ESTER (EBR. 'ESTÉR; VOLG. ESTHER)

ESTER (ebr. 'Estér; volg. Esther). - Eroina giudaica cui s'intitola l'8° i degli agiografi, nella Bibbia ebraica 5° delle maghillath o «rotoli» dell'uso liturgico. Assuero (v.), ripudiata Vasthi, elevò E. a regina nel 7° anno di regno. Quando Aman il gran visie ottenne, in odio a

Mardocheo, cugino di E., l'editto di morte contro i Giudei dell'Impero, fissando con le sorti (pārīm) la data dello sterminio, E. coraggiosamente svelò al re la sua razza, accusò Aman ed ottenne la salvezza del suo popolo. Con l'intervento di E. si intreccia il provvidenziale trionfo di Mardocheo, per aver salvato una volta la vita al sovrano, svelandogli la congiura di due cortigiani. Aman viene ucciso, Mardocheo ne prende il posto; il re emette un decreto che ordina ai Giudei di difendarsi e distruggere i loro nemici, cosa che fanno nel giorno fissato da Aman. Ebbe così origine l'annuale festa giudaica, allegra e popolarissima, dei Pōrim, 14 a 15 di 'ādhār, cioè febbr.-marzo, ricordata da II Mach. 15, 36 come «il giorno di Mardocheo».

A questa narrazione, in sé completa, del testo ebraico, la traduzione greca aggiunge, qua e là, 7 capp. (parti «deuterocanoniche»), che s. Girolamo raggruppa in fine alla sua traduzione dell'ebraico (capp. 11-16): il sogno di Mardocheo; l'editto di morte contro i Giudei; la preghiera di Mardocheo e di E.; E. dinanzi al re; l'editto in favore dei Giudei; la spiegazione del sogno di Mardocheo.

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ESTE. PAMIGLIA d' - Ritratto di Francesco I d'E. scolpito da G. L. Bernini (1652) - Modena, Galleria Comunale.
(fot. Anderson)
Queste parti, non appartenenti all'attuale Bibbia ebraica, sono egualmente ispirate (cf. già s. Clemente Romano, I Cor., 55; Clemente Alessandrino, Strom., 4, 19, e il Concilio di Trento). Il testo greco ci giunse in due redazioni: una, che si dirà normale, nella massa dei manoscritti (A. Rahlfs); l'altra accorciata, nei codd. 19, 93, 108 (attribuita a Lucino). Secondo lo studio accurato di Schildenberger, il greco primitivo fu un rifacimento, più che una libera traduzione, dell'originale ebraico, operato da uno scrittore anch'egli ispirato; è conservato nell'antica versione latina; la redazione normale fu opera di Lisimaco (30 a. C.), che sostituì una sua traduzione dell'ebraico allo corrispondenti sezioni del greco primitivo.

La critica acattolica è in genere contro la storicità del libro di E. e chiede altrove l'origine e il significato della festa dei Pūrim. Considera inverosimile l'uccisione di 70.000 persiani da parte della minoranza giudaica sparsa per l'Impero; come inverosimile il tenore del relativo editto e la leggerezza con cui è emanato. Erodoto, IX, 108-13, conosce solo Ame-

stria, regina di sangue regale e moglie di Serse I. Si sarebbe quindi di fronte ad una favola (L. B. Patton, H. Gunkel), a un mito egiziano (H. Willrich) o a un mito babilonese (H. Zimmern, P. Jensen e i recenti): Mardocheo-Marduk, Ester-Istar ecc.; Pūrim sarebbe la festa dell'inizio dell'anno babilonese; per giustificarne la celebrazione in Giuda fu scritto nel sec. 11 a. C. il libro di E.

I moderni esegeti cattolici (Nikel, Fischer, Schildenberger) assegnano sia l'originale ebraico sia il rifacimento del greco primitivo al genere letterario della narrazione libera, o «racconto storico liberamente abbellito», concordando con molti acattolici che ammettono nel libro di E. un nucleo storico.

