EREMITANI DI SANT'AGOSTINO. - Ebbero origine nel sec. XIII, quando parecchie congregazioni di eremiti, sparse specialmente in Italia (Guglielmiti, Giamboniti, Brettini, Eremiti toscani della SS.ma Trinità, Sacchetti e parecchie altre minori) furono riunite in un unico Ordine, sotto il nome di E. di S. A., e la regola del santo.
Le notizie che di questi istituti monastici ci sono pervenute sono però scarse. Con la bolla Incumbit nobis, del 16 nov. 1243, Innocenzo IV riunì in un sol corpo gli Eremiti di Toscana, e dette loro la regola del vescovo di Ippona. Sorse così l'Ordo Eremiturum S. Augustini in Tuscia. Due anni dopo lo stesso Pontefice, con la bolla Ut eo liberum, estendeva i privilegi e le indulgenze di cui l'Ordo godeva ad altre comunità d'Italia ed altrove ubilitet existenter; forse trattava di conventi della stessa congregazione, stabiliti fuori della Toscana.
I Giamboniti erano anch'essi di origine recente. Il loro fondatore, Giovanni Bono, moriva nel 1256, e già nel 1251 il processo intorno alla sua vita e alle sue virtù era istituito dal vescovo di Modena per ordine di Innocenzo IV. I suoi seguaci si diffusero in Lombardia, Romagna. Venito: bolle di Gregorio IX del 1230 e 1240 si attestano che adottarono ben presto la Regola di S. Agostino. Nenache dei Brettini, sparsi nella Marca d'Ancona, si conosce più in particolare la storia. Presero il nome da una località presso Fano, chiamata Brettino in cui possedevano un convento, che nel 1227 fu posto sotto la protezione della S. Sede; un anno dopo la Congregazione era dotata della Regola agostiniana.
Intanto acquistava forza un movimento tendente a fondere i vari istituti eremitici in un solo organismo. Alessandro IV, con la bolla Cum quaedam solubris del 15 luglio 1255, invitava i due Ordini di S. Agostino e di S. Guglielmo a mandare alla sua presenza, nel luogo e nel tempo da stabilirsi con lettera dal card. Riccardo di M. Angelo, due religiosi di ogni comunità per sentire ed accettare le istruzioni della S. Sede. E fu a Roma che i rappresentanti degli Eremiti di Toscana e dei Guglielmiti, insieme a quelli dei Brettini e dei Giamboniti, si radunarono nella chiesa di S. Maria del Popolo e vi costituirono un unico ordine, dette dei Frati eremiti di S. Agostino. Quest'adunanza ebbe luogo nel periodo di tempo che intercorre tra il 15 luglio 1255, data di convocazione di essa, e il 9 apr. 1256, termine di redazione della bolla Livet Ecclesiae, con la quale il Papa approvava e confermava l'unione degli Eremiti e le deliberazioni dei padri adunati in S. Maria del Popolo. A capo del novello ordine fu posto un uomo di sperimentata virtù, il p. Lanfranco Settala, già superiore generale dei Giamboniti, si diverse province furono erette in Italia. Con tutta probabilità i conventi presero visione di un abbozzo di costituzioni in attesa di quelle definitive, ed inviarono alcuni religiosi presso i monasteri di Francia, Inghilterra, Germania, Spagna, Portogallo
per realizzare praticamente l'unione anche in questi paesi. Ma i Guglielmiti si rifiutarono, almeno in un secondo tempo, di aderire alle decisioni del Capitolo di S. Maria del Popolo, ed ebbero facoltà, nel mese di ag. dello stesso anno 1256 e, di nuovo, nel 1261, di continuare nella professione della Regola benedettina sotto la quale erano stati fondati e nel 1263 era ad essi proibito il passaggio tra gli Eremiti di S. Agostino senza speciale licenza della S. Sede.
