DINAISMICA

DINAISMICA. - Da δυνάμεις (forza, energia) dicesi d. ogni sistema filosofico che negando l'antitesi dualistica materia-forza riduce la realtà materiale a un complesso di entità inestese, essenzialmente attive, concepite o come realtà sostanziali, o come semplici punti di forza, elementi di energia. Il d. si pone storicamente in opposizione al meccanismo per cui il mondo materiale è un puro aggregato di atomi estesi.

Tralasciando gli accenni che si possono riscontrare nelle dottrine pitagoriche e stoiche, il principale rappresentante del d. nella filosofia moderna è Leibniz. Il d. leibniziano è sostanzialistico: il mondo risulterebbe costituito di una quantità infinita di sostanze-forza, unità semplici, "punti metafisici" (Syst. nou., 11), monadi (dal gr. μονάζ, unità). I corpi sono aggregati di monadi; la loro estensione è fenomenica, onde le monadi che li compongono non sono veramente distanti tra di loro. Nelle monadi si ripete, sebbene in maniera e grado diverso, la natura di tutto il cosmo. Le monadi non ammettono rapporti estrinseci di azione e reazione o di influssi vicendevoli; esse sono autonome, sistemi chiusi, "impenetrabili" (Monadol., 7); ma per la radicale spiritualità che è loro immanente esse sono tutte dotate, ciascuna a suo modo, di una forza di appetizione e di un potere di rappresentazione, più o meno cosciente, di tutto l'universo (Monadol., 15, 19). Ed è per questo potere di rappresentazione che in ogni unità di cui è costituito il mondo, si ritrova la natura del tutto. I gradi di differenza nella chiarezza e distinzione rappresentativa delle monadi sono innumerevoli: dalle monadi inferiori che stanno quasi alla base dell'universo, dotate di una rappresentazione oscura e inconsciente, onde risulta la materia, si sale gradatamente alla monade suprema, Dio, pura spiritualità che rappresenta in modo perfetto l'universo, ed è perciò infinitamente attiva. L'armonia prestabilita, ossia la conformità intrinseca di ciascuna monade, in dipendenza dalla monade suprema, spiega l'apparenza del loro coordinamento e influsso vicendevole. I principi del d. leibniziano furono accettati da C. Wolff e H. Lotze.

Kant prescritto accetta un d. realistico: i corpi sono costituiti di monadi, che sono semplici, ma riempiono lo spazio reale con una sfera di attività, "sphaera actionis, qua externa utrimque sibi praesentes arcet ab ulteriori ad se invicem appropinquatione" (Monadologia physica, prop. VI). Dopo la Critica della ragion pura, posta l'inconoscibilità della cosa in sé, Kant spiega l'apparenza fenomenica della sostanza corporea nel tempo e nello spazio, senza le monadi, come il risultato di una doppia forza mutuamente equilibrante: l'attrazione e la repulsione (Metaphysische Aufgangsgründe der Naturwissenschaft).

Realistico è il d. di R. Boscovich: i corpi risultano composti di elementi semplici e inestesi, localmente individuati e separati nello spazio; forze attrattive e repulsive, vicendevolmente coordinate secondo speciali rapporti, spiegano tutte le attività specifiche della natura.

Seguirono sostanzialmente il d. del Boscovich P. Carbonelle e D. Palmieri.

Forma ultima e attuale di d., sorto nella fisica moderna come reazione al meccanismo classico, è l'energetismo, difeso da W. Ostwald, E. Mach e da numerosi cultori di fisica. Nella sua forma assoluta l'energetismo sopprime la materia come realtà positiva al di là delle energie e delle forze che si manifestano nel mondo. Infatti, afferma Ostwald, quelli che si dicono attributi essenziali della materia: l'estensione, il peso, la massa, non sono che fattori di energia (L'énergie, Parigi 1910, p. 163), e la fisica non trova altro nella materia che forze e rapporti di forze; è quindi per lo meno superfluo porre, al di là del sistema coordinato delle energie, la materia come sostanza. L'energetismo ha trovato un appoggio nelle attuali teorie elettroniche della materia. Le quali però, come ipotesi di interpretazione puramente fisiche, non autorizzano affatto le estreme affermazioni filosofiche cui giunge talora l'energetismo, fino a trasformarsi in fenomenismo metafisico universale.

È evidente che il d., come sistema filosofico di interpretazione della materia (non s'intende parlare del d. come teoria scientifica: V. MATERA) nelle sue varie formulazioni storiche, è in contrasto con la concezione aristotelico-tomista della composizione idemorfica dei corpi (v. ILMORFISMO). Ma, in quanto tale, il d. è una semplice ipotesi metafisica non dimostrata da principi teoretici, né richiesta dai fatti. La negazione dell'oggettività dell'estensione e dello spazio, che il d. coinvolge, rappresenta il suo aspetto negativo più grave in antitesi con le esigenze del realismo. E, inoltre, inconsistente è il presupposto essenziale da cui muove il d., e cioè l'insolubilità delle acque inerenti alla nozione del continuo reale: V. CONTINUO.

BIBL.: Oltre le opere citate, R. Boscovich, Philosophiae naturalis theoria, Vienna 1759; D. Palmieri, Institutiones philosophiae, II, Roma 1875; W. Ostwald, Vorlesungen über Naturphilosophie, Lipsia 1902; E. Mach, La mécanique, Parigi 1904; L. Rougier, La matière et l'énergie, 1912; D. Nys, Cosmologie, 4a ed., L. Lovani 1928, pp. 243-310; P. Hoenen, Cosmologia, 3a ed., Roma 1945, pp. 409-411.