DÖLLINGER, IGNÁZ von. - Storico e teologo, n. a Bamberg a il 28 febbr. 1799, m. a Monaco di Baviera il 10 genn. 1890.
Dopo un tirocinio di studi disparati (storia, letteratura, filosofia, teologia, matematica, scienze naturali) decise di dedicarsi principalmente alla teologia, per cui scelse lo stato ecclesiastico. Insoddisfatto dei corsi teologici nell'Università di Würzburg e nel seminario di Bamberg, vi supplì con studi personali, non riuscendo però a compensare le deficenze della formazione propriamente dogmatica. Sacerdote nel 1822, dopo pochi mesi di cura d'anime si dedicò all'attività accademica: professore nel 1823 al liceo di Aschaffenburg, e nel 1826 all'Università di Monaco, dove esplicò la sua attività fino alla morte.
Per suo merito quell'Università diventava uno dei principali centri di irradiazione per il rinnovamento degli studi cattolici. A Monaco entrò presto a far parte del circolo di Görres e dei redattori dell'Eos. Condivise le loro idee politico-religiose, e combatté con loro la battaglia per la libertà della Chiesa dalle ingerenze dello Stato e per la penetrazione dell'ideale cristiano in ogni campo della vita.
Inviato nel 1848 al Parlamento di Francoforte, vi sostenne l'indipendenza della Chiesa dallo Stato (non la loro separazione), e il trattamento paritetico di tutte le confessioni da parte dello Stato. Con non minore tenacia persegui il programma di una Chiesa cattolica tedesca unitaria, o nazionale, non autonoma nei riguardi della Sede Apostolica o privilegiata in confronto di altre nazioni, ma strettamente unita, nelle sue membra, intorno al sinodo nazionale dei vescovi e a un primato. Così la metà cattolica del popolo tedesco avrebbe potuto più facilmente farsi rispettare nei vari Stati e dalle varie confessioni, e avrebbe riportato l'intera nazione al compimento di una grande missione in servizio della verità e del cattolicesimo. Queste idee di D. le rappresentò al primo convegno delle organizzazioni cattoliche a Magonza (1848), alla Conferenza episcopale di Würzburg (1848), davanti ai cattolici austriaci (Linz 1849), davanti alle autorità politiche, in ogni campo dove poteva arrivare la sua larghissima sfera d'azione. Il D. fu in questi anni forse la personalità più eminente del cattolicesimo germanico. Però se si confronta la sua posizione, ad es., con quella della scuola canonistica (Phillips), caratteristica per la forte accentuazione del primato romano, o con l'ondata di entusiasmo generale della popolazione, che dall'arresto dell'arcivescovo di Colonia (1837) in poi vedeva nella S. Sede la prima garanzia e tutela della libertà ecclesiastica in Germania, si trovava che il D. è completamente assente da queste correnti. In realtà la sua azione cominciò in questi anni a suscitare i primi sospetti nel campo cattolico. Il D. era sempre stato più uomo di studio e scienza che non di azione e di vita, facile quindi a irrigidirsi su posizioni teoretiche, spesso esitante e soggetto all'influsso altrui.
Il decennio 1850-60 segna una fase di esclusiva attività letteraria e scientifica. Ritornato alla cattedra nel 1849, il D. aggiungeva alle sue opere degli anni precedenti (fra cui un Lehrbuch der Kirchengeschichte
1815
Ratisbona 1836-38; uno studio su Maometto, *Mohammed* Religion, 1838; e la celebre *Die Reformation* (3 voll., ivi 1846-49), i suoi scritti più importanti nel campo della storia ecclesiastica: *Hippolytus und Kallistus* (ivi 1853), *Heidentum und Judentum* (ivi 1857), *Chriatentum und Kirche* (ivi 1860): questi ultimo doveva costituire un contrappeso efficace da parte cattolica contro l'interpretazione razionalistica (Bauer-Strauss) del cristianesimo apostolico.
Un viaggio di studio del D. in Italia nel 1857 lo lasciò deluso per la diffidenza incontrata a Roma per la posizione costantemente negativa da lui tenuta nella questione del dogma dell'Immacolata Concezione.
