ERMETE, santo, martire romano. - La passio leggendaria di s. E., inserita in quella del papa Alessandro (109-16) ne fa un cristiano prefetto di Roma, fratello di una Teodora, martirizzato il 28 ag. sotto Adriano e sepolto sulla Salaria vetere (BHL 3853). Ma nessun E. fu prefetto della città, Bassilla (v.) presenta una sì remota antichità.
Nel 1932 furono identificati nel sopraserra di detto cimitero due frammenti in lettere filocaliane appartenenti ad un carme damasiano, tramandatoci dalla sola silloge Laureshamense quarta, che G. B. De Rossi pubblicò come proveniente da luogo incerto e ritenne potesse appartenere all'Ippolito dei martiri greci, avvertendo però che il Terribilini aveva sospettato si riferisce all'E. della Salaria vetere (Interiptiones Christianæ urbis Romae, II, Roma 1888, p. 108, n. 57). Il ritrovamento del 1932, a cui si aggiunse un terzo frammentino, confermò l'ipotesi del Terribilini. Damaso si attiene ad una tradizione orale: «Iam dudum quod fama refert», si tratta cioè d'un avvenimento del sec. III, come nei casi di s. Agnese e di s. Ippolito; il martire, il cui nome tradisce una origine non romana, giunse a Roma dalla Grecia: «Te Graecia misit» ma «sanguine mutasti patriam, civemque fratrem fecit amor legis» (A. Ferrua, Epigrammata Damasiana, Città del Vaticano 1942, pp. 195-96).
La venerazione di s. E. è attestata al 28 ag. dalla Deponitio martyrum: «V Kal (endas) sept (embres) Hermetis in Bassillae, Salaria vetere»; da Damaso che, oltre il carme riferito, decorò il suo sepolcro; A. Bosio (Roma sotterranea, Roma 1632, p. 560) riconobbe sull'area cimitariale un frammento di epistilio marmoreo contenente da un lato in lettere filocaliane: Herme; dall'altra: iahavens (A. Ferrua, op. cit., pp. 196-97). Sotto la stessa data il martire è indicato nel Martirologio geronimiano, e nei Sacramentari. Il papa Pelagio II fece, o meglio, ingrandì la Basilica eretta sul suo sepolcro (579-90; Lib. Pont., I, p. 309); sotto s. Gregorio (590-604), l'olio delle lampade ardenti sul suo sepolcro fu portato alla regina Teodolinda (R. Valentini e G. Zucchetti, Codice topografico della città di Roma, II, Roma 1942, p. 43). Gli itinerari dei pellegrini ne additano la Basilica con il suo sepolcro «longe sub terra» (R. Valentini e G. Zucchetti, op. cit., pp. 75, 117, 143). Il papa Adriano (772-93) ne restaura la Basilica (Lib. Pont., I, p. 309). Vi si era annesso frattanto un monastero benedettino ed un monaco di s. E. fu sepolto in S. Saba.
Rovinata la Basilica, fu costruito un oratorio la cui absidina venne abbellita con una pittura contenente anche l'immagine del martire, rappresentato con ricco paludamento (E. Josi, Scoperta d'un altare e di pitture nella basilica di S. Ermete, in Riv. di arch. crist., 17 [1940], p. 206,
fig. 8). Il monastero e l'oratorio rimasero fino al 1200 ca., perché nel catalogo di Torino si legge che «ecclesia sancti Hermetia extra muros non habet servitorem» (C. Huelsen, Le chiese di Roma nel medioevo, Firenze 1927, p. 28, n. 34). Fuori Roma, un santuario di S. E. è menzionato in Anzio nella biografia di papa Bonifacio I (418-22) (Lib. Pont., I, p. 27). S. Gregorio invia nel 598 «brandes» (v.) che sono stati sui sepolcri di s. E. e di s. Giacinto, a Crisanto, vescovo di Spoleto, per la chiesa di S. Maria in Rieti (Gregori I papae registrium epistolorum, IX, 15, ed. P. Ewald e L. M. Hartmann, in MGH, Epistolae, II, Berlino 1899, p. 76); lo stesso Papa nel 590 dà il consenso per l'erezione in Napoli di una chiesa in onore dei martiri E., Sebastiano, Crisaco e Pancrazio (loc. cit., p. 164). Sempre dallo stesso Papa si apprende l'esistenza in quel tempo di un monastero di S. E. in Sicilia (Registrium, VI, 39 e 47, ed. cit., I, pp. 415 e 422) e di un altro in Sardegna (Registrium, XIV, 2, ed. cit., II, p. 421). Non si sa se il s. E. che il Martirologio geronimiano indica al 1° marzo commemorato a Marsiglia, sia il romano o quello di Eraclea o l'altro di Bologna nella Mesia che lo stesso Martirologio segnala al 31 dic., al 1° e al 4 genn. - Vedi tav. XXXIX.