EREDITARIETÀ

EREDITARIETÀ. - Trasmissione dai genitori ai figli dei caratteri propri alla specie, alla razza, all'individuo.
EREDITARIETÀ. - Trasmissione dai genitori ai figli dei caratteri propri alla specie, alla razza, all'individuo.

Questa trasmissione avviene attraverso le cellule sessuali, ed è regolata da leggi complesse, il cui studio è oggetto di una scienza particolare: la genetica.

Portatori e determinanti dei caratteri ereditari si considerano i geni, minusele particelle protoplasmate allineate nei cromosomi contenuti nel nucleo cellulare: in alcuni casi sono stati localizzati dei geni anche nel protoplasma (plasmaneni).

Ogni individuo porta in sé un doppio corredo genico: uno d'origine paterna e uno d'origine materna. Se un determinato carattere ereditario (p. es., colore dell'iride) è uguale in entrambi i genitori, esso appare anche nel figlio: se invece è diverso nei due genitori, allora nel figlio compare uno dei due (carattere dominante) mentre l'altro non si manifesta, ma persiste, allo stato latente, nell'individuo (carattere recessivo) e potrà comparire, in determinato circostanze, nella sua discendenza. Da qui la distinzione fra omozigote, individuo che porta nel suo corredo ereditario, allo stato puro, soltanto il carattere che in esso si è manifestato, ed eterozigote, individuo che, pur manifestando un determinato carattere, porta in realtà in sé, allo stato latente, il carattere opposto, recessivo.

È però da notarsi che spesso un carattere è condizionato da più geni situati in diversi cromosomi, e che quindi, date le varie combinazioni possibili fra questi, nell'individuo potrà comparire tutta una gamma di caratteri intermedi (p. es., colore dei capelli).

Nella discendenza di due eterozigoti può avvenire che per l'incontro, all'atto della fecondazione, dei geni paterni e materni portatori del carattere recessivo, nasca un individuo in cui appaia tale carattere che non era in vece evidente nei suoi genitori.

ERCOLANO, Santo - Chiesa di S. E. (1307-1326) - Perugia, 16.

L'e. si riferisce tanto ai caratteri fisiologici, i quali fanno sì che il figlio sia simile ai suoi genitori, quanto i caratteri patologici.

Per quanto riguarda l'e. patologica, occorre chiarire in primo luogo il frequente equivoco che il fa fra malati- tie ereditarie e malattie congenite. Malattia ereditaria è quella malattia che è condizionata da un gene: dev'essere quindi considerata come un vero carattere ereditario presente già in una o in ambedue le cellule seminali da cui l'individuo ha tratto origine: può quindi provenire tanto dalla madre che dal padre, ed è qualche cosa di ineluttabile, che non si è in grado di modificare. Malattia congenita è invece una malattia che si contrae nella vita endocriniana, per contagio dalla madre al feto. Di conseguenza non è un carattere ereditario legato ai geni, può provenire soltanto dalla madre e non dal padre (da questo solo indirettamente con il contagio della madre), infine non è qualche cosa di fatale e di immodificabile, ma può venir evitato e curato come qualsiasi altra malattia.

È quindi chiaro che una malattia infettiva può essere congenita ma non mai ereditaria e che è tanto si parla, p. es., di sifilide ereditaria, poiché questa in realtà si trasmette congenitamente dalla madre annullata al feto.

Le vere malattie ereditarie hanno una caratteristica comune: esse mancano di quel dinamismo che è proprio di tutte le altre malattie anche non infettive e che fa sì che il processo morboso tenda ad evolvere verso la guarigione o verso la morte. Le malattie ereditarie sono invece statiche e più che vere malattie si devono in realtà considerare come affezioni malformazioni sia morfologiche che funzionali. Esse costituiscono un locus minoris resistentiae dell'organismo che fa sì che altre cause o altre malattie ad un dato momento rompano un faticoso equilibrio biologico e portino l'individuo da esse affetto a fui-neste conseguenze. P. es. un emofilico (individuo in cui il sangue è incapace di coagulare) può, nonostante la sua emofilia, vivere fino a tarda età come un individuo perfettamente normale. Se però ad un certo momento interviene un trauma che determini un'emorragia, anche di non grave entità, egli potrà andare incontro, con il disanguamento, alle più funeste conseguenze.

Fra le malattie ereditarie più note o più diffuse ricorderemo le malformazioni scheletriche (esattitilia, sindartilia, ecc.), l'emofilia, il daltonismo (in-capacità di distinguere determinati colori), l'albinismo (assenza di pigmentazione), certe forme di sordità e cecità, alcuni vizi cardiaci e del sistema circolatorio, il morbo di Cooley (forma d'anemia progressiva collatera a malformazioni scheletriche), alcune altre emopatie, ecc. È stato rilevato, per lo meno in certi animali, anche il cosiddetto «fattore letale», il quale rende impossibile all'individuo sia pure talvolta apparentemente normale, la vita.

Oltre a questi vari ben evidenti caratteri patologici, ne possono essere ereditati altri, meno appariscenti, che consistono in una defecenza di resistenza o di funzionalità in una esagerata recettività di un determinato sistema, organo o tessuto, tale da predisporre ad una determinata malattia il gruppo di malattie (e. di certe costituzioni, di certe malattie nervose a carattere degenerativo, ecc.).

