CURIA INNOCENZIANA. - Innocenzo XII, dopo aver con la costituzione Romanus Pontifex curae del 17 sett. 1692 abolito varie giudicature privilegiate e dopo aver rimesso tutte le cause ai giudici ordinari, a comodo della curia romana volle riunire i diversi tribunali di Roma in un unico edificio. A tale effetto acquistò dalla famiglia Ludovisi la fabbrica (iniziata dal Bernini) non ancora terminata ed alcune case vicine, « il tutto sito nella località di Roma, chiamata Montecitorio ». Quindi incaricò l'architetto Mattia de Rossi del proseguimento dell'edificio.
Nel pianterreno risiedevano gli uffici e le cancellerie dei tribunali civili, ai piani superiori l'uditore generale della Rev. Camera apostolica, i tribunali di prima istanza, il tesoriere generale della Rev. Camera apostolica e le loro segreterie, nonché il tribunale criminale del medesimo uditore generale. Nella detta Curia furono traslocati anche gli uffici dei notari del citato uditore.
Nella loggia centrale si soleva fare ogni 15 giorni l'estrazione del lotto. Tale estrazione vi fu ripristinata da Pio VII, ritornato a Roma dopo la deportazione napoleonica. La c. i., detta così dal nome del suo istitutore, continuò a funzionare con i suoi tribunali civili e criminali fino al 1848 quando l'uditore generale della Rev. Camera apostolica cessò di avere un proprio tribunale e lasciò la c. i. anche come luogo di sua residenza. Eguì sorte toccò al tesoriere generale. Nuovi inquilini e nuovi uffici più rispondenti ai tempi subentrarono ad essi nella c. i. Mons. direttore generale di polizia, ottenuto il grado di ministro e cumulatagli anche la carica di vice-camerlengo, ebbe concessa la residenza nella c. i. insieme con la sede dei suoi uffici. Il medesimo fu fatto nel 1853 per il ministro degli Interni e per il dicastero di Grazia e Giustizia. È sede del Parlamento dal 27 nov. 1871.