Assuero (v.), ebraico 'Aḇaḇnārāt, è senz'altro Serse I (485-465 a. C.), che ebbe la capitale a Susa (Esth. 1, 2). Le indicazioni storico-geografiche e il carattere di Serse, come risultano dal nostro libro, collimano con quanto scrive Erodoto, VII-IX. Nel 483 (3° anno di regno), convito e preparazione della guerra contro la Grecia (1, 3 sgg.; Erodoto, VII, 8-19); E. nel ḇarem del re (2, 8); campagna contro la Grecia e sconfitta (480-479); E. è elevata a regina (479); il re dopo la sconfitta pensa al suo ḇarem (Erodoto, IX, 109 sgg.). Strage dei Persiani il 13 a 14 ādhār 473. E. è detta regina; ma per entrare dal re deve attendere la chiamata (2, 14; 4, 11; 5, 2), abita con altre nel ḇarem (2, 11, 14); può ben dirsi regina di secondo rango a favorita, allo stesso modo di Vasthi (cf., per casi simili, Erodoto, III, 31, 67-69, 88; VII, 2, 7, 64). E si abbia soprattutto presente il genere letterario del libro. Ciò va notato ancora per la strage; lo stesso numero del testo ebraico non è criticamente certo: il greco (9, 16) ha solo 15.000; si pensi ancora a simili episodi dell'antico Oriente: Erodoto, III, 76, 79; Dione Cassio, Hist. Rom., 68, 32. I Giudei inoltre, per l'editto regale, avevano l'appoggio delle autorità locali. Nessuna spiegazione tentata finora (all'infuori di quella offerta dal testo biblico) dell'origine della festa giudaica e dell'etimo pūrim può dirsi soddisfacente, come riconosce L. Gauthier. La festa celebrata il 14-15 di 'ādhār non ha nulla a che fare con la festa babilonese dell'inizio dell'anno

(in nīśā). L'affinità dei nomi ebraici con nomi di divinità babilonesi è solo apparente o causale. Le tavolette di Kültepe assicurano la derivazione dell'ebraico pūr dall'assiro puru-sorti (Biblico, 21 [1940], p. 199). Un testo cuneiforme studiato da Ungnad, tra l'elenco dei dignitari alla corte di Susa, ha un Mardultā, tesoriere, identificato a ragione da Ungnad con il Mardocheo del nostro libro: preziosa testimonianza non biblica.

L'autore del libro di E. ha familiari la storia e i costumi persiani; ebbe tra le sue mani gli annali persiani (2, 23; 10, 2) e gli scritti di Mardocheo (9, 20). Scrisse in Persia verso il 350-300 a. C. La stessa lingua, affine a Paralipomeni e Daniele, favorisce tale data di composizione. Schildenberger tuttavia la procrastina al 180 ca.

I critici, esagerando, hanno parlato di sciovinismo e di odio crudele nel libro di E., definendolo al tutto profano. Il suo carattere religioso, oltre a qualche accenno significativo nell'ebraica

(cf. 4, 14), è messo in evidenza nel di più del testo greco. Né mancano attenuanti quanto al lato morale; i Giudei combattono i Persiani che li attaccano (8, 11) e vogliono la loro distruzione (9, 2, 5, 16). Nella vendetta sono inclusi i familiari, per il principio di solidarietà allora vigente. Né bisogna dimenticare che l'autore spesso narra senza affatto approvare l'operato dei personaggi del libro.

BIBL.: Introduzioni generali al Vecchio Testamento: J. Meinhold, Einführung in das Alte Testament, 3ª ed., Giessen 1932, p. 359 sgg. (acattol.); H. Hönß-A. Miller-A. Metzinger, Introduction in Vetus Testamentum, Roma 1946, pp. 225-40, con bibl. completa.

Per il testo: D. Schütz, Das hebräische Buch Esther, in Biblische Zeitschrift, 21 (1933), pp. 255-76; A. Rahlfs, Septuaginta, I. Stoccarda 1935, pp. 951-73. - Commenti: J. Schildenberger, Das Buch Esther, Bonn 1941 (cf. A. Vaccari, in Biblica, 27 [1946], p. 137 sgg.); H. Gunkel, Esther, Tubina 1916 (acattol.); M. Haller, Esther, in M. Haller - K. Gelling, Die Fünf Megilloth, Tubina 1940 (acattol.). - Studi: L. Binet, Esther, in DThC, V. coll. 830-71; A. Bea, De origine unis pūr, in Biblica, 21 (1940), p. 198 sgg. - Acattolici: I. Lewy, Old assyrian puru'sum and pūrim, in Revue hittite et asiatique, 3 (1938-40), pp. 117-24; A. Ungnad, Kellinschriftliche Beiträge zum Buch Esra und Esther, 2, Mardochei, in Zeitschrift für die alttext. Wissenschaft, 58 (1940-41), pp. 243-44; 39 (1942-43), p. 219; C. C. Torrey, The older book of Esther, in Harvard theological review, 36 (1943), pp. 1-10; 37 (1944), pp. 1-40; T. E. N. Pennel, Esther und Autoemitism, in Expository Times, 55 (1947-44), pp. 237-40; E. J. Bickermann, The solaphon of the Greek book of Esther, in Journal of Bibl. Literature, 63 (1944), pp. 339-62; D. Daube, The last chapter of Esther, in Jewish Quarterly Review, 37 (1946), pp. 130-47. Francesco Spadafora

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“ESTER (EBR. 'ESTÉR; VOLG. ESTHER).” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 391. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/ester-ebr-ester-volg-esther.