DIOSCORO I. - Patriarca di Alessandria dal 444 al 451, m. in esilio a Gangres in Paflagonia il 4 dic. 454. Della vita di D. prima che fosse vescovo, si sa soltanto che era arcidiacono del suo predecessore s. Cirillo, e che l'accompagnò al primo Concilio di Efeso (431).
Da s. Cirillo ereditò un grande orrore per l'eresia nestoriana, che passò i limiti e lo spinse ad attaccarsi troppo esclusivamente a certe formole cristologiche del maestro, che potevano prestarsi all'equivoco e che non convenivano né con quelle degli Orientali antiochei, né con quelle dell'Occidente latino. Sotto il pretesto che s. Cirillo amava la formola: « Una sola φύσις incarnata del Verbo divino », condannava coloro che sostenevano esservi in Gesù Cristo due nature, δύο φύσεις. Da una tale intransigenza, che s. Cirillo non conobbe, ebbero origine tutte le sue disgrazie. Quando Eutiche, condannato dal Concilio di Costantinopoli del 448, fece ricorso a lui, egli sposò la causa del monaco ortuso, e d'accordo con l'eunuco Crisafe fece convocare dall'imperatore Teodosio II un concilio ecumenico per rivederne il processo. Ogni cosa venne combinata precedentemente per assicurare la riabilitazione dell'archimandria costantinopolitano, nel conciliabolo che si riunì ad Efeso nel 449. Sulla condotta tenutavi da D., che se ne era assicurata la presidenza, V. CALCEDONIA (Il Concilio di C.); EFESO, LATROCINIO di. Ad Efeso Eutiche fu riconosciuto ortodosso e vennero condannati i « diofisiti », ossia coloro che affermavano le due nature in Cristo.
In seguito a tale decisione D. diventò il padre del monofisismo, non del monofisismo grossolano, conosciuto sotto il nome di eutichianismo, il quale fece sparire l'umanità del Salvatore nella divinità, come una goccia d'acqua nell'oceano, ma del monofisismo verbale, cui darà il suo nome più tardi Severo di Antiochia, colui che, schiavo interamente delle formole, si oppose alla terminologia canonizzata dal Concilio di Calcedonia.
Il trionfo di D. dopo il « latrocinio efesino » fu di corta durata. Nell'ott. 451 si teneva a Calcedonia un nuovo concilio ecumenico, convocato dall'imperatore Marciano. Prima di raggiungere la città, i Padri tennero una riunione preventiva a Nicea, ove D., d'accordo con qualche vescovo egiziano, così scomunicare il papa s. Leone. Un tal gesto, con altre malefatte, gli fu rimproverato alla sess. III del Concilio di Calcedonia (10 ott. 451), alla quale si rifiutò di comparire, e ne procurò la deposizione. Tale sentenza venne approvata dall'imperatore Marciano, che di più l'esiliò a Gangres, ove morì.
Sembra che D. abbia scritto poco, restando di lui soltanto qualche lettera e frammenti di lettere, nella traduzione siriana ed armena. Un lungo elogio funebre di Macario, vescovo di Tkou in Egitto, attribuìgli, non è suo, o per lo meno è stato molto interpolato. Apocrife anche sono le Memorie di D., di cui restano frammenti
in copto (cf. E. Amélineau, Mémoires publiées par les membres de la mission archéologique française au Caire, IV, Parigi 1895, pp. 165-95).
Quanto alla Vita di D. del diacono Teopiste (F. Nau, Die Vita Dioskurs von Theopistus syrisch und französisch, in Journal asiatique, 10ª serie, 1 [1930], pp. 5-108, 310-41), essa è un elogio ditirambico del protagonista, intessuto di leggenda, che nulla rivela sulla vita di D. avanti l'episcopato e che ha dovuto subire dei rimaneggiamenti posteriori.