DANZA MA-CABRA

DANZA MA-CABRA. - Il tema si collega con le meditazioni comunali nel XIV e XV sec. sulla caducità dei beni e degli splendori umani e sulla eguaglianza di tutti gli uomini di fronte alla morte.
DANZA MA-CABRA. - Il tema si collega con le meditazioni comunali nel XIV e XV sec. sulla caducità dei beni e degli splendori umani e sulla eguaglianza di tutti gli uomini di fronte alla morte.

Già nel '200 nella letteratura francese era frequente il «paragone dei tre morti e dei tre vivi» d'altronde presto conosciuto anche in Italia come è evidente nei famosi affreschi del campobasso di Pisa, e in quelli donde essi derivano, di cui sono rimasti frammenti in S. Croce a Firenze, attribuiti ad Andrea Orcagna.

Anche l'immagine stessa della morte intesa come uno scheletro era già comune nel sec. XIV. Nello stesso secolo fa in Francia la sua comparsa la strana parola macabre in origine macabre. «Je fis de macabre la dance» dice il poeta Giovanni Le Fèvre nel 1376. L'eticologia del termine macabre è molto discussa, sembra tuttavia certo che essa si colleghi ad un nome proprio; anzi lo si è voluto mettere in relazione con i martiri Maccabei. Ad ogni modo una d. m., cioè una sequenza di scene o quadri ove apparivano in atto di danzare immagini di morti e di vivi, era rappresentata in Francia agli inizi del sec. XV; e il duca di Borgogna fece rappresentare una tale danza nel 1449 nel suo palazzo di Bruges. Da quelle rappresentazioni teatrali deriverebbero non solo le incisioni di Guyot Marchant e di Holbein ma anche la più celebre di tutte le antiche d. m., quella dipinta nel 1424 sul portico del cimitero degli Innocenti a Parigi poi distrutta nel sec. XVII donde a loro volta derivarono le numerose altre d. m. dipinte allora in Francia, tra le quali alcune conservate, quale quella della chiesa di La-Chaise-Dieu che è della seconda metà del sec. XV.

La figurazione venne ripetuta in Germania e negli altri paesi ove ebbero diffusione il gusto e la cultura gotica francesi e apparve anche nell'Italia settentrionale, ove la più interessante è certo quella di Clusone presso Bergamo dipinta nel 1485.

In Italia tuttavia fin dal sec. XIV prevalse il tema del «trionfo della morte» non solo negli affreschi del camposanto di Pisa, più sopra ricordati, ma anche nella pittura riminese del '300; un «trionfo della morte» è raffigurato anche in una tavoletta della pinacoteca di Siena attribuita a Pietro Lorenzetti e in un grande affresco del sec. XV, opera di un pittore educato alle forme dell'arte catalana, già nel cortile del palazzo Sclafani a Palermo ed oggi nel municipio di quella città.