ERMETISMO, LETTERARIO

ERMETISMO, LETTERARIO. - Il termine, dapprima adoperato soltanto ad indicare il movimento poetico italiano approssimativamente databile tra le due guerre, fu poi esteso ad indicare tutta una parte della letteratura militante italiana, la quale, per particolari affinità spirituali e tecniche con il simbolismo e surrealismo soprattutto francese, per talune venature mistiche e platonizzanti, per certa difficoltà di colpo, per durezze analogiche e indefinitezze evocative, si poté dire «ermetici». Il volle accettare questo termine che pur proveniva da chi questo movimento avversava che voleva in tal senso liquidare come oscura e priva di concretezza la letteratura delle ultime generazioni.

Nonostante fermenti polemici ed assoluta novità descrittiva, l'e. non poté non essere filiazione diretta del decadentismo italiano, se non di quello più vistoso ed assai ordinario (D'Annunzio, il Convento, la Cronaca bizantina), certamente di quello più interiore, più desideroso di chiarimento umano (Pascoli anzitutto). E il cammino della poesia ermetica, dai primi «gridi» di Ungaretti fino alle Occasioni di Montale, da Quasimodo a Sinisgalli, da Luzi a Sereni, da Bertocchi a Gatto, è stato una riscoperta ragionata e profonda di un linguaggio lirico sempre più tradizionale nelle apparenze, come più nuovo nel valori umani religiosi in Ungaretti, nella angosciata personalità in Montale, nella elegia sociale in Quasimodo. E pertanto la poetica dell'e. risiede proprio in questa ansia di riscoprirsi, nella memoria che per allusioni ed analogie cerca di superare l'opaco golfo del tempo e risvegliare sensazioni ed immagini perdute: e di ritrovare le ragioni più profonde della propria esistenza.

Meno ricca di risultati positivi, ma non meno importante culturalmente è, od è stata, la critica ermetica, la quale (a parte le solite esagerazioni dei satelliti ed epigoni) ha voluto ricercare, nella poesia antica e moderna, non più il dato storico, non più l'ambientazione culturale, non più la storicistica discriminazione di poesie e letteratura, si piuttosto l'intima vita del poeta nella poesia, l'inconscio e sottilissima adeguazione dello scrittore al mito della parola poetica. Il che portò con sé, il fu la conseguenza peggiore, una scrittura critica astrusa, difficile, contorta: retaggio forse di certo letterario linguaggio critico della rivista La Voce. Ma, e fu il reale guadagno per la cultura italiana, servi ad introdurre ed a far conoscere la più avanzata produzione letteraria europea. Perciò più nei critici ermetici migliori (Carlo Bo, Oreste Macri, Luciano Anceschi, Piero Bigongiari), a farli pervenire ad una matura e perspicace impostazione e valutazione della poesia italiana contemporanea.

BIBL.: F. Flora, La poesia ermetica, Bari 1936; L. Anceschi. Autonomia ed eteronomia dell'arte, Firenze 1936; G. Titta Ross. Chiera parale sulla poesia ermetica, in Letteratura, 5 (1941), pp. 209-312; G. Contini. Un anno di letteratura, Firenze 1942, pp. 1,5-30; S. F. Romano, Poetica dell'e., ivi 1942; M. Apollonio, E., Padova 1943; A. Bocelli, S. V. ENOCH. Ital., 1943, pp. 870-870. Giorgio Petrochi