ENRICO VII, IMPERATORE. - Figlio del conte Enrico III di Lussemburgo, n. tra il 1270 e il 1280, m. a Buonconvento il 24 ag. 1313. Alla morte di Alberto di Asburgo (1º maggio 1308), per intervento del fratello Baldovino vescovo di Treviri e nonostante le mene di Filippo il Bello, che voleva far eleggere il proprio fratello Carlo di Valois, fu elevato all'unanimità ad imperatore di Germania (27 nov. 1308). Fu incoronato ad Aquisgrana il 6 genn. 1309 e confermato da Clemente V nel luglio successivo.
Carattere nobile, ma più cavaliere che sovrano, per dare maggior splendore a grandezza all'Impero che considerava come l'unica monarchia universale, sollecitò l'incoronazione papale a Roma. Sistemate perciò le cose in Germania, con l'approvazione del Papa cui aveva fatto balenare l'idea di una Crociata, nell'autunno del 1310 si accinse a venire in Italia per raggiungere il suo intento. Gli stessi partiti politici che travagliavano la penisola con rivoluzioni continue e lotte fratricide sollecitavano la venuta dell'Imperatore, sperando con il suo intervento raggiungere pace e tranquillità. Nell'ott. del 1310 E. ricevette a Torino l'omaggio di molti signori e vescovi; passò poi in Lombardia accolto con grande entusiasmo ed il 6 genn. 1311 ricevette a Milano la corona ferrea. Ma pochi giorni dopo, per le sue richieste esose di denaro e di ostaggi,
scoppiò una rivolta; altre città si ribellarono ed allora E., abbandonata la missione di paciere al disopra delle fazioni, si mise apertamente a capo del partito ghibellino. Durante la sua permanenza in Lombardia parecchie città rea di essere guelfe furono distrutte. Nel febbre, del 1312, passando per Genova, si recò in Toscana, dove mise al bando alcune città, e nel maggio giunse a Roma. La città era presidiata dai soldati di Roberto di Napoli, capo del partito guelfo; E. poté occupare soltanto il Laterano, dove il 29 giugno fu incoronato. In rotta ormai con il partito guelfo, si alleò con Federico re di Sicilia, e nell'ag. tornò in Toscana deciso a punire e sottomettere Firenze ch'era a capo dell'opposizione, ma dovette ritirarsi. Finito l'anno di tregua impostogli da Clemente V in favore di Roberto di Napoli, e sprezzando le minacce di scomunica, con l'aiuto di Federico e delle città ghibellino d'Italia disegnava invadere le Puglie, ma la morte lo colse a Buonconvento, travolto da avvenimenti maggiori di lui. Con E. tramontava per sempre l'idea di un impero universale tedesco tanto vagheggiato in quel tempo, specialmente da Dante.