Verso il 1860 ritornò all'attività politico-religiosa. La sua posizione verso Roma divenne pubblica in modo clamoroso dopo le sue conferenze del 1861 nell'Odeon di Monaco (elaborate poi nel libro: *Kirche und Kirchen, Papstthumund Kirchenstaat, Monaco* 1861) in cui il D. manifestava le sue impressioni sulla situazione dello Stato pontificio, e la previsione della sua imminente caduta. Nel mondo degli studi ecclesiastici intanto divampava la lotta fra il movimento neo-scolastico e la cosiddetta *teologia tedesca*, cultrice dell'aspetto evolutivo nei dogmi e nella storia della Chiesa, e avversa a qualsiasi limitazione per opera di decisioni dogmatiche autoritative.
La lotta fu da ambe le parti molto aspra e non sempre condotta con la debita carità. La tendenza neoscolastica godeva, in via di massima, l'appoggio di Roma, l'altra parte si appoggiò sempre più alle potenze politiche e con questa fu il D. Implicato in una questione così difficile e trascinato in una opposizione sempre più esasperata (che scoppiava apertamente nel Congresso degli studiosi cattolici tedeschi a Monaco nel 1863), il grande studioso s'allontanò gradatamente dal punto di vista ecclesiastico. Notevoli, su questa linea, la sua campagna contro l'erezione dei seminari vescovili, e la sua espressa opposizione al *Sillabo*. Nella tesi dell'infallibilità pontificia vedeva un rovesciamento della costituzione ecclesiastica e un pericolo per lo Stato. Perciò nell'imminenza del Concilio Vaticano dedicò all'opposizione tutto il suo sapere e tutta la sua influenza politica.
Escluso dalle consultazioni preparatorie del concilio, il D. intensificò la sua propaganda fra il clero e il popolo, con articoli, con le *Riflessioni* (*Erwägungen*, ecc.), dirette ai vescovi del Concilio nell'ott. 1869, e con una azione assidua presso i vari governi per fomentarne le diffidenze e le opposizioni. Giunse fino a prospettare l'infallibilità come includente il dominio del Papa su tutto l'or- dine temporale, quindi distruttiva dell'autorità statale, e ad invocare l'intervento dello Stato contro le decisioni conciliari. Durante il Concilio il D., informato da persone presenti a Roma, redigeva da Monaco le *Briefe vom Konzil* e altri scritti di violenta opposizione, fino all'apr. 1870 quando fu invitato al silenzio. Proclamata l'infallibilità pontificia, il D. rifiutò di sottomettersi, rispetto la scomunica pur contestandone la legittimità, abbandonò la sua cattedra all'università, dove continuò però ad avere un rilevante influsso come presidente dell'Accademia delle scienze (celebre le *Akadem. Vorträge*, poi pubblicati in 3 voll., 1889-91). Nell'origine della settima dei vecchi cattolici non ebbe parte attiva, né entrò mai in essa. Sul suo influsso sulla politica del *Kulturkampf* per ora è impossibile pronunciarsi. Lavorò con entusiasmo per una riunione delle Chiese separate, sulla base di un'ampia tolleranza della varie confessioni, ma con esito misero ed effimero. Studiose indifessione finì nei più tardi anni della vecchiaia, portava ancora a compimento una pubblicazione di fonti sulla storia del Concilio di Trento (*Unge- druchte Berichte...*, 2 voll., 1876), una *Geschichte der Moralstreitigkeiten in der röm.-kath.* (Kirche seit dem 16. Jahrhundert (2 voll., 1889), i 2 voll. della sua *Geschichte der gnostisch-manichäischen Sekt* in früheren Mittelalter (Monaco 1890), e vari altri scritti. Per la conoscenza dell'attività politico religiosa del D. nei vari periodi della vita è molto utile pure la pubblicazione dei suoi *Kleiner Schrift* curata da F. H. Reusch nel 1890. Fino alla morte, il D. rifiutò di sottomettersi al Concilio.
L'importanza del D. sta nell'aver aperto le vie per uno studio severamente oggettivo della storia ecclesiastica. Il suo influsso sullo sviluppo degli studi teologici positivi si può difficilmente sopravvalutare.