DISCIPOLI DEL SIGNORE. - Questo titolo (μαθηματικά κυρίως) Apostoli (v.), in Act. tutti i credenti. In senso più stretto, indica quei seguaci di Gesù i quali, non essendo stati inclusi nel collegio apostolico, erano meno intimi con il Salvatore, benché più o meno spesso andassero con Lui (Io. 6, 66). Perciò essi erano anche «testimoni» (Act. 1, 8; 10, 59; ecc.) per la futura evangelizzazione. Una volta sono inviati in missione (ἀνέδειξεν): Lc. 10, 1. Il loro numero è ora 70 (οἱ ἐβδομήντα), ora 72. È descritto (Lc. 10, 17) il brillante successo di questa prima predicazione, che il Maestro potenziò con miracoli. Certo a questi d. appartenevano molti dei «500 fratelli» (I Cor. 15, 6) cui apparve il Risorto.
Nei Vangeli e negli Atti compaiono solo quattro d. con il loro nome: il ricco Giuseppe d'Arimatea (Mt. 27, 5; ἐμαθητήν τῷ Ἰησοῦ); due di essi (Lc. 24, 13; δόξα ἀστάς) si recano a Emmaus; uno ha nome Κλεαπός. Inoltre s. Pietro nomina due «uomini che furono sempre uniti con noi dal battesimo di Giovanni fino all'Ascensione» (Act. 1, 21): Giuseppe Barsaba (v.) il Giusto, e Mattia.
In seguito si cercò di trovare i nomi degli altri. Papia (inizi secc. 11) nomina due d. quali τοῦ Κυρίου μαθηταί, Ἀριστούχου καὶ ὁ πρεσβύτερος Ἰωάννης; ma si è quasi concordi nel ritenere che il «presbyter Iohannes» sia frutto di uno sdoppiamento, essendo lo stesso apostolo Giovanni. Di Aristione (v.), maestro di Papia, parla un manoscritto armeno dei Vangeli del 986: prima della chiusa di Mc. (16, 9-20) vi si legge ad inchiostro rosso: «del presbitero Aristone» (Ariston eritzat), ove questo d. appare come autore di quei 12 vv. (E. Nestle, Einführung in das Neue Testament, Gottinga 1909, tav. 9; 4a ed. ivi 1923, tav. 19).
Clemente Alessandrino non conosce ancora nessun catalogo dei d., ma nomina «Barnaba, Sosthenes (I Cor. 1, 1) e Cephas, che ha lo stesso nome dell'apostolo Pietro» (frammento del I. V di Hypopoypes, in Eusebio, Hist. ecc., I, 12, 1; PG 20, 117; ed. Schwartz, 80, 17-82, 5; ed. Stählin, 3, 106). Le notizie date da Eusebio stesso sono molto controversate e praticamente inutilizzabili (Th. Schermann, pp. 294-97).
Contemporanea è l'asserenze di Adamantius (De vera fide: PG 11, 1721; ed. W. H. van de Sande Bakhuyzen, p. 10), che Marco e Luca apparteneranno ai «70». Per l'etnicocristiano Luca ciò è da escludersi totalmente; ma anche per Marco ciò è molto improbabile. Questa falsa notizia su Marco e Luca fu accolta da s. Epifanio, che la completò in modo del tutto fantastico: i due Evangelisti facevano parte di coloro che al discorso euclideo di Gesù si scandalizzarono (Io. 6, 62) e si separarono da Lui. I loro maestri Pietro e Paolo li riguardarono alla fede (Haer., 51, 6. II: PG 41, 900-908; ed. Holl, 2, 256. 263). In più, Epifanio nomina i 7 di s. (Act. 6, 5), Paolo e 5 altri uomini.
Le Constitutiones Apostolicae (sec. v) fanno parlare gli Apostoli di «vescovi da noi ordinati»; vi si danno 30 nomi (VII, 64; ed. Funk, pp. 452-55). Il Chronicon Paschale (ca. 629) adopera tutti i nomi di Act. e delle epistole paoline per formare una lista di 70 nomi (PG 92, 1059-66). Poiché alle successive liste di d. manca qualunque valore storico, basterà elencare le principali di esse (con Th. Schermann): Ps. Epifanio (inizio sec. VIII), Ps. Doroteo (inizio sec. IX), Ps. Ippolito (metà sec. IX), Ps. Simone Logothetes (sec. X), infine i Sinassari greci (dei secc. XI e XII). Vi sono anche liste di scrittori arabi (Salomone di Bosra e 'Amr, ecc.) dello stesso tempo. Th. Schermann presenta con precisione (pp. 327-49) i singoli nomi delle 145 persone che, anche una volta sola, furono annoverate tra i d. del S., dando tutte le referenze.