ENCRATITI (ἘΓΚΡΑΤΕΙ͂, ἘΓΚΡΑΤΕΙ͂, ἘΓΚΡΑΤΕΙ͂ΤΑΙ)

ENCRATITI (Ἐγκρατεῖ, ἐγκρατεῖ, ἐγκρατεῖται). - Gli e. sono i "continenti" per antonomasia, critici che rappresentano una tendenza eccessiva verso l'ascetismo, proibendo l'uso della carne, del vino e del matrimonio e professano quindi una continenza nella forma più rigorosa. A difendere la loro dottrina si servivano di passi del Nuovo Testamento in cui è raccomandata la continenza, isolandoli dal contesto, interpretandoli cavillosamente ed anche alternandoli.

In realtà è chiarissimo come questa posizione derivi dal concetto neoplatonico e gnostico della materia che è male, che è l'opera malvagia del demiurgo, alla quale non si deve partecipare. Questa tendenza si manifesta fin dai tempi apostolici (I Tim. 4, 1-5) e man mano si sviluppa durante il sec. r.; gli apocrifi Atti di Paolo, di Pietro, di Giovanni la favoriscono. Verso la fine del sec. IV gli e. sono, secondo s. Epifanio, grandemente diffusi e le loro idee fanno presa anche su cristiani in buona fede (p. es., Alcibiade, uno dei martiri di Lione; cf. la Lettera delle Chiese di Vienna e Lione alla Chiese d'Asia e di Frigia, in Eusebio, Hist. eccl., V, 30; PG 20, 437). Sembra anche che essi abbiano avuto una loro organizzazione ecclesiastica.

È evidente che gli e. rappresentavano un grave pericolo per la Chiesa e per la società, specialmente riguardo alla proibizione del matrimonio. Furono considerati eretici da S. Irenio (Ad. haer., I, 28; PG 7, 690-91), dallo spadone (Theophilus de Praescr., 52; PL 2, 72) e da Ippolito (Philopohumena, VIII, 16-20; ed. P. M. Cruice, Parigi 1860). Cf. anche s. Epifanio, Haer., XLVII, XLVII; PG 4, 839-53.

La discussione sulla validità del Battesimo da essi conferito diede origine alla nota controversia tra papa Stefano e s. Cipriano.

Teodosio, insieme ai manichei, condannò espressamente gli e. ed anche gli apostolici, gli ieropraesiti e i sacrofoni, tutte dette, queste, ispirate ai principi dell'encratismo (seconda costituzione contro i manichei, Codex Theodosianus, XVI, tit. V, I, 7; I, 11).

Tra i principali esponenti dell'encratismo si ricordano Giulio Cassiano, doceta, che compose un libro Ippolito Vouytz, a Taziano, l'autore del Diatessaron, detto da s. Girolamo princeps encratitarium (Epist., XLVIII, 2; PL 22, 494), dal quale prese il nome una setta di e.

Bona.: Oltre agli articoli nelle principali enciclopedie V. HARAN, Geschichte der altchristlichen Literatur bis Eusebius, Lipsia 1893-97; L. Duchesno, Historia antiqua de I'Eglise, I, 3a ed., Parigi 1907, p. 510-39; A. Ehrhard, La Chiesa dei martiri, Firenze 1947, pp. 205-206.