ENRICO IV, IMPERATORE

ENRICO IV, IMPERATORE. - Figlio del precedente e di Agnese, n. l'11 nov. 1050, m. presso Visé (Belgio) il 7 ag. 1106. Incoronato re già a quattro anni, poté ottenere la successione paterna nel 1056 mercé l'interessamento del papa Vittore II, ma essendo ancora fanciullo fu costituita una reggenza diretta da Agnese. In seguito ad una congiura, nel 1062 fu sottratto alla madre e condotto a Colonia per essere educato, ma crebbe spregiudicato e di costumi corrotti. Dichiarato maggiorenne a quindici anni nel 1065, l'anno successivo sposò Berta di Savoia, che ben presto abbandonò per darsi ai piaceri più grossolani, e dalla quale avrebbe volentieri divorziato se s. Pietro Damiani non gli avesse minacciato le pene ecclesiastiche. Prese le redini del governo nel 1069, si adoperò subito con energia a rafforzare la sua autorità sulle terre dell'Impero, per cui dovette sostenere delle lotte che gli resero difficile la vita e il governo. Ma la lotta più aspra la ingaggiò contro la Chiesa a proposito della controversia per le investiture.

Durante la reggenza di Agnese e nei primi anni di regno dello stesso E. la simonia era praticata apertamente in Germania: vescovati ed abbazie erano venduti all'incanto a comprati da persone non sempre degne. Gregorio VII, eletto il 22 apr. 1073, decise di porre fine a tanto disordine colpendo il male alla radice, i suoi rapporti con E. però da principio furono informati a cordialità e spirito di conciliazione, tanto che l'Imperatore promise soddisfazione e si mostrò favorevole ad un accordo. Intanto nel Sinodo quaresimale del 1075 Gregorio promulgava il decreto contro le investiture laiche. E., che aveva bisogno di feudatari ecclesiastici fedeli per bilanciare l'autorità di quelli laici, giudicò il divieto pontificio come lesivo dei suoi diritti e, forte della vittoria riportata sui Sassoni, continuò imperterrito a conferire le investiture. Gregorio, pur sempre disposto alla pace, protestò energicamente, ma i suoi legati non ottennero soddisfazione e citarono E. al Sinodo romano del 1076. Per tutta risposta E. riunì una dieta a Worms ed il 24 genn. 1076 sotto le accuse più assurde depose Gregorio. La decisione fu poi approvata anche dai vescovi dell'Italia settentrionale radunati a Piacenza e notificata a Roma durante il sinodo quaresimale. A tanta impudenza Gregorio rispose con la scomunica, interdicendo ad E. il governo della Germania e dell'Italia e sciogliendo i sudditi dal giuramento di fedeltà. Il vuoto si fece attorno ad E.: principi e vescovi l'abbandonarono e nell'ott. del 1076 la Dieta di Tribur decise di convocare un sinodo per il febbr. successivo da tenersi in Germania sotto la presidenza del Pontefice per decidere la questione. E. con abile mossa prevenne allora i suoi nemici; scese in Italia, ed a Canossa il 28 genn. 1077 ottenne da Gregorio l'assoluzione della scomunica. I principi tedeschi intanto eleggevano a Forchheim un altro imperatore nella persona di Rodolfo di Svevia: la guerra civile scoppiò e si protrasse con alterne vicende fino al 15 ott. 1080, quando per la morte di Rodolfo E. rimase solo padrone. Gregorio VII però nel marzo del 1080 scomunicò di nuovo E. come spregiuro e fedifrago. Il 31 mag-

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(da K. Lange, Münchener des Mittelalters, Lipsa 1872, par. 1) ENRICO IV, IMPERATORE - Moneta d'argento (1056-1106). Berlino, Geldmuseum der deutschen Reichsbank.
gio, nella Dieta di Magonza, E. depose Gregorio, ed il 25 giugno fece eleggere a Bressanone da alcuni vescovi del suo sentire un antipapa nella persona di Guiberto di Ravenna (Clemente III). Ritornò in Italia nel marzo del 1081, cinse la corona ferrea a Pavia, e dopo essersi impadronito dei beni della contessa Matilde, nel maggio assediava Roma sperando di prenderla con l'aiuto del popolo. Deluso ritornò in Lombardia mentre in Germania i principi elettori prendevano come re Ermanno di Lussemburgo. Nel febbr. del 1082 ritornò l'assedio di Roma, ma dovette sospenderlo per i calori estivi; ritornò l'anno successivo e nel giugno del 1083 riuscì ad impadronirsi della città leonina.

