Enrico Josi

Enrico Josi

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(Int. Alianri)
Caetani - Castello della famiglia C. (secc. xili-xv). - Sermoneta.

"d altri castelli della Campagna, oltre quelli della Sabina. Con questi acquisti la famiglia C. era ormai in grado di fronteggiare, come baluardo di parte guelfa, la parte ghibellina rappresentata da casa Colonna; e con essa infatti lottò per cinque lustri fino alla pace conclusa nel 1327 .

Fratello di Pietro fu Francesco, creato cardinale dallo zio il 17 dic. 1295, m. in Avignone il 16 maggio 1317, che tanto si adoperò per salvaguardare la memoria di Bonifacio VIII in occasione del celebre processo sotto Clemente V. Egli comprò dai Gabelluzzi il 14 marzo ed il 19 luglio 1302 il possesso di Cecilia Metella sull'Appia e fabbricò il relativo castello; ma lo tenne per pochi anni. Della parentela di Bonifacio in quegli anni furono Benedetto C., iunior, creato cardinale nel primo semestre 1295, m. il 14 dic. 1296 STEFANESCHI, GIACOMO (v.) creato cardinale insieme con Francesco.

Loffredo III, figlio di Pietro, allargò i domini con la vasta e ricca signoria di Fondi e di Traetto.

Bibl.: I documenti più importanti dell'archivio, il più ricco degli archivi privati di Roma, la storia della famiglia C. e la bibl. inerente si trovano nella collezione di Gelasio C., Documenti dell'archivio C. (II voll.), ricca di contenuto, precisa e condotta con buon metodo. Sono editi i voll.: Caietanorum Genealogia, Perugia 1920, indice genealogico e cenni biografici dei C. dalle origini all'anno 1882; Regesta Chartarum dal 954 al 1500, 6 voll., Sancasciano 1927-29; Epistolarium Honorati C., ivi 1926; Demus Cuietana, 2 voll., ivi 1927-33; Varia, ivi 1956. Inoltre si possono consultare utilmente: G. B. Carinci, Documenti scelti dall'archivio C. di Roma, Roma 1846; V. Novelli, I Colonna e i C., ivi 1893; S. A. Guarnieri, Cenni storica-biografici-genealogici dei C., ivi 1893.

Rodolfo Sommaruga
Le vicende dei nipoti e pronipoti di Bonifacio VIII si svolgono in continuo contatto con quella della Campagna e Marittima dello Stato Pontificio e di Roma

stessa e con quelle del regno di Napoli. Parte importante ebbero in esse Niccolò, capitano di singolare abilità, e in particolare Onorato I (n. ca. il 1336) figlio suo e di Giacoma Orsini, conte di Fondi, che troviamo alla corte di Napoli nel 1352. Nel 1358 insieme col fratello Giacomo ebbe dai cittadini la signoria di Anagni; nel 1367, in lega con altri signori, si impadronì di Ferentino, ma ne fu scacciato subito dopo e venne anche scomunicato da Urbano V. Gregorio XI nel 1377 lo costituì rettore di Campagna e Marittimo. Morto Gregorio XI, non volle riconoscere l'elezione di Urbano VI e aderì ai cardinali ribelli. Dopo aver vinto i romani a Ponte Salario il 16 luglio 1378 , si ritirò a Fondi dove, sotto la sua protezione, il 20 sett., nella Cattedrale, Roberto di Ginevra (v.) fu eletto e coronato papa dagli scismatici con il nome di Clemente VII. Dall'antipapa ricbbe il governo di Campagna e Marittima toltogli da Urbano VI, ma fu perciò colpito dalla scomunica lanciatagli da quest'ultimo. Trovò appoggio alla sua politica in Giovanna regina di Napoli finché non salì al trono Carlo III di Durazzo che si schierò dalla parte del vero Papa. Lottò a lungo tanto contro Carlo III quanto, e con più violenza, contro Ladislao successo al padre nel 1386. Fu costretto ad una tregua, nel 1390 , che rinnovò anche con il nuovo papa Bonifacio IX, ma che ruppe nel 1397. Vinto finalmente dalle forze riunite del Papa e del re fu costretto a chiedere la pace. Morì il 20 apr. 1400 lasciando erede l'unica figlia Jacobella di quanto gli rimaneva dopo le disgraziate vicende.

Bibl.: G. Caetani, Domus Caietana (già citata), I, I, pp. 278-324; L. Ermini, Onorato I conte di Fondi e la Scisma d'Occidente, Roma 1238. Emma Santovito
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(da G. Caetani, Domus Caietana, Sancasciano 1217-21) Caetani - Statuti borgiani di Sermoneta (fine del sec. xv).