In genere i caratteri patologici ereditari si comportano come caratteri recessivi e si manifestano soltanto quando s'incontrano nella discendenza di due genitori portatori entrambi di tale carattere. Di conseguenza si comprende perché le malattie ereditarie compaiono con maggior frequenza nella discendenza di consanguinei che, provenendo dallo stesso stipite, più facilmente possono portare in sé, allo stato recessivo, il medesimo carattere patologico (degenerazione di alcune stipe in cui sono frequenti unioni fra consanguinei).

In qualche caso (emofilia) il carattere patologico è legato al sesso, in quanto che il gene che lo determina è situato nel cromosoma cosiddetto sessuale, che porta cioè anche i geni condizionanti i caratteri sessuali.

Le malattie ereditarie, contrariamente a quelle congenite, non sono curabili: esse si possono soltanto prevenire evitando i matrimoni fra persone portatrici del carattere morboso, sia pure soltanto allo stato recessivo (v. Eugenica).

Tecnologia morale e pastorale. - Annessa la possibilità di un influsso dell'e. nell'attività umana e conseguentemente nella moralità dell'atto, due eccessi sono da evitarsi.

Non possiamo con la scuola antropologica italiana concepire l'e. come una catena indistruttibile di effetti di cause, per cui la nostra personalità si riattacca all'origine ultima delle cose attraverso l'incatenamento definito delle necessità (T. A. Ribot). E tanto meno possiamo accettare gli ammaestramenti della scuola positiva di C. Lombroso, che giunge alle ultime conseguenze, annullando sotto la legge ferrea dell'e. qualsiasi parvenza di libertà umana. Ma neppure dobbiamo cadere nell'errore opposto della scuola classica, che considera la volontà degli uomini in perfetta indifferenza tra le molteplici inclinazioni, comprese quelle ereditarie.

La verità sta nel mezzo. Innanzi tutto le inclinazioni e tendenze ereditarie di ordine morale (ed è di queste che ci occupiamo soprattutto) possono essere non solo degenerative, ma anche rigenerative. A questa ultima categoria appartiene quel patri-monio di inclinazioni alla bontà ed all'onestà, di orrore al vizio, che forma la ricchezza di molte generazioni cristiane. Nelle tendenze degenerative poi possono verificarsi sì dei casi estremi, in cui il peso delle tendenze ereditarie è tale e tanto da rendere l'individuo completamente tanto e del tutto irresponsabile, ma ordinariamente le tendenze ereditarie più o meno forti non sono inespugnabili e, debitamente arginate e contenute, specialmente col sottrarre il paziente all'ambiente, ai cattivi influssi ed occasioni, possono essere controllate e vigilate, ed a volte anche annullate nella loro perniciosità. Dobbiamo tuttavia tenerne conto specialmente, quando si tratta della scelta dello stato che ci impegna per tutta una vita. E nel foro esterno il giudice ne dovrà tener conto nel giudicare dell'imputabilità del delitto (can. 2199).

Il problema delle tendenze ereditarie ci dà forse anche la spiegazione di alcune sagge disposizioni, relative a certe irregolarità ed a determinati impedimenti che si trovano introdotti nella legislazione ecclesiastica, assai prima che fossero maturate tante conoscenze scientifiche al riguardo.

È il caso, ad es., degli illegittimi (can. 984, 19) che sono considerati irregolari in rapporto al Sacramento dell'Or-dine; dei neofiti (can. 987, 69) che non vi possono essere ammessi, finché a giudizio dell'Ordinario non siano sufficientemente formati (can. 987, 69). E forse lo stesso motivo si può trovare pure, assieme ad altri, alla base dell'impedimento matrimoniale di consanguineità (can. 1076).

Inoltre il problema dell'e. interviene nella soluzione di molte questioni morali; così nella teoria e nella prassi dell'eugenica (v. 3) si positiva che negativa, con cui è sterilizzazione (v.); nella preparazione al matrimonio e specialmente nell'esame prenuziale.

Solo tenendo ben presente, non unicamente le teorie scientifiche, ma anche la gerarchia dei valori umani, si potrà dare un quest problema una giusta soluzione.

Bibl.: Per una vasta bibli. delle opere fondamentali, ma meno recenti, V. G. Montalenti, Elementi di genetica, Milano 1941; L. Gianferrari - G. Cantoni, Manuale di genetica, ivi 1941; T. Bobzhanskv, Genetica and the origin of species, Jena 1941. Per una bibli. più recente V. le seguenti opere: G. Heberer, Die Evolution der Organismen, Jena 1943; C. Jucci, Introduzione allo studio della genetica, Milano 1944; L. Snider, The principles of heredity, Boston 1945; F. Shull, Heredity, Nuova York-Londra 1948; M. Demerec, Avances in genetics, a voll., Nuova York.

EREDITARIETÀ — EREMITANI DI SANT'AGOSTINO

1947-48. — Per la recente dei caratteri pugliesi umani V. Franz, L'eredità nella patologia e nella clinica, Bologna 1942. Pietro Palazzini