ERACLITO di EFESO. - Filosofo greco vissuto all'incirca fra il 540 e il 475 a. C. Di nobile stirpe mostrò in tutta la sua vita, dedita alla filosofia, un'austera superiorità nei confronti della moltitudine e della religione volgare. Amava esprimersi in forma aforistica, per accenni anziché compiutamente (ἡμετελές dice Teofrasto), donde la sua proverbiale oscurità (ὁ σκοτεινός).
La sua opera principale, di cui restano solo frammenti, portava verosimilmente il titolo nepi φόρτος e si collegava con la filosofia degli Ionici antichi, in quanto poneva il principio di tutte le case nel fuoco: ma ciò

che è più caratteristico del suo pensiero è la negazione dell'estero e la sua risoluzione nel divenire. « Tutto scorre » (πάντα ρεῖ) è la forma tradizionale dell'enunciato. Plazione (Crat., 402 A) dice press'a poco lo stesso: πάντα χυρεῖ καὶ οὐδὲν μένει. Efficace l'immagine del fiume in cui non ci si può bagnare due volte nella stessa acqua. Il divenire non è un processo facile, senza resistenza, ma una lotta di forza contrarie, di cui l'una venendo dall'alto tende a trasformare il fuoco celeste in materia solida, mentre l'altra risalendo verso il cielo tende a trasformare in fuoco la materia terrestre. La guerra è madre e regina di tutte le cose (πάλευσας πάντων πατὴρ ἐστίαν ἰ βακίλασις: Ippolito, Refut. haer., IX, 9). Tutto nasce dalla lotta dei construi. Come il fuoco vive la morte dell'aria, l'aria la morte del fuoco, l'acqua la morte dell'aria, la terra la morte dell'acqua, così l'animale vive la morte del vegetale, l'uomo la morte dell'animale, gli dèi la morte dell'uomo, il bene la morte del male, il male la morte del bene.
E., insistendo sull'assoluta instabilità delle cose, sulla vanità di ogni esistenza individuale, è per gli antichi il tipo del pessimista. Ma il fuoco, essendo per E. un principio razionale (φρόνιμον), secondo la testimonianza di Ippolito e di Clemente Alessandrino (Strom., V, 14), si identifica con la suprema divinità incomprensibile nella sua essenza e si chiama θεός, εἰμασμένη, δίκη, γνώμη e più spesso λόγος; per Dio tutto è bello e buono a giusto; soltanto gli uomini suppongono che alcune cose siano giuste e altre no. Da questa legge cosmica derivano anche le leggi civili, per cui il popolo deve combattere come per la mura della sua città. L'anima dell'uomo è tanto migliore, quanto più arida, come si può vedere nell'estremo opposto, l'ubriaco. Essa è una specie di esalazione (ἀναθυμίασις) del fuoco cosmico. La vera conoscenza non è possibile senza il pensiero; i sensi, non guidati dal λόγος, sono cattivi testimoni. La sorgente della verità è il pensiero comune a tutti (ἐνδὼν ἐστι πᾶσι τὸ φρονεῖν).
La scuola di E. e principalmente Cristilo (il più noto dei suoi discepoli il quale affermava, insistendo sul concetto del divenire, che nemmeno una volta possiamo immergerci nello stesso fiume) professò lo scetticismo.
Bibliografia
Schleiermacher, H. der Dunkle, in Werke, parte 3ª, II, Berlino 1838, pp. 1-146; F. Lassalle, Die Phil. H. von Ephes., 2 voll., Berlino 1858; M. Konh, Alte sprach H., Amburgo 1907; Br. Pressler, Die Naturphilos. Anschauungen H., Magdeburg 1908; N. Cuppini, Esposizione del sistema di E., Roma 1912; B. Donati, Il valore della guerra e la filosofia di E., Genova 1913. Ampia bibl. su E. in Überweg, I, pp. 42-43*; C. Massantini, E., Torino 1945.
Andrea Ferro