DAMASO I PAPA

DAMASO I PAPA - RITRATTO DI PAPA DAMASO. Medaglione della serie dei papi (sec. IX) della basilica di S. Paolo - Roma.
DAMASO I PAPA - RITRATTO DI PAPA DAMASO. Medaglione della serie dei papi (sec. IX) della basilica di S. Paolo - Roma.
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DAMASO I PAPA - RITRATTO DI PAPA DAMASO. MEDAGLIONE DELLA SERIE DEI PAPI (SEC. IX) DELLA BASILICA DI S. PAOLO - ROMA.

DAMASO I PAP

DAMASO I, PAPA - Carme damasiano in caratteri filocaliani in onore di s. Agnese (solo l'angolo superiore sinistro è stato rifatto) - Roma, basilica di S. Agnese.

perpetua alternativa di severità e indulgenza, noie e pericoli continui per D.

Sono da notare soprattutto tre momenti. Nel 368 D. riesce a far cacciare i rivali dall'ultima basilica da loro tenuta, S. Agnese fuori le mura, anzi a 20 miglia lontano da Roma (a quel tempo si deve riferire il verso Epigrammata, 42,4, pro reditu cleri Christo prestante triumphans). Nel 373 l'abbile intervento di Evagrio, l'amico di S. Gerolamo, riuscì a salvarlo i paene factionis laqueis intre- titum (Gerolamo, Epist., 1,15). Si ebbe allora l'importante rescritto di Valentiniano che riservava le cause degli ecclesiastici all'imperatore stesso e al Papa. Nel 377-78 Ursino per mezzo del dotto giudeo convertito Isacco riesce ad imbastire contro D. un grande processo, probabilmente de vi (turpissimae calumniae dice l'imperatore) D. dovette allora fare un voto a s. Felice di Nola, famoso vindice della verità calumnia, onde poi assolto (e relegato anche Isacco in un angolo della Spagna) lo ringra- ziava le due servatus mortis quod vincula rupi, hostibus extinctis fuerant qui falsa locuti (Epigr. 59). Poco dopo il Concilio di Roma del 380 protestava contro l'impera- tore per questi continui ricatti. Finalmente ancora nel 381 le mene dell'eunuco Pascasio emissario di Ursino esiliato a Colonia riuscirono a creare seri imbarazzi al Pontefice; da ciò le proteste (che sembrano aver ottenuto questa volta pieno effetto) del Concilio di Aquileia presso l'imperatore Graziano.

Con simili tribolazioni in casa (aggiunte a quelle causate) dai sempre attivi luciferiani, novazianisti e donatisti di Roma D. non poté occuparsi degli interessi generali della Chiesa quanto si sarebbe da lui desiderato. Fece tuttavia moltissimo. Egli è il primo papa che ogni anno, il giorno della sua elezione (30 sett.), pare radunasse a concilio attorno a sé i vescovi dell'Italia su- burbicaria. In tali concili prese molte deliberazioni in- teressanti la Chiesa universale. Se del nascente priscil- lianismo di Spagna e degli espressi reclami di Priscil- liano stesso non volle purtroppo occuparsi, contentan- dosi di vaghe raccomandazioni di moderazione al Con- cilio di Saragozza del 380, rispose esaurientemente alle consultazioni dei vescovi di Gallia in una lettera (del 374 c.a.) che si può dire la prima decretale, istituì con Acilio il vicariato papale di Tessalonica per l'Illirico orientale, procedette in vari sinodi contro gli ultimi vescovi ariani occidentali (specialmente illirici) appog- giando in ciò l'azione più energica di Ambrogio, accolse in Roma, dal 373 al 378, Pietro profugo dalla sua sede di Alessandria, fu buon assertore del primato papale, tanto che Teodosio richiamando l'impero d'Oriente al catto- licesimo dava a quei vescovi per norma la fede seguita da D. di Roma e Pietro di Alessandria. Perciò si può con i codici far risalire a D. (forse al Concilio romano del 382) i primi tre capi del cosiddetto Decretum Gelasianum (v. DECRETO) con il loro canone scritturale e l'energia affermazione del primato papale.

Ma l'Oriente avrebbe soprattutto avuto bisogno di un suo deciso ed illuminato interessamento contro gli ariani protetti da Valente, il nascente appollinariismo e per regolare la successione antiochena e quella di Costan- tinopoli. Ciò era pure nei desideri di Atanasio e più an- cora di Basilio, ma non fu fatto che a piccoli saggi e come per forza, e per lo più poco felicemente. D. e gli Occi- dentali (Ambrogio in specie) erano troppo compro- messi con la minoranza antiochena di Paolino, Marcello d'Ancira e la sua chiesuola, Apollinare e Vitale; la stretta unione con Alessandria li portò persino a dare qualche appoggio a Massimo il Cinico intruso a Costantinopoli e a volere ignorare il Nazianzeno. Quella mezza indo- lenza e quel continuo controverso disgustava l'animo di S. Basilio, che si lasciò andare contro D. a parole molto amare, come di un uomo orgoglioso e spietato. Bisogna però dire che il Concilio romano del 377 spiccò la condanna delle dottrine, se non delle persone, e nel 381 la lettera di Tessalonica stigmatizzava l'attentato di Massimo il Cinico. Non è quindi meraviglia che D. restasse prati- camente estraneo al Concilio di Costantinopoli del 381 (Ecumenico II) e poco meno al parallelo occidentale di Aquileia, che fu opera di Ambrogio. Il Concilio che si riunì a Roma nella metà del 382 avrebbe dovuto essere ecumenico e comporre di comune accordo ciò che si era fatto ad Aquileia e a Costantinopoli, ma non riuscì che alla ratifica dell'elezione di Nettario.

