DIACONICON (ΔΙΑΚΟΙΝΩΝΌΝ), DIACONICO

DIACONICON (Διακοινωνόν), DIACONICO. - ARTE. - Piccolo ambiente, spesso absidato, che si trova nelle chiese basilicali a fianco dell'abside, dal lato opposto alla protesi.

Sembra che l'uso venga dall'Oriente, particolarmente dalla Siria, dove furono elaborati tanti elementi delle basiliche cristiane, e dove già si ritrova in costruzioni pagane; è frequente nelle chiese ravennanti, più raro nella regione romana, dove si trova solo in S. Maria Antiqua, in S. Sinfonosa, e nella basilica di Pammachio a Porto. Serviva anche come tesoro, per conservare i vasi sacri e le reliquie.

BIBL.: H. Leclercq, Diaconicum, in DACL, IV, coll. 733-734; P. Toesca, Storia dell'arte italiana. Il Medioevo, Torino, 1927, passim.

LITURGIA. - È preso in diversi sensi. Significa: 1° il libro liturgico del rito bizantino che contiene le litanii e suppliche e le preghiere recitate dal diaconno nei vari offici ecclesiastici (L. Allatius, De libris et rebus ecclesiasticis Graecorum, diss. I, Pa- rigi 1646, p. 97); 2° le suppliche stesse che oltre ai nomi di ἐκτενής ειρηναίς si chiamano anche δια- κοινάς. Es.: τὰ διακοινὰ τῶν φωτισμένων (suppli- che per gli illuminati durante la Quaresima [Eu- colgio, Roma 1873, p. 121]); 3° il luogo dove stanno i diaconi. Questo luogo è quello davan- ti alla porta principale del santuario dove il dia- cono recita le suppliche al nome del popolo: "Ἀρχεται ὁ διακοινός ἐν τῷ διακοινῷ. ἐν εἰρήνῃ (J. Morinus, De sacris Ordinationibus, Parigi 1655, p. 104); ma soprattutto il luogo dove i diaconi preparavano una volta il pane e il vino destinati al Sacrificio. Esso, situato a destra del santuario, fu in seguito destinato a conservare i paramenti e vasi sacri, i libri liturgici, ecc. È come la sacrestia degli Orientali (J. Goar, Εὐχολόγιον, sive Rituale Graeco- rum, Venezia 1730, p. 13). Placido de Meester