ESCOBARY MENDOZA, ANTONIO. - Gesuita, moralista, n. a Valladolid nel 1589 , m. ivi il 4 luglio 1669. Spiegò da principio il suo talento in alcuni lavori letterari; ma dal rigo lo si trova applicato intensamente a coltivare la teologia morale e a varie opere di esegesi, pubblicate negli ultimi anni della sua vita.
La sua fama, però, è legata a tre opere, assai importanti, divulgate e combattute, di morale: Examen y práctica de confessores y penitentes en todas las materias de teologia moral (non si sa il luogo e la data di pubblicazione; la 1² ed., di Madrid del 1650 è la $39^{2}$) in forma di catechismo semplice e popolare; Liber theologiae moralis (Lione 1644), in cui la dottrina, tolta da 23 teologi della Compagnia di Gesù, è quella comune ai tempi, in cui l'E. scriveva. Non si può tuttavia negare che egli è alquanto proclive ad una benignità eccessiva (sostiene, ad es., la licetità del furto nel caso di necessità grave [sentenza condannata da Innocenzo XI il 4 marzo 1679, proposiz. 36; Denz-U, 1186]). B. Pascal fece di questa opera bersaglio ai suoi strati nella $5^{2} × 6^{°}$ delle Lettres provinciales; ma a torto, perché si fonda su tratti avulsi dal contesto e peggio interpretati; Universae theologiae moralis receptiones absque lite sextentiae ( 7 voli., Lione 1652-63). L'E. resta sempre un grande moralista, nonostante la poca esattezza nelle citazioni, i giudizi talora non fondati su solidi argomenti; si può dire un po' troppo benigno, ma non lassista.
BISL.: Sanmervogel, III, coll. 436-44; E. Torvassoren, La verité sur le p. E., in Collection des précis bitumiques, 9 (1860), pp. 31-46; M. Reichmann, E. und seine Misshandlung durch Pascal, in Bittwesen aus Maria Lauch, 76 (1909), pp. 223-38; K. Weiss, P.A.E. als Moralthesloge in Pasuals Beleuchtung und in Lichte der Wahrheit auf Grund der Quelle, Klagenfurt 1911; A. Astruin, Historia de la Compa de Jesus en la Asistencia de Ego., V, Madrid 1916, pp. 89-91.