DIOSCORO, PAPA

DIOSCORO,
PAPA. - Diacono della chiesa alessandrina, costretto dalle controversie monofisiche ad arare in esilio, si rifugiò a Roma dove fu aggregato a quel clero.

Nel 595 fu inviato da papa Simmaco presso Teodorico per protestare contro le usurpazioni dell’antipapa Lorenzo; seppe talmente percorare la causa del Papa, che Teodorico comandò al patrizio Festo di restituire al legittimo Pontefice le chiese e i beni tolti e di far cessare l’opposizione contro di lui. Nel 519 fece parte della missione inviata da papa Ormisda a Costantinopoli per ristabilire la pace dopo lo scisma di Acacio.

Per le sue risorse di spirito, la conoscenza del mondo oriental, la familiarità con la lingua greca, il Papa aveva posto in lui la massima fiducia, e D. fu in realtà la persona più importante della legazione. Fu designato infatti ad esporre al clero di Costantinopoli i motivi che avevano indotto il Papa a condannare Acacio, e lo fece così bene che ottenne l’approvazione degli Orientali. Ormisda gli indirizzò per ciò una lettera ringraziandolo per l’opera svolta e annunziandogli che l’avrebbe proposto all’Imperatore per la cattedra di Alessandria. Le trattative però con Giustino non approdarono a nulla e D. rimase diacono a Roma. Quivi acquistò un grande ascendente presso tutti, tanto che, in considerazione delle sue passate benemerenze e la precedente attività che faceva ben presagire per l’avvenire, si pensava di eleggerlo a successore di Felice IV. Questi però, temendo lotte e scissure dopo la sua morte, designò alla successione il suo arcidiacono Bonifazio che in realtà fu eletto da una minoranza e consacrato (sett. 530). La maggior parte del clero elesse invece D. che fu anche lui consacrato nella basilica Lateranense mentre Bonifazio lo era nella basilica Giulia. D. non ANTIPAPA (v.). Lo scisma che si profilava fu tuttavia scongiurato poiché D. morì pochi giorni dopo (14 ott.) ed i suoi aderenti si sottomisero a Bonifazio firmando anche un libello di ritrattazione e di anatema contro D. Il libello fu conservato da Bonifazio nell’archivio ecclesiastico, come una condanna postuma di D., ma il successore Agapito (535) lo bruciò davanti al popolo innanzi alla Confessione di S. Pietro.

Article illustration

Bibl.: Lib. Pont., I, pp. 46, 108, 273, 282, 287; CSEL, XXXV, passim (v. indice); L. Duchesne, La succession du pape Felix IV. in Mélanges d’archéol. et d’hist., 3 (1833), pp. 239-66; id., L’Église au VIe siècle, Parigi 1925, pp. 142-45.