ENRICO V, IMPERATORE

ENRICO V, IMPERATORE. - Figlio del precendente di Berta di Savoia, n. 18 gen. 1081, rom. a Utrechti il 23 maggio 1123. Designato alla successione nel 1098 dopo la rivolta del fratello Corrado, fu incoronato re il 6 gen. 1099. Principe ambizioso e senza scrupoli, nel 1104 tradì il padre costringendolo ad abdicare, e gli successe nell'ag. del 1106. Nonostante le proteste di fedeltà al Papa, con audace disinvoltura e disprezzo delle leggi canoniche cominciò a nominare dare l'investitura ai vescovi. La Chiesa, che aveva già tanto lottato contro il padre per rivendicare appunto quella libertà delle investiture, non poteva restare passiva, e la rotura divenne fatale.

E. però bramava cinque la corona imperiale, anche accordandosi con il Papa, ma gli avvenimenti di Germania e le difficoltà sopravvenute tra il 1108-1109 gli impedirono di effettuare il suo disegno. Soltanto nell'ag. del 1110 poté scendere in Italia; sottomanse facilmente la Lombardia e la Toscana e celebrò il Natale a Firenze. Nel febbr. del 1111 le trattative iniziate con il Papa condussero al Concordato di Sutri: E. promise di rinunziare ad ogni investitura, il Papa, a nome dei vescovi, a tutte le regioni e feudi imperiali. Durante la cerimonia dell'incoronazione, però, i vescovi rifiutarono di sottoscrivere la rinunzia richiesta; E. si dichiarò allora sciolto dal suo giuramento i rivendici di diritto alle investiture; il Papa si rifiutò di incoronarlo, ma scoppiato un tumulto fu fatto prigioniero. Per due mesi resistette a tutte le minacce, ma alla fine cedette ed E. ottenne come privilegio speciale il diritto di conferire le investiture (11 apr. 1111). Il giorno 13 fu incoronato imperatore e tosto ritornò in Germania pagò del successo ottenuto. Il fatto però suscitò l'indignazione in tutta la Chiesa, con scritti e petizioni si scongiurava il Papa a ritrarre quello che si designava come un privilegium perché estorto con la violenza. Pasquale II, libero ormai dalla violenza imperiale ed appoggiato da tutti i vescovi, il 23 marzo 1112 annullò il privilegio; però sollecitato a scommuicare E. non lo volle fare sperando nella sua resipiscenza, sapendolo impegnato in gravi difficoltà politiche in Germania. Nel 1116 E. venne in Italia per incamerare i beni della defunta contessa Matilde, sebbene fossero stati lasciati alla Chiesa; risciogli facilmente l'impresa, sperava di venire ad un accordo incontrato con il Papa pur non rinunziando alle investiture. Ma Pasquale II confermò le revoca del privilegio e rinnovò il decreto gregoriano contro le investiture laiche.

E. allora assediò Roma e se ne impossessò all'inizio del 1117, mentre il Papa si rifugiava a Benevento, ed il giorno di Pasqua si fece di nuovo incoronare da un arcivescovo. Nell'estate successiva ritornò in Germania, ma conosciuta l'elezione del nuovo pontefice Gelasio il 23 gen. 1118 ritornò clandestinamente a Roma per farlo prigioniero. Gelasio riuscì a fuggire, ed allora E. deluso e furente clesse l'antipapa Gregorio VIII che Gelasio, da Capua, scomunicò insieme con E. Questi, per ostacolare la promulgazione della scommessa, ritornò in Germania, ed allora Gelasio poté ritornare a Roma; ma fu costretto di nuovo a partire e riparare in Francia dove morì il 29 gen. 1119. A suscenderli fu eletto Callisto II, che, sebbene fedele seguace delle idee di Gregorio VII, tuttavia desiderava di venire ad un accordo con E. per ristabilire la pace. Lo stesso cipiscopato tedesco, che ormai cominciava a capire la necessità della riforma per la Chiesa, lo incoraggiava a proseguire per quella strada. Anche E. da parte sua, nella Dieta di Magna-grava al 1119, prometteva di rappacificarsi con il Papa. Legati di Callisto s'incontrarono allora con E. e si venne ad un accordo preliminare di reciproche promesse, rinviando le decisioni ad un colloquio diretto tra il Papa e l'imperatore. L'incontro avvenne a Moutzen, ma per le tergi-

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ENRICO V IMPERATORE - ENRICO VII IMPERATORE

ENRICO VII, IMPERATORE - Figura genicente di F. VII. Dalla tomba scolpita da Tirso da Carmino (sec. XIV) - Pisa, Duomo.

versazioni di E. non si concluse nulla, e nel Concilio di Reims (ott. 1119) il Papa rinnovava la scomunica. Durante il 1120 E. fu impegnato in Germania in lotte civili, alla fine delle quali (sert. 1121) si tenne una dieta a Würzburg in cui si prescrisse la pace per tutto il regno e si decise, con l'assenso dello stesso E., di inviare legati per trattare con il Papa. I negoziati furono conclusi a Worms con un concordato il 23 sett. 1122.

E. rinunziava ad ogni investitura per mezzo dell'Anello e del pastorale, prometteva di non ingerirsi nelle elezioni dei vescovi, di restituire alla Chiesa tutti i beni che le erano stati tolti e di aiutarla nell'opera di riforma. Da parte sua il Papa concedeva che le elezioni dei vescovi fossero fatte alla presenza dell'Imperatore o di un suo delegato e che si concedessero le regalie con l'investitura mediante lo scontro. La pace fu suggellata con la celebrazione di una Messa solenne, durante la quale E. fu ammesso alla Comunione e ricevette il bacio di pace dal card. L'ambito di Ostia a nome del Papa, che lo dispensò da ogni altra penitenza canonica. La lotta per le investiture, che aveva travolgato per cui, 30 anni la Chiesa c'Impero, ebbe così termine.

Bibl.: G. Meyer von Knonau, *Fahrbücher des deutschen Rechts unter Heinrich IV und Heinrich V*, 7 voll., Lipsia 1898-1900; E. Bertheim, *Das Wormser Konzert und seine Voraussetzungen in der deutschen Politik*, 1900; A. Fliche, *L'Europe occidentale de 1888 à 1925*, Paris 1920, passim; A. Fliche-V. MARTINO G, *Hist. de l'Eglise*, VIII, 1936, pp. 345-50.