D'ETTO

D'ETTO. — Il termine (diminutivo di duo) non indica propriamente un genere musicale, ma vari tipi di composizioni costituite da due voci o parti.

Nel moderno uso comune significa un pezzo per due voci con accompagnamento strumentale, più raramente come composizione per sé stante, più frequentemente come momento lirico o drammatico dell'opera teatrale.

Un particolare aspetto del d. è quello di carattere religioso, quale si presenta, senz' accompagnamento strumentale, nei Bicinia del sec. XVI, mentre nei Concerti ecclesiastici del Viadrina appare con accompagnamento di basso continuo e in stile concertante oppure imitativo. Nel campo profano notevole rilievo ebbe il d. da camera nei secc. XVII e XVIII specialmente in Italia, quando fu coltivato da F. Rasi, P. Quagliati, A. Stradella, G. B. Bononcini, A. Steffani e G. M. Clari; nei tempi moderni sono da ricordare i duetti del Mendelssohn. Un ultimo significato da d. coincide con quello di una composizione strumentale per due strumenti dello stesso tipo (p. es., per due violini) con carattere concertante se con l'orchestra o con carattere solistico se affine alla forma della sonata.