DIONIGI il PICCOLO. - Monaco scita, moribus omnino Romanis, che, per supplire alle deficienze delle varie traduzioni dei canoni greci, che circolavano in Occidente sin dalla metà del sec. v, compose in Roma, tra il 498 e il 514, una collezione, indicata con il nome di Collectio Conciliorum Dionysiana prima; vi comprese i canoni greci del Syntagma sino al Concilio di Calcedonia, vi aggiunse i canoni di Sardica, quelli del Concilio di Cartagine del 425, e infine i canoni degli Apostoli. Al ritrovamento di un migliore esemplare dei canoni di Cartagine, D. decise di fare una seconda redazione della sua collezione, Collectio Conciliorum Dionysiana altera, e introdusse nel testo della precedente altre modifiche; infine, a istanza di papa Ormisda, ne fece una terza, Collectio Conciliorum Dionysiana tertia.
Si era creduto per molto tempo che D. il P. fosse stato il primo a raccogliere in collezione le decretali dei Romani Pontefici; ma già il Maassen indicò le vestigia di precedenti collezioni, e varie ipotesi sono state fatte su di esse dal Duchesne, dal Massigli e recentemente da C. Silva-Tarouca e dal Wurm.
D. riunì in un'altra collezione, che può chiamarsi Collectio Dionysiana decretali, 38 decretali dei papi da Siricio (384) ad Anastasio II (498); le decretali danno risposte a consultazioni varie fatte ai pontefici sul Bat-
Battesimo, gli Ordini, la Penitenza, gli eretici, la giurisdizione secolare e gli usi liturgici.
Le collezioni dionisiane, riunite in unica collezione, presero appresso forme differenti, quali la Dionysiana Bobiensis, fino alla celebre trasmissione della Dionysiana fatta da papa Adriano a Carlomagno nel 774, la Dionysio-hadriana, che contiene il medesimo materiale della Dionysiana, più materiale proprio, la Collectio Dionysio-hadriana cum mutationibus, la Collectio Dionysio-hadriana aucta. Ne furono anche fatti estratti: Breviarium ad quaerendum sententias infra, Epitome Hadriani.
A D. il P. si deve pure l'introduzione dell'era cristiana (v. ERA), usata da lui nella compilazione della tavola di cicli pasquali ch'egli fece in proseguimento di quella di Cirillo di Alessandria.