DIGIONE, DIOCESI di. - Capoluogo del dipartimento della Côte-d'Or in Francia, è situata alla confine della fiume Ouche e Suzon sul canale di Bourgogne. La diocesi si estende per 875.344 kmq. ed ha una popolazione di 335.602 ab. (censimento apr. del 1946) dei quali 325.000 cattolici. *D. Divio*, o *Castrum Divionense*, fu nel periodo galloromano una città del territorio dei Lingoni. Appartenne poi al Regno dei Burgundi; dal 1015 fece parte del ducato di Borgogna fino al 1477, quando Luigi XI l'unì al Regno di Francia. Subì l'assedio svizzero nel 1513. La diocesi venne creata da Clemente XII il 9 apr. 1731, per smembramento da quella di Langres.
In forza del Concordato del 1802 comprese i dipartimenti della Costa d'Oro e dell'Alta Marna perché fu allora soppressa la diocesi di Langres; ristabilita questa nel 1817, comprese, come tuttora, alcune parti che già appartengono alla diocesi di Langres, d'Autun, di Chalon e Besançon. La diocesi è divisa in tre arcidiacontati: il primo di S. Benigno, il quale comprende 15 decanati e 190 parrocchie; il secondo di St-Vorles con 6 decanati e 78 parrocchie; il terzo di Notre-Dame è suddiviso nelle due arciprete di Beaume e di Semur, comprendente 16 decanati e 253 parrocchie. In totale 727 parrocchie servite solo da 337 sacerdoti diocesani e 73 regolari (1948). È suffragante di Lione. Patrono della diocesi: s. Benigno.
Ben presto in D. penetrò il cristianesimo. S. Gregorio di Tours (*In gloria martyrum*, 50) narra che il popo

Dionone - Palazzo comunale già residenza dei duchi di Borgogna (sec. XV).
lo si recava a venerare in una cripta il sepolcro di uno sconosciuto, che riteneva fosse santo; il vescovo di Langres, Gregorio (505-30), cercò di opporsi, ma una notte il Santo gli apparve e Gregorio fece isolare il sarcofago, restaurò la cripta, costruì la basilica e fondò un monastero. Solo pochi anni dopo alcuni pellegrini di ritorno dall'Italia avrebbero portato al vescovo la passio di s. Benigno.
Il p. Van Hoof mise in rilievo (*Acta S.S. Novembris*, I, Parigi 1887, p. 138) che questa passio è foggia su quella dei santi di Saulien, Andoco, Tirso e Felice (*ibid.*, p. 155); egli fu seguito sia dal Duchesne (*Frates épiscopaux de l'ancienne Gaule*, I, 2a ed., Parigi 1907, p. 51 sg.) sia dal Delehaye (*Les origines du culte des Martyrs*, 2a ed., Bruxelles 1933, pp. 86, 354).
La basilica e il monastero ebbero donazioni del re Gontranno nel 1847; i restauri furono compiuti ca. 1870 da Isacco vescovo di Langres. Nulla resta della rotonda costruita nel 990 dall'abate Guglielmo. Nel 1001 si modificò in edificio romanico che venne consacrato da Pasquale II. Nel 1106 fu forse incluso nella nuova chiesa anche il sepolcro di una sconosciuta s. Pascasia. Tutto venne ancora modificato nel 1280 e più volte restaurato in seguito. Attualmente ben pochi sono i resti antichi visibili: nell'interno la cripta, dove nel 1858 si rinvenne la tomba di s. Benigno; all'esterno una parte del portale che poi il Bouchardon decorò con il martirio di s. Stefano; sussiste pure qualche elemento architettonico dell'antico monastero. La guglia centrale alla m. 95, 59 fu eretta nel 1742. Anche fuori del *castrum* era la chiesa e l'abbazia benedettina di S. Giovanni; ora è chiesa parrocchiale; vi furono sepolti i vescovi di Langres, Gregorio, il cui carme sepolcrale fu dettato da Fortunato e Tetrico (539-72; E. Le Blant, *Recueil des inscriptions chrétiennes de la Gaule*, I, Parigi 1856, p. 5, n. 2; p. 6, n. 3).
La chiesa di S. Stefano è certo la basilica intramurana menzionata da Gregorio di Tours. L'annessa abbazia, prima benedettina, passò nel 1113 agli Agostiniani; divenne cattedrale nel 1731, poi depositò di grano nel 1792 e quindi borsa di commercio nel 1897. Altre abbazie furono quelle annesse alle chiese di S. Michele e della S.ma Trinità. S. Michele fu abbazia verso il 1000; all'esterno si presenta come gotica, nell'interno è classica. L'abbazia certosina della S.ma Trinità fu fondata a Champmol dal duca di Borgogna, Filippo l'Ardito, nel 1533; consacrata nel 1388, fu soppressa dalla Rivoluzione (F. Mercier, La Chartreuse de Champmol, Digione 1920).
Di stile gotico sono le chiese di: Notre-Dame di D. (1252-1334); Notre-Dame de Samur; l'abbazia di S. Sequano (Seine).
Sono speculmente onorati a D., oltre S. Benigno, s. Sequano (Seine) n. a Magni e m. nel 580, fondatore del monastero di Rémais; S. Guglielmo (961-1031), divenuto nel 990 abate di S. Benigno a D. (riformatore dell'Ordine benedettino nel sec. x); S. Roberto di Molesme; S. Stefano Harding. Nacqueo a D. S. Giovanna Francesca di Chantal (1572-1641) e Giacomo Benigno Bossuet (1607-1704), la ven. suor Margherita del S.ma Sacramento (1619-48), detta la piccola Santa di Beaume, il ven. Benigno Joly, canonico di S. Stefano di D. (1614-72).
Tra le iscrizioni cristiane rinvenute a D. si ricordano due merovingiche: la prima di un Banderisima (CIL, XIII, 5463) e l'altra d'un monaco Turpicius (ibid., 5593). Per i sarcofagi cristiani V. Wilpert, Sarcofagi, I, p. 91; II, p. 5, 264; tav. 65, 2, 3. - Vedi tav. XCV.
Bibl. II. Chabeuf, Dijon à travers les âges, Digione 1897; C. Monget, La chartreuse de Dijon, 2 voll., Parigi 1898-1902; L. Chomton, Histoire de l'église de St-Bénigne de D., Digione 1900; E. Fyot, L'église Notre-Dame de Dijon, 1910; E. Metman, L'église St-Michel de Dijon, 1911; L. Chomton, St-Bénigne de D. et les cinq basiliques, 1912; V. FILIPPI, La cathédrale de D., Parigi 1928; Guide de la France chrétienne et missionnaire, 1948-1949, 1948, pp. 342-352, 365-370; H. Leclercq, S. V. in DACL, IV, coll. 828-858; Cottineau, I, coll. 666-670.