Il novello istituto fu annoverato tra gli Ordini mendicanti, ed ebbe sviluppo larghissimo. Alla fine del
sec. XIII era diviso in 17 province, che, nel 1260, salirono a 24, e a 26 pochi anni dopo. Strettamente collegata con quella di Sicilia era la piccola provincia di Terra Santa. Nel sec. XV, essendosi, a causa delle epidemie e dello scismo d'Occidente, rilasciata la disciplina monastica, alcuni conventi si diedero e ripristinare la stretta osservanza, sotto l'immediata ubbidienza del generale e si unirono in congregazioni che rapidamente si esteso. Nel 1686 l'Ordine contava 58 tra province e congregazioni. Per ottenere questi risultati gli antichi eremiti avevano modificato la loro vita primitiva,

Nel 1285, il collegio che gli Agostiniani avevano eretto a Parigi fu incorporato all'Università, da cui ricevette gli statuti e i gradi accademici. Una cattedra di Teologia fu riservata all'Ordine, Egidio Romano (v.) aprì la serie dei maestri eremiti. Egli fondò una scuola fiorente di cui i principali rappresentanti furono Giacomo da Viterbo, Agostino Trionfo, Gerardo da Siena, Alessandro da S. Elpidio, Alberto da Padova, Tommaso da Strasburgo. Furono tutti eminenti pensatori e brillanti polemisti. Egidio Romano divenne il dottore ufficiale dell'Ordine, e una definizione del Capitolo generale di Firenze (1287) impose agli Eremiti di uniformarsi alle sue dottrine. In seguito, Gregorio da Rimini (m. nel 1358) creò una nuova corrente intellettuale, orientata verso il nominalismo del suo tempo; e la scuola da lui fondata visse per quasi un secolo a fianco di quella egidiana. Nei grandi centri culturali d'Europa, gli Agostiniani eressero le loro scuole: a Oxford le dispute che si tenevano nel loro studium facevano parte normale della vita accademica della città, e il ricordo di esse sopravvisse anche dopo la soppressione della casa, avvenuta sotto il regno di Enrico VIII.
Oltre i già menzionati, si distinsero nel campo del sapere: Dionigi da Borgo S. Sepolcro, Simone Fidati da Cascia, Bartolomeo da Urbino, Filippo Agazzari, Luigi Marsili, Bonaventura da Padova, Egidio Antonini,
Girolamo Seripando, Onofrio Panvinio, Cristiano Lupo, Enrico Noris, Giovanni Berti, Agostino Ciasca.
Alla Chiesa l'Ordine ha dato cinque santi: Nicola da Tolentino (1249-1305); Giovanni da S. Facondo (1430-79); Tommaso da Villanova (1488-1555); Chiara da Montefalco (1268-1308); Rita da Cascia (1381-1457), ed una quarantina di besti.
Notevole fu inoltre l'attività missionaria degli Eremiti. Al Messico andarono nel 1533, al Perù nel 1550, all'Equatore al 1587, nel Cile nel 1591. Arrivarono primi fra i missionari nelle Filippine (1563), e di lì passarono in Cina (1575) e nel Giappone (1602). Nel 1573 intrapresero l'evangelizzazione delle Indie, ed in seguito della Persia (1602), della Georgia e dell'Armenia. Anche ai nostri giorni posseggono estese missioni in Asia, Australia, America del Sud, Africa. Il loro abito si compone oggi di una tonaea di lana nera, stretta da una cintura di cuoio, e di un cappuccio a forma di mantelletta a triangolo. Anche l'abito bianco, per privilegio o in onore della S.ma Vergine, è ammesso, ma quando non vi sia pericolo di confonderlo con quello dei religiosi di altri istituti.
Gli Eremiti di S. Agostino contano oggi 26 province con circa 350 case e oltre 3000 religiosi, ed hanno collegi in varie nozioni per l'istruzione della gioventù laica.
BIBLI: A. Coriolanus, Defens. Ord. Fr. Er. S. Augustini, Roma 1481; Chronica, ivi 1481, Strasburgo 1490; Jos. Panphilius, Cron. Ord. Fr. S. Augustini, Roma 1581; Ballarium Ord. Erem. S. Augustini, ivi 1628; Thom. de Herrera, Alphabetium Aug., Madrid 1645; L. Torelli, Seculi agostiniani, Bologna 1650; A. Lubin, Orbis Aug., Parigi 1650, 1671-72; Christianus Lupus, De Origine Er. S. Aug., Venezia 1729; I. F. Ossinger, Bibliotheca Aug., Ingolstadt 1768; Jos. Lanteri, Postrema sacc. sex. Rel. Aug., Tolentino 1858; Rod. Maiocchi e Naz. Casacca, Codex Diplomaticus Ord. Erem. S. Augustini, Pavia-Roma 1907; V. MATERA, Historia General de los Eremitianos de S. Augustin, Santiago de Cile 1912; A. Casamassa, Il più antico codice della Regola monastica di s. Agostino, Roma 1923; A. Perini, Bibliographia Aug., Scriptores Itali, Firenze 1929-31; A. De Romanis, L'Ordine agostiniano, ivi 1930; Anotetta Augustiniana, Roma 1906-1942; Bellettino storico agostiniano, Firenze 1924-42. Ugo Mariani