DISARTRIA. - Difficoltà nell'effettuare i movimenti muscolari coordinati necessari per l'articolazione della parola; è causata da alterazioni anatomiche o funzionali proprie degli organi effettori (labbra, lingua, palato, faringe, laringe) o dei loro apparati d'innervazione centrali o periferici, cui consegue paralisi, atrofia, spasmo o ataxia di muscoli fonatori. Il linguaggio interno rimane normale, tanto che il disartrico può correntemente esprimersi con la scrittura (beninteso quando non ostacoli a pareri della mano destra). Di varia intensità, la d. può giungere all'impossibilità di parlare (anartria).
Gli organi fonatori ricevono l'innervazione dai nervi facciali, grosso-faringeo, vago-spinale, ipogrosso, tutti con nucleo di origine bulbare. A questi nuclei bulbari arrivano fibre nervose motrici dell'operculo rolandico, tramite capsula interna, piede del peduncolo, ponte. L'innervazione è bilaterale, ossia ogni nucleo riceve fibre dai due emisferi; solo il nucleo del facciale inferiore riceve prevalentemente fibre controlaterali. La via verborumotrice può quindi essere distinta in un primo neurone cortico-bulbare, e in un secondo neurone bulbo-muscolare; qualsiasi lesione del primo o del secondo può determinare d.
Per lesioni sopranucleari, la d. è causata, di regola, da focolai bilaterali; ciò si spiega con la bilaterali dell'innervazione degli organi fonatori. Lesioni unilaterali possono determinare d. transitoria. La d. può essere causata da ataxia degli organi fonatori.
La distinzione tra d. (e anartria) e afasia motoria (v. afasia) si fa in base ai seguenti dati differenziali: nel disartrico il linguaggio interno è ben conservato onde la possibilità di esprimersi correntemente con la scrittura e comprendere perfettamente la parola e scritta; nell'afasico è colpito il momento corticale del linguaggio, per cui frequentemente si verificano disturbi della comprensione della parola parlata e scritta. Il disartrico pronunzia male tutte le parole; il canto non ne migliora in nulla l'articolazione; l'afasico pronunzia bene alcune parole e niente affatto altre di cui ha perduto l'immagine verbale; spesso nel canto pronunzia correttamente parole che poi non è in grado di ripetere parlando; lo stesso accade per parole automatizzate (invocazioni, immpecazioni). L'afasico non si può parlare, l'anartrico non può più parlare (J. Déjérine).
Nella d. la difficoltà di articolazione concerne soprattutto le consonanti: labiali, palatine, dentali, a seconda dell'organo fonatore leso (paralisi facciale, bilaterale del velopendolo, della lingua); la lesione del nervo laringeo inferiore, che causa paralisi della corda omotolerale, rende difficile la pronunzia delle vocali. Oltre queste lesioni di singoli nervi, si debbono considerare alcune malattie e sindromi in cui la d. è sintomo preponderante. I) Lesioni nucleari: paralisi labio-glosso-laringea o paralisi bulbare cronica progressiva, sola o nel quadro di una sclerosi laterale amiotrofica; la parola è lenta, priva di modulazioni, con prevalente disturbo della pronunzia delle linguali e delle labiali. 2) Lesioni sopranucleari: a) paralisi progressiva (v. demenza RALITICA PROGRESSIVA) in cui la parola è strascicata, talora tendente allo scandimento con caratteristica trasposizione di sillabe; nei casi avanzati, talora, la pronunzia è inintelligibile, ridotta quasi alle sole vocali; b) paralisi pseudo-bulbare, da lesioni multiple cerebrali bilaterali con d. simile a quella della paralisi bulbare, ma meno grave, voce afona, nasalizzata, senza modulazioni. 3) Lesioni dei nuclei della base, anche senza compromissione della via cortico-nucleare (morbo di Parkinson, malattia di Wilson, status marmoratus, corea ecc.); nella forma più comune, il morbo di Parkinson, la voce è monotona e spesso le parole sono pronunziate in modo progressivamente accelerato. 4) Atasia dei muscoli fo
natori (può riscontarsi nella sclerosi multipla, nell'eredo-atassia spino-cerebellare, in affezioni cerebellar di varia natura), con parola scandita, talora esplosiva. 5) Miasstenia grave, in cui le prime parole sono bene articolate, ma, non appena si inizia la stanchezza, la parola diviene debole, afona, indistinta. 6) Miopatia (tipo facio-scapolomereale): nei casi gravi è difficile la pronunzia delle labiali, come nella paralisi facciale bilaterale.