EREDITARIETÀ. - Trasmissione dai genitori ai figli dei caratteri propri alla specie, alla razza, all'individuo.
Questa trasmissione avviene attraverso le cellule sessuali, ed è regolata da leggi complesse, il cui studio è oggetto di una scienza particolare: la genetica.
Portatori e determinanti dei caratteri ereditari si considerano i geni, minuscole particelle protoplasmatiche allineate nei cromosomi contenuti nel nucleo cellulare: in alcuni casi sono stati localizzati dei geni anche nel protoplasma (plasmageni).
Ogni individuo porta in sé un doppio corredo genico: uno d'origine paterna e uno d'origine materna. Se un determinato carattere ereditario (p. es., colore dell'iride) è uguale in entrambi i genitori, esso appare anche nel figlio: se invece è diverso nei due genitori, allora nel figlio compare uno dei due (carattere dominante) mentre l'altro non si manifesta, ma persiste, allo stato latente, nell'individuo (carattere recessivo) e potrà comparire, in determinate circostanze, nella sua discendenza. Da qui la distinzione fra omozigote, individuo che porta nel suo corredo ereditario, allo stato puro, soltanto il carattere che in esso si è manifestato, ed eterozigote, individuo che, pur manifestando un determinato carattere, porta in realtà in sé, allo stato latente, il carattere opposto, recessivo.
È però da notarsi che spesso un carattere è condizionato da più geni situati in diversi cromosomi, e che quindi, date le varie combinazioni possibili fra questi, nell'individuo potrà comparire tutta una gamma di caratteri intermedi (p. es., colore dei capelli).
Nella discendenza di due eterozigoti può avvenire che per l'incontro, all'atto della fecondazione, dei geni paterni e materni portatori del carattere recessivo, nasca un individuo in cui appaia tale carattere che non era invece evidente nei suoi genitori.

(fot. Alinari)
Per quanto riguarda l'e. patologica, occorre chiarire in primo luogo il frequente equivoco che si fa fin malattie ereditarie e malattie congenite. Malattia ereditaria è quella malattia che è condizionata da un gene: dev'essere quindi considerata come un vero carattere ereditario presente già in una o in ambedue le cellule seminali da cui l'individuo ha tratto origine: può quindi prevenire tanto dalla madre che dal padre, ed è qualche cosa di ineluttabile, che non si è in grado di modificare. Malattia congenita è invece una malattia che si contrae nella vita endouterina, per contagio dalla madre al feto. Di conseguenza non è un carattere ereditario legato ai geni, può provenire soltanto dalla madre e non dal padre (da questo solo indirettamente con il contagio della madre), infine non è qualche cosa di fatale e di immodificabile, ma può venir evitato e curato come qualsiasi altra malattia.
È quindi chiaro che una malattia infettiva può essere congenita ma non mai ereditaria e che a torto si parla, p. es., di sifilide ereditaria, poiché questa in realtà si trasmette congenitalmente dalla madre ammalata al feto.
Le vere malattie ereditarie hanno una caratteristica comune: esse mancano di quel dinamismo che è proprio di tutte le altre malattie anche non infettive e che fa sì che il processo morboso tenda ad evolvere verso la guarigione o verso la morte. Le malattie ereditarie sono invece statiche e più che vere malattie si devono in realtà considerare come affezioni o malformazioni sia morfologiche che funzionali. Esse costituiscono un locus minoris resistentiae dell'organismo che fa sì che altre cause o altre malattie ad un dato momento compano un faticoso equilibrio biologico e portino l'individuo da esse affetto a funeste conseguenze. P. es. un emofilico (individuo in cui il sangue è incapace di coagulare) può, nonostante la sua emofilia, vivere fino a tarda età come un individuo perfettamente normale. Se però ad un certo momento interviene un trauma che determini un'emorragia, anche di non grave entità, egli potrà andare incontro, con il dissanguamento, alle più funeste conseguenze.
Fra le malattie ereditarie più note o più diffuse ricorderemo le malformazioni scheletriche (esadattilia, sindattilia, ecc.), l'emofilia, il daltonismo (incapacità di distinguere determinati colori), l'albinismo (assenza di pigmentazione), certe forme di sordità e cecità, alcuni vizi cardiaci e del sistema circolatorio, il morbo di Cooley (forma d'anemia progressiva collegata a malformazioni scheletriche), alcune altre emopatie, ecc. È stato rilevato, per lo meno in certi animali, anche il cosiddetto «fattore letale», il quale rende impossibile all'individuo, sia pure talvolta apparentemente normale, la vita.
