ENRICO VI, IMPERATORE. - Figlio di Federico Barbarossa e di Beatrice di Borgogna, n. nel 1165, m. a Messina il 28 sett. 1197. Nominato re dai Romani a 3 anni, fu associato all'Impero con il titolo di Cesare nel 1184. Il 27 genn. 1186 per mire politiche sposò a Milano Costanza di Altavilla, erede al Regno di Sicilia. Il papa Urbano III, che vedeva in quel matrimonio un pericolo per la Chiesa, si rifiutò di incoronario, ed allora E. per ordine del padre invase il territorio pontificio saccheggiandolo; solo quando il successore di Urbano, Gregorio VIII, gli promise che non avrebbe ostacolato le sue pretese sulla Sicilia, sospese le ostilità. Alla morte del padre, avvenuta il 10 giugno 1190 in Siria durante la Crociata, E. fu proclamato imperatore.
Ambizioso ed ostinato, avido di dominio e di grandezza, dopo aver sistemato le cose di Germania dove erano scoppiati dei torbidi fomentati da Enrico di Baviera, nella primavera del 1191 scese in Italia. Per ottenere la corona imperiale non esitò a tradire la ghibellina Tuscolo, che fu consegnata ai Romani e da questi poi distrutta. Subite dopo l'incoronazione, nonostante le ammonizioni del Pontefice, E. si recò nell'Italia meridionale per sottomettere il regno della moglie, ma trovò forte ostacolo in Tancredi d'Altavilla e dovette in seguito desistere dall'impresa a causa di un'epidemia scoppiata nell'esercito. Ritornò perciò in Germania nel sett. e contro i patti
sanciti a Worms nel 1122 nominò ed investì vescovi. Morte Tancredi (1194) ritornò in Italia per la conquista del Regno siciliano; molte città gli si arresero, altre furono prese con le armi. Assicuratosi il potere (1196), commise le più atroci crudeltà contro ecclesiastici e laici, accusandoli di congiura a facendoli morire tra spaventosi supplizi, mentre i suoi soldati si abbandonavano alle più inaudite violenze. Fece accecare il giovane figlio di Tancredi e condusse prigioniere in Alsazia la moglie e la figlia di lui. Sollevatisi i siciliani, E. soffocò la ribellione ferocemente. Con blande promesse intanto lusingava il Papa a preparare una Crociata. La morte di Saladino (1193) e la conseguente spartizione del suo Regno tra i figli offrivano realmente un'occasione propizia a tale impresa. Sollecitato anche dai principi orientali, E. si decise alla spedizione, ma con la mira di estendere i suoi domini. Nel maggio del 1195 tenne una dieta a Bari e ricevette la Croce dal vescovo di Trani, mentre in Germania promuoveva assemblee allo scopo di arruolare soldati. L'inizio della spedizione avvenne nel sett. del 1197, ma E. rimase in Italia, e la morte sopravvenutagli poco dopo fece fallire ogni cosa.
BIBLI: T. Toesch, Jahrbücher der deutschen Geschichte unter Heinrich VI, Lipsia 1867; F. Chalandon, Histoire de la domination normande en Italie et en Stille, 2 voll., Parigi 1907; A. Cartellieri, Heinrich VI und der Höhepunkt der stantischen Kaiser Politik, Lipsia 1914; J. Halley, Kaiser Heinrich VI, Berlino 1915; V. Pfaff, Kaiser Heinrich VI höchster Angebot an die römische Kurie, Heidelberg 1923; W. Cohn, Das Zeitalter der Hohenstaufen in Stillein, Breslau 1925; V. Pfaff, Kaiser Heinrich höchster Angebot an die römische Kurie, Heidelberg 1927; E. Pervis, Der Erbrechtsplan Heinrich VI, Berlino 1927; G. Falco, La S. Romana Repubblica, Napoli 1942, p. 241 sgn.