DUNSTANO, SANTO

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DUNSTANO, santo. - N. ca. il 925 (secondo il Toke [The Bosworth Psalter, ed. Gasquet-Bishop, Londra 1908, pp. 131-43] nel 910), m. il 19 maggio 938. Fu educato nel monastero di Glastonbury e alla corte di Etelstano (924-40), di cui era parente. Ne fu allontanato perché il suo amore dello studio lo rese sospetto di magia. Si rifugiò presso il suo parente s. Elfego, vescovo di Winchester; e quindi tornò, monaco, nel monastero di Glastonbury, di cui Edmondo (940-46), successo ad Etelstano, lo fece abate (945 ca.). Vi educò uno stuolo di vescovi ed abati. Consigliere di Edredo (946-55) negli affari ecclesiastici ed anche politici, cadde in disgrazia di Edwig (955-58), al quale aveva rimproverato i cattivi costumi, e dovette andar esule nelle Fiandre a Mont Blandin, presso Gand. Dopo due anni fu richiamato da Edgardo il Pacifico (958-75), che lo fece vescovo di Worcester (957), poi di Londra (959) e finalmente primare di Canterbury (960). Andò a Roma ed ottenne da Giovanni XII il pallio.

Si dedicò con grande energia e successo alla riforma dei costumi del popolo, alla restaurazione dello spirito ecclesiastico nei monaci e nel clero, alla costruzione di chiese e monasteri e alla ricostruzione di quelli distrutti dai Danesi. Per 28 anni fu anima della Chiesa inglese. Non gli appartengono il Tractatus de lapide philosophorum (Cassel 1649) e la Regularis concordia Angliae (ed. Dugdale, in Monasticon Anglicanum, I, Londra 1817, pp. XXVII-XLV) che un tempo gli furono attribuiti.

BIBL.: La biografia contemporanea e parecchie altre poste-riori, in Acta SS. Maii, IV, Parigi 1866, pp. 344-84; W. Stubbs, Memorials of St. Dunstan, Londra 1874; BHL 352-54; F. Cabrol, L'Angleterre chrétienne avant les Normands, 2a ed., Parigi 1909, pp. 240-50; J. De la Servière, Dunstan (s.), in DTHC, IV, II, coll. 1947-49; J. A. Robinson, The Times of St. Dunstan, Oxford 1923; E. Amann, in A. Fliche - V. MARTINO G, Histoire de l'Eglise, VII, Parigi 1940, pp. 412-13.