ENRICO IV, IMPERATORE. - Figlio del prece- dente di Agnese, n. 11 nov. 1650, m. presso Vise (Belgio) il 7 ag. 1166. Incoronato re già a quattro anni, poté ottenere la successione paterna nel 1656 merce l'interessamento del papa Vittorio II, ma essendo ancora fanciullo fu costituita una reg- genza diretta da Agnese. In seguito ad una con- giura, nel 1652 fu sottratto alla madre e condotto a Colonia per essere educato, ma crebbe spregiut- dicato e di costumi corrotti. Dichiarato maggiorenne a quindici anni nel 1695, l'anno successivo sposò Berta di Savoia, che ben presto abbandonò per darsi ai piaceri più grossolani, e dalla quale avrebbe volentieri divorziato se s. Pietro Damiani non gli avesse minacciato le pene ecclesiastiche. Prese le redini del governo nel 1696, si adoperò subito con energia a rafforzare la sua autorità sulle terre dell'Impero, per cui dovette sostenere delle lotte che gli resero dif- ficile la vita il governo. Ma la lotta più aspra la in- gaggio contro la Chiesa a proposito della controversia per le investiture.
Durante la reggenza di Agnese e nei primi anni di regno dello stesso E. la simonia era praticata apertamente in Germania: vescovati ed abbazie erano venduti all'in- canto comprati da persone non sempre degne. Gregorio VII, eletto il 22 apr. 1673, decise di porre fine a tanto disordine colpendo il male alla radice, i suoi rapporti con E. però da principio furono informati e cordialità e spi- rito di conciliazione, tanto che l'Imperatore promise sod- disfazione e si mostrò favorevole ad un accordo. Intanto nel Sinodo quaresimale del 1675 Gregorio promulgava il decreto contro le investiture laiche. E., che aveva biso- gno di feudatari ecclesiastici fedeli per bilanciare l'auto- rità di quelli laici, giudicò il divieto pontificio come le- sivo dei suoi diritti e, forte della vittoria riportata sui Sassoni, continuò imperterrito a conferire le investiture. Gregorio, pur sempre disposto alla pace, protestò ener- gicamente, ma i suoi legati non ottennero soddisfazione e citarono E. al Sinodo romano del 1676. Per tutta risposta E. riunì una dieta a Worms ed il 24 gen. 1676 sotto le accuse più assurde depose Gregorio. La decisione fu poi approvata anche dai vescovi dell'Italia settentrionale radu- nata a Piacenza e notificata a Roma durante il sinodo quare- sinale. A tanta impudenza Gregorio rispose con la scomu- nica, interdicendo ad E. il governo della Germania e del- l'Italia e sciogliendo i sudditi dal giuramento di fedeltà. Il voto si fece attorno ad E. i principi e vescovi l'abbando- narono e nell'ott. del 1676 la Dieta di Tribur docisse di con- vocare un sinodo per il febbr. successivo da tenersi in Ger- mania sotto la presidenza del Pontefice per decidere la questione. E. con abile mossa prevenne allora i suoi ne- mici; scese in Italia, ed a Canossa il 28 gen. 1677 ot- tenne da Gregorio l'assoluzione dalla scomunica. I prin- cipi tedeschi intanto eleggevano a Forchheim un altro imperatore nella persona di Rodolfo di Svevia: la guerra civile scoppiò e si protrasse con altra vicine vicine fino al 13 ott. 1680, quando per la morte di Rodolfo E. rimase solo padrone. Gregorio VII però nel marzo del 1680 sco- muò di nuovo E. come spergiuro e fedifrago. Il 31 mag-

Insieme con lo scacco militare E. dovette subire la rivolta del figlio Corrado, che con l'aiuto della contessa Matilde fu coronato a Milano re d'Italia, la costituzione di una lega tra le città lombarde e la defezione di praechei vescovi tedeschi. Rimase però nell'Italia settentrionale, pur rinunziando ad ogni velleità offensiva, non tralasciava di agire diplomaticamente per isolare Urbano, finché, scoraggiato, nel 1907 rientrò in Germania, abbandonando al suo destino l'antipapa Clemente. Quando nel luglio del 1909 morì Urbano, E. fece allora dei passi col suo successore Pasquale II per venire ad una conciliazione con la Chiesa. Riconosceva di aver avuto torto turbando la pace, ma le sue proposte poco impegnative furono respinte ed i Pontefice rinnovo la scommessa (marzo del 1902). Nuovi negoziati furono intrapresi l'anno successivo ed E. sembrava stavolta deciso a riconciliaarsi con la Chiesa; promisero anche di recarsi in pellegrinaggio a Gerusalemme, ma ne fu impedito da un grave avvenimento. Nel dic. del 1904 l'altro figlio Enrico, associato al potere dopo la defezione del primogenito Corrado, abbandonava il padre trascinando con sé tutti gli scontri della politica di E. La guerra civile scoppiò feroce tra padre e figlio e si concluse con la disfatta e la deposizione di E., sanzionate nella Dieta di Magna-grava all'inizio del 1906. Nell'ag. dello stesso anno E. moriva riconciliato con la Chiesa. - Vedi tav. XXX.