EMULAZIONE. - Psicologicamente è il sen-
timento che spinge ad uguagliare e anche a supe-
rare gli altri per il possesso di un bene o di una
qualità personale (ricchezza, lode, onore, vantaggio
professionale o sociale, virtù). Essa ha come radice
a principio un sentimento di onore e di lodevole
amor proprio, che provoca sforzi generosi per un
fine lodevole; importa imitazione e superamento
degli altri, ma senza ledere in nulla i loro diritti;
mantiene una certa cavalleria nella scelta dei mezzi
e si addossa ogni peso, senza affatto gravare sugli
altri; se mai, anzi, giova e coopera a provocare una
nobile gara, che serve di stimolo a fare sempre di
più e sempre meglio. Con questo l'e. si distingue
dall'invidia, dalla gelosia, dalla rivalità malsana,
dall'odio di classe, che sono tutte deviazioni dalla
genuina e. Gli emuli infatti, camminano insieme;
gli invidi e i gelosi si adergono l'uno contro l'altro;
i primi nutrono stima per i loro concorrenti, non
mirano che a superarli senza schiacciarli, si vogliono
meritare con il loro sforzo il buon successo cui ane-
lano; i secondi, invece, si combattono, si stimano
ed agiscono da avversari, si danno lo sgambetto,
tentano di arrivare primi alla metà con qualunque
mezzo, pur di arrivare.
Appare subito da quanto si è qui accennato, come
l'educazione possa trovare a abbia sempre trovato nella
e. uno stimolante attivo ed energico allo sforzo e una
fisionomia, per così dire, fatta di generosità e di nobiltà
insieme; tanto da far proclamare l'e. una necessità, come
è necessario il vapore acqueo per muovere determinati
congegni. Tale necessità è sempre stata riconosciuta e
adeguatamente sfruttata in tutti i campi. Basti accennare
al Greci, che nelle gare ginnistiche e letterarie videro
un mezzo per accrescere al corpo snellezza, armonia di
proporzioni e bellezza; e per spingere le arti e le lettere
ad un sempre maggior grado di perfezione; gli asceti
cristiani trovano nell'esempio degli altri lo stimolo ad
abbandonare il male e a darsi perdutamente al bene e
alla sanità (cf. il: «se questi è quegli, perché non io?»
di s. Agostino, Confess., VIII, 11, 27); gli insegnanti lo
strumento per ottenere dagli alunni una maggiore appli-
cazione ed un maggior profitto. Basti osservare l'uso co-
stante che se ne fa nello «ratio studiorum» Gesuiti (v.),
con le accademie pubbliche annuali di poesie e poemetti;
con la divisione delle singole classi in due campi antago-
nistici con cariche (tolte generalmente dalla storia romana; imperatori, consoli, pretori, ecc.) assegnate ai migliori e con posti distinti; con l'assegnazione fatta da ogni alunno di un emulo; con gli esami scritti e la distribuzione dei premi ai più meritevoli.

Ma l'e. corrisponde così pienamente alla natura umana, che gli avversari, in pratica, dovettero abbandonare le loro posizioni, ed essa continua fino ai nostri giorni in tutti i campi delle arti, delle lettere, delle scienze (borse di studio, esenzione dalle tasse scolastiche) e anche del lavoro (il cosiddetto stakanovismo).