DONI SOPRANNATURALI E GIUSTIZIA ORIGINALE. -
I. NOZIONI
Tutti i teologi cattolici ammettono che lo stato di giustizia originale, cioè lo stato d'innocenza di Adamo prima del peccato, comportava con la natura umana un insieme di d. s. doni preternaturali (v.). Soprannaturali si dicono i primi perché essenzialmente superiori ad ogni natura creata o possibile, umana o angelica, perché sono una partecipazione della natura divina, ossia della vita intima di Dio, ci innalzano sopra le condizioni naturali per farci raggiungere il fine soprannaturale, che consiste nella visione immediata di Dio.Questi d. s. sono la Grazia santificante (ricevuta nell'essenza dell'anima come un innesto divino, germe di vita eterna), le virtù infuse (teologali e morali) che derivano dalla Grazia alle nostre facoltà e i sette doni dello Spirito Santo, che ci rendono docili alle ispirazioni dello Spirito Santo allo scopo di perfezionare l'azione delle virtù infuse, specialmente nelle circostanze difficili in cui queste sole non basterebbero.
II. IL PROBLEMA APOLOGETICO
L'insegnamento cattolico dell'circazione del primo uomo al disopra delle condizioni della sua natura sembra, a prima vista, contraddire a quanto la preistoria ci rivela della civiltà più che rudimentale dell'uomo primitivo. Tuttavia gli studi più recenti della nuova etnologia, specie quelli di G. Schmidt (La révélation primitive, Parigi 1914, pp. 150-60), di mons. Le Roy (La religion des primitifs, ivi 1909), di Th. Mainage (Les religions de la préhistoire, ivi 1921, capp. 2, 3, 9) dimostrano che se i primi uomini conosciuti erano a un basso livello quanto a civiltà materiale, non lo erano quanto alla civiltà spirituale. Questi studi recenti hanno anzi dimostrato che il progredire della civiltà materiale ha orientato l'uomo sempre più verso le cose terrene e si è accompagnato a regresso morale e religioso. La preistoria dimostra che questo regresso cominciò con i primi inizi della storia dell'uomo e non ha cessato di accentuarsi.Ciò conferma i dogmi dello stato d'innocenza e del peccato originale, che si trovano più o meno alterati nelle tradizioni dei diversi popoli circa un'età d'oro sviluppatasi all'origine dell'umanità. Quello che manifestano le prime indicazioni della storia, si è che in mezzo ai popoli diventati idolatri, soltanto il monoteismo degli Ebrei e il cristianesimo sono stati in grado di arginar questa decadenza e restituire agli uomini la giusta idea di un Dio creatore e remuneratore (cf. M. J. Lagrange, Etudes sur les religions sénitiques, Parigi 1905, p. 20 agg.). Come A. Michel dimostra (Justice originelle, in DTNC, VIII, col. 2024) le odierne conclusioni della preistoria e dell'etnologia non vietano affatto di ritenere il primo uomo capace di ricevere da Dio una rivelazione soprannaturale d'indole religiosa e neppure come un genio primitivo dotato di grande rettitudine morale. Questi doni superiori poterono coesistere con una civiltà materiale arretrata, anteriormente al progresso tecnico delle arti, delle scienze e del diritto.
S. Tommaso (cf. Sum. Theol., 1ᵃ, q. 79, a. 9) distingue spesso tra la ragione superiore e la ragione inferiore che si occupa delle cose temporali. Nel primo uomo, la ragione superiore poté essere altamente illuminata dalla Rivelazione divina, mentre la ragione inferiore era ancora quella di un primitivo.
III. LA DOTTRINA DELLA CHIESA E DELLA TEOLOGIA
Seguendo la Scrittura e la Tradizione, la Chiesa, per mezzo del Concilio di Trento (Denz-U, 788, 789) molto esplicitamente insegna che, avendo « il primo uomo disubbidito a Dio nel paradiso terrestre, è decaduto dallo stato di Grazia e santità nel quale era stato creato... e che per tal modo ha perduto per noi come per se stesso la giustizia e la santità che aveva ricevute ». Lo stesso Concilio spiega più oltre (op. cit., 800) che questa giustizia e santità consistono essenzialmente nell'infusione della Grazia santificante e dei doni che l'accompagnano. Essa ci è data da Gesù Cristo in sostituzione di quella che Adamo ha perduto per sé e per noi con la sua disubbidienza.Questa dottrina si fonda sopra la grande verità che Gesù è il nuovo Adamo che ripara ciò che il primo aveva perduto (Rom. 5, 9-21; II Cor. 5, 15-21; Eph. 1, 4-12; 4, 22-24; Col. 1, 12-22; 3, 9-10). Consistendo questo stato di giustizia e di santità interiore essenzialmente nella Grazia santificante, ne segue che essa fu data al primo uomo antecedentemente al peccato. I d. s. che accompagnano la Grazia e che dalla Grazia derivano, sono, secondo la Scrittura e la Tradizione, le virtù infuse (teologali e morali) e i doni dello Spirito Santo, perciò la Grazia santificante si chiama pure la Grazia delle virtù e dei doni (cf. Sum. Theol., 3ª, q. 62, a. 2). Il loro insieme forma nel giusto un organismo spirituale. Secondo i teologi, la Grazia, « partecipazione della natura divina » o « seconda natura », è invece nell'essenza dell'anima come un innesto divino e da essa derivano nelle facoltà le virtù teologali che sono specificate da Dio, fine soprannaturale, le virtù morali infuse che riguardano i mezzi e i sette doni dello Spirito Santo che ci rendono docili alle ispirazioni speciali dello Spirito Santo per supplire, soprattutto nelle circostanze difficili, all'imperfezione delle virtù (cf. Sum. Theol., 1-2ª, q. 62; q. 63, a. 4; q. 65; q. 67; q. 68; q. 110; q. 111; q. 112).
La Grazia delle virtù e dei doni è essenzialmente soprannaturale, come partecipazione della natura divina o della vita intima di Dio; essa è il germe della vita eterna (iemen gloriae) o della visione beatifica, mediante la quale vedremo Dio faccia a faccia, immediatamente, senza tramite di alcuna creatura come egli vede se stesso.
Questa vita essenzialmente soprannaturale della Grazia supera di molto, ad es., il miracolo della Resurrezione che restituisce in modo soprannaturale la vita naturale (vegetativa e sensitiva) del corpo. Quindi il primo uomo ebbe certamente la Grazia santificante, la fede infusa, credette certamente a Dio fine ultimo e supremo remuneratore (Hebr. 11, 6), ebbe la speranza soprannaturale, la carità infusa e i doni dello Spirito Santo: dono di sapienza, d'intelletto, di scienza, di consiglio, di fortezza, di pietà e di timore filiale di Dio (v. DONI DELLO SPIRITO SANTO).
I teologi hanno discusso per sapere se Adamo ebbe la Grazia santificante nel momento stesso della sua creazione o in un secondo tempo. Contrariamente a Ugo di S. Vittore ed a Pietro Lombardo, s. Tommaso (Sum. Theol., 1ª, q. 95, a. 1) con tutta la sua scuola ritiene che Adamo ricevette la Grazia santificante nell'istante in cui fu creato. Questa dottrina è diventata comune, perché più conforme alla Scrittura interpretata dalla tradizione; Gen. 1, 26: « Facciamo l'uomo a nostra immagine »; Eccl. 7, 28-30: « Dio ha fatto l'uomo retto »; Eph. 4, 24: « Bisogna rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella vera giustizia e santità ».
