DOVIZI, BERNARDO. - Umanista, cardinale. Detto Bibbiena dal luogo ove n. il 4 ag. 1470. La sua vita fu legata alle sorti del card. Giovanni de' Medici, poi papa Leone X: fu successivamente suo segretario privato, tesoriere generale, e nel 1513 fu elevato alla porpora cardinalizia. Leone X si servì del D. come consigliere sia nella organizzazione delle feste, sia nei negoziati politici; e lo designò legato nel 1516 presso Carlo V c, due anni dopo, presso Francesco I. M. a Roma nel 1520. È infondata la notizia di un avvelenamento.
La sua figura morale ("ambalissimus homo") lo definì il Bembo, è affidata al ritratto che ne fece il Castiglione nel Cortegiano, quella fisica al ritratto di Raffaello alla Galleria Pitti. È autore di molte lettere e della commedia Calandria, in 5 atti, rappresentata nel 1513 alla corte di Urbino e in seguito (1518) in Vaticano. L'opera, variamente giudicata per la sua tesi comica, è letterariamente tra le migliori commedie del '500; si sviluppa su vicende e scherzi immorali e non riflette soltanto l'epoca in cui venne composta, ma anche una particolare concezione della vita gaudente che ebbe l'autore, come può vedersi tra l'altro nei soggetti di Venere e Amore da lui.