Gregorio acconsentì allora a convocare un concilio per definire la questione, ma ciò non ebbe effetto per la malafede di E., il quale riprese le ostilità ed il 21 marzo 1084 occupò tutta la città mentre il Papa si rifugiava in Castel S. Angelo. Convocò tosto un sinodo in S. Pietro in cui Gregorio fu deposto e scomunicato e l'antipapa Clemente fu intronizzato solennemente il 24 marzo; il giorno di Pasqua (31 marzo) E., insieme con la moglie Berta, ricevette la corona imperiale. Ma all'avvicinarsi delle truppe di Roberto il Guiscardo che veniva in aiuto del Papa, E. abbandonò Roma e rientrò in Germania, dove la situazione era divenuta difficile per la presenza dell'antagonista Ermanno di Lussemburgo. Quivi si adoperò con scritti, con la diplomazia e con le armi a far riconoscere l'antipapa. Gregorio VII intanto, nauseato della condotta predatrice dei soldati normanni a Roma, si recò in volontario esilio a Salerno, dove rinnovò la scomunica contro E. e Clemente e poco dopo morì (25 maggio 1085). Dopo il breve pontificato di Vittore III (maggio del 1086-sett. del 1087), in cui fu pubblicata una serie di scritti polemici pro e contro E., veniva eletto papa Urbano II (marzo 1088), fedele alle idee gregoriane. Urbano riuscì a stringere contro E. i nemici di Germania e Italia, favorendo il matrimonio tra la contessa Matilde e Guelfo V di Baviera. E. prese allora l'iniziativa per spezzare l'alleanza e nell'apr. del 1090 scese in Italia, conducendo contro la contessa Matilde una serie di campagne vittoriose. Nell'autunno del 1092 pose l'assedio anche al castello di Canossa, ma fu sconfitto e dovette battere in ritirata perdendo tutto il frutto delle precedenti vittorie.

Insieme con lo scacco militare E. dovette subire la rivolta del figlio Corrado, che con l'aiuto della contessa Matilde fu coronato a Milano re d'Italia, la costituzione di una lega tra le città lombardo e la defezione di parecchi vescovi tedeschi. Rimase però nell'Italia settentrionale e, pur rinunziando ad ogni velleità offensiva, non tralasciava di agire diplomaticamente per isolare Urbano, finché, scoraggiato, nel 1097 rientrò in Germania, abbandonando al suo destino l'antipapa Clemente. Quando nel luglio del 1099 morì Urbano, E. fece allora dei passi col suo successore Pasquale II per venire ad una conciliazione con la Chiesa. Riconosceva di aver avuto torto turbando la pace, ma le sue proposte poco impegnative furono respinte ed il Pontefice rinnovò la scomunica (marzo del 1102). Nuovi negoziati furono intrapresi l'anno successivo ed E. sembrava stavolta deciso a riconciliarsi con la Chiesa; promise anche di recarsi in pellegrinaggio a Gerusalemme, ma ne fu impedito da un grave avvenimento. Nel dic. del 1104 l'altro figlio Enrico, associato al potere dopo la defezione del primogenito Corrado, abbandonava il padre trascinando con sé tutti gli scontenti della politica di E. La guerra civile scoppiò feroce tra madre e figlio e si concluse con la disfatta e la deposizione di E., sanzionato nella Dieta di Magonza all'inizio del 1106. Nell'ag. dello stesso anno E. moriva riconciliato con la Chiesa. - Vedi tav. XXX.

BIBLI: H. Floto, Kaiser Heinrich IV und sein Zeitalter, 2 voll., Stoccarda 1833-36; C. Kilian, Dinerer Kaiser Heinrich IV, Karlsruhe 1886; P. Sander, Der Kampf Heinrich IV und Gregori VII, Berlino 1893; G. Meyer von Knosau, Jahrbücher des deutschen Reichs unter Heinrich IV und Heinrich V, 7 voll., Lipsia 1898-1909; A. Fliche, La réforme gregorienne, II-III, Lovatio 1925-37; A. Brackmann, Heinrich IV als Politiker beim Ausbruch des Investiturstreites, Berlino 1927; B. Schmeidler, Kaiser Heinrich IV und seine Helfer im Investiturstreit, ivi 1927; E. Voosen, Popendi ed pouvoir civil à l'époque de Grégoire VII, Gembloux 1927; A. Fliche, L'Europe occidentale de 88e à 1113, Parigi 1930, passim; A. Fliche-V. Martin, Hist. de l'Eglise, VIII, ivi 1946, pp. 130-345. Agostino Amore

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“ENRICO IV, IMPERATORE.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 247. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/enrico-iv-imperatore.