era e cacciatore ed uomo di campagna » (ibid., 25, 27).
Con molta leggerezza E. baratta il suo diritto di pri-
mogento con il proprio fratello. A quanto sembra
ciò avvenne all'inaptum di Isacco, il quale, però,
lo conferma con la sua benedizione, estorta in modo
poco leale da Giacobbe d'accordo con la madre (ibid.,
27, 1 sgg.). Tale fatto aumenta l'odio fra i fratelli.
E, formola il proposito di un fratricidio (ibid., 27, 41),
ma la sagacia di Rebecca ne impedisce l'esecuzione. Con
la primogenitura e secondo i disegni divini Giacobbe, di
cui descrive ampiamente la storia, diventa l'erede delle
promesse patriarcali. E, è costretto ad una vita grana di
cacciatore (ibid., 27, 39). In seguito i due fratelli si rap-
pacificano; ma per evitare possibili dissensi si separano.
E, si ritira fra i monti e le steppe di Seir, antico nome del-
l'Idumea; Giacobbe, invece, si reca a Sichem in Samaria.
E, perciò, è considerato come capostipite degli Edo-
miti, disprezzati dagli Ebrei come discendenti da un per-
sonaggio che aveva perduto i suoi diritti patriarcali e da
donne canane (ibid., 36, 1 sgg.).
E, così scomparve dalla storia ebraica per divenire
il simbolo di un popolo perverso e riprovato da Dio
(cf. Mal. I, 2, 30; Rom. 9, 11) e come tale rimane il prota-
gonista di numerose leggende rabbiniche.
pp. 76-85.