DISCANTO

DISCANTO. - Con questo termine, che si vuole considerare una traduzione del termine greco διαφωνία, si indica una antica forma di polifonia (v. ars antiqua) subentrata al primitivo organum o diafonia.

Oltre al moto contrario delle parti, si instaura in questo genere compositivo anche un vero e proprio mensuralismo (la diafonia era un semplice contrappunto di nota contro nota, senza misura o non misurare in tutte le sue parti) per cui si viene ad avere un contrappunto misurare, originariamente a due parti, poi a tre quattro (Franco di Colonia) che si muovono per moto contrario con parole uguali (cantilene, rondelli, copule, ochetti, ecc.) o differenti (moteti) ad intervalli di 5a e 8a. Il d. vero e proprio differisce dal conductus, una sua sottospecie, in quanto, mentre in quest'ultimo tutte le parti sono liberamente inventate dallo stesso musicista, esso viene composto su un canto dato. Di questa forma danno norme molti teorici anonimi, il cosiddetto Catton, i due Franconi di Colonia e di Parigi, Petrus de Cruce, I. de Garlandia ecc.; i loro trattati sul d. si trovano all'Ambrosiana di Milano (ed. M. 17 dup. sec. xii), alla Nazionale di Parigi (Fonds Sorbonne 1817, St-Victor 813 sec. xii) ecc. mentre esempi musicali (sec. xiii) si hanno nel citato codice dell'Ambrosiana, in uno di Chartres (bibl. de la Ville 130 [148]) e in uno di Cambridge (Corpus Christi College 473, Trapario di Winchester).

BIBL.: The Oxford History of music, I. Discant or measured music, Oxford 1901; J. Handschin, Zur Geschichte der Lehre vom Organum, in Zeitschrift für Musikwissenschaft, 8 (1925-26), pp. 321-41; E. Ferand, Die Improvisation in der Musik, Zurigo 1939, passim. Luisa Cervelli