Oltre a questi vari ben evidenti caratteri patologici, ne possono essere ereditati altri, meno appariscenti, che consistono in una deficienza di resistenza o di funzionalità e in una esagerata recertività di un determinato sistema, organo o tessuto, tale da predisporre ad una determinata malattia a gruppo di malattie (e. di certe costituzioni, di certe malattie nervose a carattere degenerativo, ecc.).
In genere i caratteri patologici ereditari si comportano come caratteri recessivi e si manifestano soltanto quando s'incontrano nella discendenza di due genitori portatori entrambi di tale carattere. Di conseguenza si comprende perché le malattie ereditarie compaiono con maggior frequenza nella discendenza di consanguinei che, provenendo dallo stesso stipite, più facilmente possono portare in sé, allo stato recessivo, il medesimo carattere patologico (degenerazione di alcune stirpi in cui sono frequenti unioni fra consanguinei).
In qualche caso (emofilia) il carattere patologico è legato al sesso, in quanto che il gene che lo determina
è situato nel cromosoma cosiddetto sessuale, che porta cioè anche i geni condizionanti i caratteri sessuali.
Le malattie ereditarie, contrariamente a quelle congenite, non sono curabili: esse si possono soltanto prevenire evitando i matrimoni fra persone paratrici del carattere morboso, sia pure soltanto allo stato recessivo (v. EUGENICA). Brenno Babudieri
TEOLOGIA MORALE E PASTORALE. - Ammessa la possibilità di un influsso dell'e. nell'attività umana e conseguentemente nella moralità dell'atto, due eccessi sono da evitarsi.
Non possiamo con la scuola antropologica italiana concepire l'e. come una catena indistruttibile di effetto e di cause, per cui la nostra personalità si riattacca all'origine ultima delle cose attraverso l'incatenamento indefinito delle necessità (T. A. Riboli). E tanto meno possiamo accettare gli ammestramenti della scuola positiva di C. Lombroso, che giunge alle ultime conseguenze, annullando sotto la legge ferrea dell'e. qualsiasi parvenza di libertà umana. Ma neppure dobbiamo cadere nell'errore opposto della scuola classica, che considera la volontà degli uomini in perfetta indifferenza tra le molteplici inclinazioni, comprese quelle ereditarie.
La verità sta nel mezzo. Innanzi tutto le inclinazioni e tendenze ereditarie di ordine morale (ed è di queste che ci occupiamo soprattutto) possono essere non solo degenerative, ma anche rigenerative. A questa ultima categoria appartiene quel patrimonio di inclinazioni alla bontà ed all'onestà, di orrore al vizio, che forma la ricchezza di molte generazioni cristiane. Nelle tendenze degenerative poi possono verificarsi sì dei casi estremi, in cui il peso delle tendenze ereditarie è tale e tanto da rendere l'individuo completamente terato e del tutto irresponsabile, ma ordinariamente le tendenze ereditarie più o meno forti non sono inespugnabili e, debitamente arginate e contenute, specialmente col sottrarre il paziente all'ambiente, ai cattivi influisti ed occasioni, possono essere controllate e vigilate, ed a volte anche annullate nella loro perniciosità. Dobbiamo tuttavia tenerne conto specialmente, quando si tratta della scelta dello stato che ci impegna per tutta una vita. E nel foro esterno il giudice ne dovrà tener conto nel giudicare dell'imputabilità del delitto (can. 3199).
Il problema delle tendenze ereditarie ci dà forse anche la spiegazione di alcune sagge disposizioni, relative a certe irregolarità ed a determinati impedimenti che si trovano introdotti nella legislazione ecclesiastica, assai prima che fossero maturate tante conoscenze scientifiche al riguardo.
È il caso, ad es., degli illegittimi (can. 984, 1°) che sono considerati irregolari in rapporto al Sacramento dell'Ordine; dei neofiti (can. 987, 6°) che non vi possono essere ammessi, finché a giudizio dell'Ordinario non siano sufficientemente formati (can. 987, 6°). E forse lo stesso motivo si può trovare pure, assieme ad altri, alla base dell'impedimento matrimoniale di consanguineità (can. 1076).
Inoltre il problema dell'e. interviene nella soluzione di molte questioni morali; così nella teoria e nella prassi dell'eugenica (v.) sia positiva che negativa, con cui è sterilizzazione (v.); nella preparazione al matrimonio e specialmente nell'esame prenuziale.
Solo tenendo ben presente, non unicamente le teorie scientifiche, ma anche la gerarchia dei valori umani, si potrà dare a questi problemi una giusta soluzione.
1917-48. - Per la genetica dei caratteri patologici umani V. L. Franzi, L'eredità nella patologia e nella élmita, Bologna 1942. Pietro Palazzini