EUNUGO ETIOPE. - Ministro di Candace, regina d'Etiopia, convertito e battezzato dal dì cono Filippo (Act. 8, 26-39).
Che questo personaggio fosse pagano, uno di quei «tenenti Dio» ai quali apparteneva anche il centurione Cornelio (Act. 10, 2), non è certo; anzi parrebbe escluderlo l'affermazione di Pietro (Act. 13, 7) che Dio avrebbe scelto lui per le prime conquiste tra i gentili. L'e. poteva essere giudeo (ce n'erano molti nell'alto Egitto, come attestato i papiri di Elefante, in Etiopia, secondo Filone (In Flaccum, 6), o anche un prescelti aggregato al popolo di Dio con la circoncisione. La sua condizione fisica non costituisce una difficoltà insuperabile, poiché l'interdizione di Deus è di un'ingresso degli eunuchi nella comunità d'Israele era venuta mitigandosi con il tempo. D'altronde il termine «eunuca» si usava talora (cf. Gen. 39, 1) impropriamente, per indicare coloro che coprivano mancanti proprie, un tempo, degli eunuchi. Ma non pare il caso di Act. 8, 27, dove segue la qualifica di «ministro» (ἐνώσχος), che verrebbe ad essere quasi una tautologia.
L'e. era una specie di ministro delle finanze alla corte di Candace (gregolifico Knub): probabile appellativo comune alle regine degli Etiopi). La lettura della Bibbia era consigliata dai rabbini a chi viaggiava da solo a praticare normalmente a voce alta. Così doveva leggere l'e. il passo d'Isaia sul «servo di Jashweh», quasi certamente nella versione dei Settanta, quando fu avvicinato da Filippo, che, prendendo le mosse da questo brano profetico, gli evangelizzò Gesù e lo dispone a ricevere il Battesimo.
Impossibile controllare l'esattezza delle informazioni di s. Ireneo (III, 12, 8; PG 7, 902), di Eusebio (Hist. Ecc., II, 1; PG 20, 137) e di S. Girolamo (In Isaiam, 53, 7 seg.: PL 24, 527 sq.), secondo le quali l'e. sarebbe divenuto apostolo dell'Etiopia.