia. - Gli inizi della c. pontificia sono alquanto oscuri, data la scarsezza di documenti in proposito. È certo che le comunità cristiane ebbero presto dei notarii, sul modello delle istituzioni pagane; ad essi sembra si debba ricollegare l'origine della c. papale, la quale nel sec. V aveva senza dubbio una sua organizzazione definita ed una sua scuola: la presenza di un formulario fisso e l'uso di determinate clausole rimiche nelle lettere pontificie a noi pervenute per via di collezioni, ne offrono un indizio certo (cf. F. Di Capua, Il ritmo prosaico nelle lettere dei Papi e nei documenti della c. romana dal IV al XIV sec., I, Roma 1937, p. 201). Sulla fine del sec. VI, epoca a cui, con il pontificato di Gregorio Magno, risalgono i primi elementi sicuri, si trova per gli ufficiali di c. il titolo di notarius et scriniiarius, il che indica, secondo l'opinione più accreditata, che essi adempivano anche all'ufficio di archivisti. Erano riuniti in una corpo-razione (schola), che aveva sede al Laterano, con a capo un primicerius e in sottordine un secundicerius; una posizione preminente avevano fra essi i notarii regioni, cioè delle 7 circoscrizioni ecclesiastiche di Roma.
Dal sec. VIII, e più precisamente dal pontificato di Adriano I (772-95), gli ufficiali, che cominciano a sottoscrivere i documenti, risultano divisi nelle due categorie tradizionali di «datari» e «scrittori», ed hanno nel loro ambito, come si rileva dal titolo che ne accompagna il nome nelle sottoscrizioni, mansioni particolari: notarius, scriniiarius, nomenclator, sacellarius, bibliothecarus. Quest'ultimo ufficio assorbe man mano le mansioni del primicerius, e ben presto si trova il bibliothecarus a capo della c.: a partire dal pontificato di Gelasio II (1118-19) vediamo questa carica conferita sempre a persone di rango cardinalizio. Contemporaneamente, però, sotto l'influenza della c. imperiale, anche l'ufficio del cancellarius sale a grande potenza, tanto che con Leone IX (1049-54), il quale apportò mutamenti sostanziali sia per quanto riguarda il documento in sé, sia per quel che concerne l'organico della c., si incontra, come presso la c. imperiale, l'archicancellarius, il qual titolo, conferito all'arcivescovo di Colonia, si accompagna per un certo tempo a quello di bibliothecarus, poi, con Lucio II (1144-45), diviene del tutto indipendente e rappresenta da solo la massima autorità della c., rimanendo legato alla dignità cardinalizia.
Con Innocenzo III (1198-1216) si apre un altro periodo nella storia della c. pontificia: il nuovo ordinamento, che arriva immutato, nelle sue grandi linee, fino al pontificato di Leone XIII, trova larga documentazione nella serie continua dei «Registri», che comincia appunto col 1198. Alla c. si affiancano i «segretari» da cui vengono emanate le litterae secretae, a carattere privato e senza le formalità delle litterae de curia; poi l'ufficio di vicescancellarius, che precedentemente aveva carattere temporaneo, diviene stabile e con funzioni determinate, finché nel 1213 non porta alla soppressione della dignità di cancellarius. Rimasta la direzione dell'ufficio al vicescancelliere, essa non è più affidata ad un cardinale: ma nel sec. XIV, con Giovanni XXII (1316-34), anche il vicescancelliere assurge a tale dignità. Allo stesso secolo risale pure l'istituzione del «regente», eletto da Gregorio XI nel 1377 per supplire il vicescancelliere rimasto nella sede di Avignone, e divenuto poi un ufficio stabile. In questo periodo, che è forse l'epoca di maggiore attività della c. pontificia, essa si presenta così costituita: un cardinale vicescancelliere, capo dell'ufficio; un reggente; alcuni protonotarii (corrispondenti agli antichi notarii) e vari ufficiali minori, divisi in quattro categorie, corrispondenti a quattro diverse sezioni: i breviatores, che attendono alla stesura delle minute, i grossatores, che trascrivono il documento in buona copia (in grossam litteram), i registratores, che compiono le operazioni di registrazione, e i bullatores, che appongono il sigillo. Vi è inoltre un corrector che attende esclusivamente alla revisione formale degli atti.
Nel secolo successivo, col generalizzarsi di un nuovo tipo di documento, il «breve (v.) apostolico», che presenta caratteri estrinseci ed intrinseci che lo differenziano totalmente dalle «bolle», si sente la necessità di costituire un nuovo ufficio, la Segreteria dei brevi, il quale assorbe molte delle competenze della c. I breviatores (o abbreviatori [v.]) mentre assumono in parte le funzioni dei protonotarii, acquistano anche nuove mansioni di carattere giurisdizionale che esulano dall'ambito della c. Successivamente scompaiono gli uffici minori, definitivamente soppressi da Leone XIII nel 1901.
L'ordinamento attuale della c. pontificia, o «apostolica», è regolato dalla costituzione Sapienti consilio di Pio X, il quale ne ha ridotto le proporzioni secondo le nuove esigenze, ripristinando per il suo capo l'antico nome di cancellarius e legandolo al titolo cardinalizio di S. Lorenzo in Damaso.
Il can. 260 del CIC stabilisce quanto segue riguardo alla c. apostolica: «Ufficio proprio della C. Apostolica, a cui presiede il cardinale cancelliere di Santa Romana Chiesa, è questo: di spedire le lettere apostoliche o bolle per la provvista dei benefici ed uffici concistoriali, per l'istituzione di nuove province, diocesi o capitoli e per eseguire altri negozi maggiori della Chiesa».
Queste lettere o bolle non si spediscono se non dietro mandato delle Congregazioni: Concistoriale, per la Chiesa Orientale, de Propaganda Fide, ecc., o del Sommo Pontefice; osservando nei casi singoli i termini del mandato stesso.
A capo della c. vi è il cardinale cancelliere di Santa Romana Chiesa, coadiuvato dal reggente, e da pochi officiali.
Lungo il corso del medioevo all'ordinamento e alle
regole della c. pontificia si ispirarono di frequente anche le c. vescovili, ripetendone perfino le caratteristiche estrinseche degli atti: ne offrono un esempio tipico i diplomi arcivescovili di Benevento.