Giacomo II (m. nel 1423) non partecipò alle turbolenze suscitate dal fratello Onorato, ed ereditò da Jacobella sua nipote quanto le era rimasto dell'eredità paterna. Da Sveva Sanseverino egli ebbe GiaCOMO III, al quale assegnò i possessi situati entro lo Stato Pontificio; a Cattoloroso che fu valente capitano assegnò i beni posti nel Regno; ed infatti questi ebbe poi gran parte nelle vicende di esso e diede origine al ramo dei C. d'Aragona, i quali continuarono la tradizione del padre al servizio dei re aragonesi. Terzo fratello fu Antonio che entrò nella carriera ecclesiastica. N. verso il 1360 , era nel 1387 arcidiacono di Bologna e nel 1390 lo si trova priore di S. Giacomo sopr'Arno a Firenze. Aspirava nel 1395 all'arcidiocesi di Patrasso; invece nel febbr. 1395 ebbe il patriarcato d'Aquileia, in un momento difficile per le discordie interne del paese. Con l'aiuto del fratello Cristoforo poté entrare nel Friuli e nell'Istria, di cui oltre che metropolita era anche signore feudale e governò il paese con grande abilità. Lasciò il Friuli sul principio del 1401 per recarsi nel Regno, ed il 27 febbr. 1402 Bonifacio IX lo creò cardinale di S. Cecilia, previa rinuncia al Patriarcato.
Egli fu l'unico grande ed illustre prelato della sua casa fra il gruppo dei secc. xiri-xiv e quello del Cinque e Seicento. Quanto allo scisma nel quale si trovò implicato, ebbe costante preoccupazione di provvedere all'estinzione di esso nei Conclavi a cui partecipò. Ebbe in commenda il monastero dei SS. Alessio e Bonifacio (1404); fu penitenziere maggiore, arciprete della Basilica lateranense, vescovo di Palestrina (1405), abate di Farfa (1407). Nel 1408 si separò dall'obbedienza di Gregorio XII e promosse il Concilio di Pisa nella speranza di troncare lo scisma. Partecipò quindi all'elezione di Alessandro V e aderì a quella di Giovanni XXIII. Morì l'ir genn. 1412 a Roma e fu sepolto nella chiesa della Minerva.

Bibl.: P. Paschini, A. C. cardinale aquileiste, in Arch. d. Sac. romano di storia patria, 411 (1931), pp. 147-227; id., Il patriarca A. C., in Mem. Stor. Forogial., 27 (1933), pp. 73-205; id., L'Istria patriarcalo durante il governo di A. C., in Atti e Memor. della Soc. Istriana di Archeol. ecc., 42 (1930), pp. 1-33. Pio Paschini
Durante il sec. xv, attivi furono i rapporti dei C. di Sermoneta con le grandi famiglie romane in relazione con la politica di Eugenio IV, specialmente, e con quella di Sisto IV. Momento critico per loro si ebbe quando Alessandro VI, prendendo occasione dalle continue lotte che essi avevano con quei di Sezze, intervenne contro di loro con una bolla il 22 sett. 1499 ed aggiudicò il loro patrimonio alla Camera.
Enrico C., n. a Sermoneta nel 1550, studiò a Perugia ed entrò nella Curia quale,referendario apostolico. Nominato patriarca di Alessandria il 29 luglio 1585 , fu creato cardinale da Sisto V il 18 dic. seguente e camerlengo il 26 ott. 1587; dal 1586 al 1587 fu anche legato a Bologna. Avvenuto l'assassinio di Enrico III re di Francia (10 ag. 1589), Sisto V inviò a Parigi il C. il 25 sett. con l'incarico di provvedere alla difesa degli interessi cattolici nella successione del regno e impedire il Concilio nazionale. Il C., che fu accompagnato da. s. Roberto Bellarmino quale teologo, si mostrò troppo favorevole alla Spagna, contrariamente alle intenzioni del Papa, ed osteggiò i partigiani cattolici di Enrico di Navarra, il futuro sovrano. Morì in Curia il 13 dic. 1599 e fu sepolto nella suntuosa cappella famigliare a S. Pudenziana ch'egli aveva fatto edificare. Nella sede di Alessandria gli era successo il fratello Camillo che

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(da G. Cactani, Domus Caitana, Sancaniara 260-27) Caetani - Ingresso del cardinale legato Enrico C. in Parigi, il 25 genn. 1590. Incisione in legno - Parigi, bibl. Nazionale, Estampes.

fu nunzio presso l'imperatore, poi, nell'ott. 1592, nunzio ordinario in Spagna.

