DECISORI (ebr. pōsēqim, plur. di pōsēq). - Talmudisti, i quali, in base alla letteratura talmudica e talmudico-rabbinica, offrono decisioni in materia dogmatica, filosofico-religiosa ed esegetica, ma particolarmente, e ciò vale per il periodo seriore, in materia di prassi religiosa nel campo del giure, della morale, del rito e del cerimoniale. Le loro decisioni sono in forma di domande e risposte (šē'ēlōth, tēšābhōth), di raccolte concernenti una parte o tutta la vita religiosa, e talora anche di compendi o com-
menti del Talmud, desumendo cioè dalla discussione la decisione per la prassi.
I d. del periodo gaonico (v. GE'ONIM) si chiamano d. « anteriori » (pōsēqīm ri'šōnīm), quelli dal sec. XV al XVIII « posteriori » (p. 'abārōnīm).
Durante il periodo gaonico (metà del sec. VII - metà del sec. XI), i responsi dei capi delle accademie babilonesi, ed in numero minore quelli delle accademie palestinesi, sono considerati normativi sotto ogni aspetto, anche per le più lontane comunità dell'Europa e dell'Africa. Nel sec. VIII 'Abaj da Šabā' redige i responsi da lui dati secondo l'ordine delle pericope del Pentateuco. Un suo contemporaneo, Jēhūdḥaj Gā'ōn, fa il primo tentativo di ordinare sistematicamente i materiali sparsi nelle discussioni talmudiche per l'uso e per la prassi. Un altro, Šim'ōn Qajārā, presenta i 613 precetti positivi e negativi del Pentateuco secondo il concetto talmudico. Il gā'ōn Sa'adhāh è autore di una serie di monografie su questioni concernenti il giure civile e rituale; similmente fa, per quanto riguarda la liturgia e il giure matrimoniale, Šemū'el ben Ḥophnī (m. 1034); autore di responsi e di opere concernenti il giure talmudico è il gaonita Haj (940-1038). Brevi decisioni in opere di minor mole scrivono: Nissīm ben Ja'aqōbh e Hanan'el ben Ḥušī'el (ca. 990-1050) in Qajravān (prima metà del sec. XI).
D. posteriori della scuola ispanovoraba: Samuele il Principe (993-1055); Isacco al-Fāsī (1013-1103), che presenta nella sua opera Ḥalākhāth un riassunto della discussione talmudica attorno a tutta la precettistica ancora in vigore (omettendo quindi, p. es., il culto sacrificale). Molti responsi diede il suo discepolo Jōšēph ibn Migas (1077-1141). Di particolare importanza è Maimonide, specialmente per il suo grande codice rituale.
Fra i contemporanei di Maimonide nella Francia meridionale vanno menzionati: Abramo di Isacco da Narbonne (1110-78); Isacco ben Abbā Mārī (n. ca. 1122, m. dopo il 1193); Naḥmanide (1195-1270); il suo discepolo Šemū'el Sardī. Di grande autorità fu Salomone Adret. Di questioni concernenti la liturgia, le feste, ed altri argomenti della vita religiosa e del giure si occupano Aronne di Giacobbe hak-kōhēn da Lunel e l'anonimo autore dell'opera Kol bō'. Morti i d. Jērōhām ben Mēšullām, David Abudraham (tratta delle preghiere, letture del Pentateuco, calendario festivo, 1340) e Mēnāhēm di Aronne di Sērāh, ebbero grande autorità Isacco di Šešeth (1336-1408) e Simone di Šemāh Duran (1361-1444).
I responsi delle scuole tedesco-francesi ed italiane datano dal sec. X in poi. Il più autorevole della scuola francese è R. Šelōmōh ben Jishā'ī detto Rašī; oltre ad 'Elī'ēzer di Nāthān (sec. XII), Bārūkh di Isacco da Worms (ca. il 1200), Mosè di Giacobbe da Coucy (principio del sec. XIII), Isacco di Giuseppe da Corbeil (2ª metà del sec. XIII) ed 'Elī'ēzer di Gioele Levi da Bonn (m. ca. 1235), fu celebre Isacco di Mosè da Vienna (m. 1260).
In Italia si distinsero i d.: Isaia da Trani senior (sec. XIII); Sedecia di Abramo 'Ānāw; Mordēkhaj di Hillēl (m. nel 1327); e l'insigne 'Āšēr ben Jēhī'el (m. nel 1327); questi ultimi due discepoli di R. Mē'ir da Rottenburg. In Italia svolse la sua attività pure Jōšēph Kolon, oriundo francese, m. a Pavia nel 1480.
Sono ancora degni di menzione: Isacco da Dūren (m. nel 1320), Alessandro Susslein Kōhēn di Colonia (m. nel 1349), Eisik Tyrnau, Abramo Klausner da Vienna (1380) e Giacobbe di Mosè Mölln (m. nel 1427), che tratta prevalentemente delle leggi cerimoniali e fa conoscere la vita degli Ebrei in Germania durante il medioevo.
Fra i d. dei secc. XVI-XVIII: Giacobbe di 'Āšēr (m. nel 1343), il quale espone sistematicamente il materiale precettistico (halakhico), in quanto ancora d'importanza pratica. Il celebre Jōšēph Caro o Karo (1488-1575), autore del commento all'opera Arbō' jūrīm di Ja'aqōbh ben 'Āšēr, espone tutto quanto è contenuto nella letteratura rabbinica, antica e seriore, offrendo così un compendio importantissimo per decisioni; sulla base di questo redasse il suo notissimo Šulhān 'ārūkh (« Tavola appa-
recchiata »), esposizione concisa e chiara, paragrafata, delle norme vigenti, secondo l'ordine della menzionata opera di Ja'aqōbh ben 'Āšēr. Mosè Isserlea (1520-72) provvede la « Tavola » d'una « Tovaglia » (ham-mappāh), note esplicative. La « Tavola » divenne così il codice per eccellenza.
Attorno a questo codice lavorarono: Giosuè Falk (m. nel 1610), Šabbathaj di Mē'ir Kōhēn (1622-63), David di Samuele Levi (n. ca. 1600), Mosè Lima (m. nel 1673), Samuele Uri (sec. XVII), Abramo Abele Gombiner (m. nel 1682), Jōnāthān Eybeschütz. L'opera Lēbūšīm (« vesti »), di carattere scientifico, di Mordēkhaj Jaffé (m. nel 1612), conferì maggiore autorità alla « Tavola », mentre Salomone Lurja (m. nel 1573) vorrebbe che la decisione fosse dedotta dal Talmud senza attribuire troppa importanza ai compendiatori e d. posteriori.
Notevoli i responsi degli studiosi del Talmud della Polonia dei secc. XV-XVIII, fra cui: Israele Isserlein (m. nel 1460), Jēhūdḥah Münz e Mē'ir Katzenellenbogen (ambedue di origine germanica), Mē'ir Lublin (1538-1616), Aron Samuele Kaidanower (m. nel 1696), Mēnāhēm Mendel Krochmal (m. nel 1661), Hākhām Zēbhī Aschkenasī (1658-1718), Mē'ir Eisenstadt (m. nel 1744) ed Ezechiele Landau (1713-93). Svolsero la loro attività in tempi a noi vicini: Abramo Danzig (m. nel 1820), Šnē'ōr Šalman (Zalman) e David Hoffmann (1843-1921).