A questo Concilio venne pure da Costantinopoli S. Girolamo, già noto a D. per lettera specialmente per le sue cognizioni scritturali. D. se lo tenne caro fin che visse, come segretario e consulente biblico. Per suo incarico compì una prima revisione del Salterio e quella del Nuovo Testamento. A sentire Girolamo sarebbe anche stato designato naturalmente a succedergli, se non era l'opposizione degli ecclesiastici, irritati dalla critica acerba dei loro costumi e gelosi dei suoi successi aposto- lici nel campo femminile.

D. è il papa delle prime decretali e anche il primo scrittore che illustrasse la cattedra di S. Pietro. S. Girolamo ne ricorda vari brevia opuscola in esa- metri ed un trattatello De virginitate versu prosaque, lodandone l'elegans in versibus componendis ingenium (De viris inlustribus, 103 ed Epist., 22, 22). Così sarà stato, ma tali non risultano le molte composizioni- nelle teche che di lui restano, povere di cose, di stile, d'ispirazione e persino di fraseggiare, preziose ad ogni modo per il loro interesse archeologico ed agiografico. Difatti sono in generale elogi metrici in onore di martiri romani, fatti per essere incisi in lastre di marmo sulla loro tomba per mano FILOLOGIA (v.), amico personale del Pontefice. Altre ricordano lavori com- piuti nei cimiteri alle tombe dei martiri o nelle basi-

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perpetua alternativa di severità e indulgenza, noie e pericoli continui per D.

liche romane, un buon gruppo ha notevole interesse autobiografico. Grazie ad esse D. è il primo papa di cui conosciamo alquanto della vita anteriore al papato.

Non fu invece il primo ad occuparsi di edilizia ecclesiastica, ma superò facilmente tutti i predecessori. Con ciò si è meritato la riconoscenza imperitura degli archeologi, che se lo sono scelto a protettore. Oltre la basilica di S. Lorenzo in D. fabbricò egli quella suburbana dei SS. Marco e Marcelliano, in cui fu sepolto con la madre e la sorella; costruì ed ornò la basilica degli Apostoli sull'Appia e in quasi tutte le catacombe fece rilevanti lavori per ornare i sepolcri dei martiri e facilitarne la visita e la venerazione. Con ciò egli pagava il suo tributo ad un tempo in cui si sviluppava esuberante il culto dei martiri; supporre tutta quell'attività dei secondi finì (fondazione del primato giurisdizionale, placare l'ostilità dei Romani) è semplicemente antisotico.

Il D. apocrifo rischia di superare quello genù. Numerosi sono i carmi a lui falsamente ascritti, numerosi i pezzi accolti nelle Falsè Decretali, specialmente dello pseudo Isidoro. Da notare a parte la corrispondenza con S. Girolamo per il Lib. Pont. (v. poiché anche quest'opera fu presto attribuita a D), e l'altra per la versione del Salterio, nella quale si fa risalire a D. l'uso occidentale di salmodiare nelle chiese, concludendo i salmi con il Gloria Patri, leggenda che si trova già accolta nel Lib. Pont.

BIBL.: Le fonti sono, oltre gli storici, specialmente Teodoro, gli scritti di D. stesso, Epigrammata Damasiana, ed. a cura di A. Ferrara, Città del Vaticano 1942, e per gli atti Jaffé-Wattenbach, 232 sgg. (secondo l'ed. del Merenda: PL 13); sullo scisma surinano i documenti della Collectio Avellana, 1 sgg. (ed. O. Günther, in CSEL, XXXV); in generale la vita del Lib. Pont. e gli altri Testimonia premessi agli Epigrammata citati. Sulla vita giovanile, famiglia e patria V. Epigrammata, 10, 11 e 57; O. Marucchi, Il pontificato del papa D. e la storia della sua famiglia secondo le recenti scoperte archeologiche, Roma 1965, sa di romanzo; più adiacenti e copertamente di quelli di J. Wittig. In generale J. Langen, Geschichte der römischen Kirche bis zum Spätklavere 1881, in Rom. 1881, p. 459 sgg.; M. Rade, Damasus, Bischof von Rom. Ein Beitrag zur Geschichte der römischen Primats, Tubingen 1881; L. Duchesne, Histoire ancienne de l'Eglise, II, Parigi 1907, passim e specie cap. 13; P. Batiffol, Le siège apostolique, 1914, p. 1 sgg.; Fr. X. Seppelt, Der Aufstieg des Papsttums, Lipsia 1931, pp. 118-37; E. Caspar, Geschichte des Papsttums, I, Tubingen 1930, p. 196 sgg. La cronologia non solo della vita primitiva ma anche di quasi tutti gli atti pubblici di D. è molto controversa.