Bibl.: L. Cardella, Notizie storiche dei cardinali, V. Roma 1793, pp. 228-30: C. Manfroni, La legazione del card. C. in Francia, Torino 1893; Pastor, X, passim; G. Cactani, Domus Caietana, II, Sancasciano 1933. p. 238. Maria Marsetetto
Membro del S. Collegio fu anche Antonio C. (n. nel 1566) dei duchi di Sermoneta. Studiò diritto a Bologna e a Perugia ed accompagnò lo zio Enrico nelle sue legazioni. Il 31 ag. 1605 successe al cardinale Bellarmino nella sede di Capua, e nel 1606 fu inviato nunzio in Germania presso l'imperatore. Ritornato a Roma nel 1611 fu subito inviato nunzio in Spagna. Creato cardinale di S. Pudenziana il 19 luglio 1621, m. in Curia il 17 marzo 1624 e fu sepolto a S. Pudenziana.
Bibl.: H. Biaudet, Les nonciatures apost. permanentes jusqu'en 1648, Helsinki 1910, p. 257; Pastor, XIII, passim.
Emma Santovito
Ultimo in questo gruppo di prelati ci si presenta Luigi C. n. a Piedimonte nel luglio 1565 , anch'egli del ramo di Sermoneta; patriarca di Antiochia il 14 marzo 1622, fu creato cardinale il 19 genn. 1626. Era coadiutore a Capua del card. Antonio e gli successe su quella sede; m. in Curia il 15 apr. 1642 e fu sepolto a S. Pudenziana.
Bibl.: Eubel-Gauchat, IV, passim. Pio Paschini
Con il declinare del Seicento declinano anche le sorti dei C. di Sermoneta, finché non sorse a dar nuovo lustro Michelangelo C., duca di Sermoneta e principe di Teano, figlio d'Enrico e di Teresa de Rossi, n. a Roma il 20 marzo 1804, m. ivi il 12 luglio 1882. Spirito arguto, d'ingegno singolare e di vasta cultura, coltivò particolarmente gli studi danteschi e, sotto la guida del Tenerani e del Minardi,
scultura e pittura. Nel palazzo avito, "l'eremo delle Botteghe Oscure", accoglieva largamente in casa sua uomini eminenti d'ogni paese, dallo Stendhal al Talite, dal Balzac al principe di Galles, dal d'Azeglio al Gregorovius. Liberale moderato, diffidava degli entusiasmi troppo facili ("L'ignoranza degli Italiani nelle cose politiche - lamentava nel 1848 - è al di là d'ogni credere. Tutti concorrono all'impedimento di ogni legalità") ed invocava riforme meditate e graduali. Loro per l'elezione e per i primi atti di Pio IX, ne sostenne la politica come presidente del Circolo romano (dic. 1847) e quale ministro di polizia del ministero Bofondi ( 12 febbr. 1848). Dopo la caduta della Repubblica romana si consacrò più che mai ai suoi studi prediletti ed alle relazioni poli-tico-culturali con il fior fiore degli intelletti europei, anche dopo la cecità che lo colpì nel 1865 . All'indomani del plebiscito dell'ott. 1870 quale presidente della Giunta provvisoria di Governo ne portò ufficialmente a Vittorio Emanuele II i risultati.
Bibl.: U. Pesci, Il duca di Sermoneta, in L'Illustrazione ital., 2 (1882), pp. 425-28; E. Cactani, Alcuni ricordi di M. C. duca di Sermoneta, raccolti dalla tua caduca, Milano 1904.
Alberto M. Ghisalberti
Figlio di Michelangelo fu Onorato, n. il 18 gennaio 1842 ; deputato per più legislature, fu anche sindaco di Roma, presidente della R. Società geografica (18791887) e diede incremento alle esplorazioni africane e lasciò scritti di argomento geografico. Ministro degli Esteri nel marzo-luglio 1896, m. il 25 sett. 1917. Suo figlio fu Leone C. 1 tentò la vita politica, ma si acquistò fama per la sua speciale competenza negli studi islamici ed in particolare per gli Annali dell'Islam che pubblicò in 10 voll. dal 1904 al 1906, e per un Onomasticon arabicum di cui uscì solo un volume a Roma (a. d.), compilato in collaborazione con G. Gabrielli.
Suo fratello Gelasio, valente ingegnere, restaurò
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Cactani - Lettera autografa di Michelangelo C. al sig. Mazzocchi (6 ott. 1847) - Roma, archivio dell' Istituto per la storia del Risorgimento.

con grande sapienza il castello di Sermoneta; pubblicò signorilmente una serie di volumi sulle vicende ed i documenti della sua casa; e ricostituito l'archivio di famiglia, dispose che fosse conservato nell'archivio Vaticano. Fu anche ambasciatore a Washington.

Pio Peschini