EUTICHIE. - N. nel 378, probabilmente a Costantino-
poli, abbracciò da giovane la vita religiosa in un mo-
nastro dei dintorni, dove ebbe come maestro un
certo Massimo, avversario dichiarato del nestoria-
nismo, il quale gli trasfuse il suo stesso odio per il
diofisismo. Divenuto sacerdote ed eletto archiman-
drita del monastero, senza una profonda formazione
teologica, si gettò subito a capofitto nelle controversie
dottrinali del tempo, mentre la prudenza avrebbe
ben dovuto suggerirgli il silenzio. Al tempo del
Concilio di Efeso, si aggregò ai monaci della capitale
che, guidati dall'abate Dalmazio, si recarono da
Tedesio ad implorare la sacerdenzione di Cirillo
Mennone (Mansi, Vi, 628, 712). S. Cirillo ebbe per
lui una stima singolare e gli mandò un esemplare
degli atti del Concilio di Efeso (Mansi, ibid., 631).
Morto s. Dalmazio (verso il 440), Eutiche divenne
una delle figure più notevoli del monachesimo bi-
zantino. Il suo prestigio aumentò quando nel 441
salì al potere l'eunuco Crisafio che egli aveva tenuto
a Battesimo. Fu allora che usò ed abusò di tale pre-
stigio per colpire tutti quelli che gli sembravano
infetti di nestorianesimo. Tra coloro che, vivente
Cirillo, avevano svolto una campagna sfavorevole a
Nestorio e agli Antiocheni, c'erano degli apostolici
qualificati di dei veri monofisiti nonché dei rozzi
favoreggiatori della formola di s. Cirillo: una è la
natura incarnata di Dio-Verbo. Dirigeva questo mo-
numento Dioscoro d'Alessandria, succeduto a Cirillo
nel 444. Durante l'a. 448, furono presi dal go-
verno imperiale contro i vescovi della Siria diversi
provvedimenti vessatori, dietro i quali non era difficile
scoprire la mano del favorito di Crisafio insieme a
quella del patriarca di Alessandria. Teodoro fu
una delle vittime. A Costantinopoli, dove Flaviano nel
446 aveva sostituito Proclo, Eutiche usava uno zelo
intemperante contro i sostenitori della duplice na-
tura in Cristo. Scrisse persino al Papa una lettera
in cui denunciava i pericoli del risorgente nestoria-
nesimo. S. Leone gli rispose (Mansi, V, 1323).
Questo fanatico stroncatore di eretici, turchai, non
era davvero un ortodoso puro. A forza di combattere
il nestorianesimo, cadde nell'errore opposto, cioè nel mo-
nofisismo. Forte dell'espressione ciriliana (che egli non
sapeva spiegare davvero in maniera ortodossa), Eutiche
fini con il chissificare tra i nestoriani tutti coloro che pro-
fessavano due nature in Gesù Cristo dopo l'unione. Euse-
bio di Dorileo, quello stesso che 20 anni innanzi aveva
attaccato per il primo Nestorio, intuì la nuova eresia
durante le discussioni che ebbe con il vecchio archiman-
drita e colse l'occasione del Sinodo permanente (σύνοδος
ἐνθυμώσα), 8 nov. 448, per consegnare a Flaviano,
appena terminata la riunione, un memoriale contro Eu-
tiche, esigendo l'immediata lettura pubblica del docu-
mento e la comparsa dell'archimandrita dinanzi al Sinodo.
Il doble Flaviano, costernato da tale inaspettato
colpo di scena, diede il suo assenso per la lettura del me-
moriale, ma consigliò Eusebio ad adoperarsi presso Euti-
che per ricordarlo all'ortodossia. Eusebio tenne duro
volle ad ogni costo che la questione fosse esaminata senza
indugi nel Sinodo stesso. L'archimandrita fu invitato a
presentarsi: da principio si rifiutò, dopo però un terzo
invito scritto, fece sapere che era malato e non poteva
obbedire. Flaviano, pieno di condiscendenza, gli con-
cesse una dilazione fino al 22 nov., nel qual giorno, fa-
nalmente, l'archimandrita si presentò, accompagnato da
un bel numero di monaci, soldati e funzionari. Crisa-
pio non aveva abbandonato in tale delicata congiuntura
il suo padrino. La sessione ebbe inizio con la lettura degli
atti delle sessioni precedenti. Alle domande che gli fu-
rono rivolte, Eutiche rispose contraddicendosi, dando così
una prova indubbi della sua scarsa istruzione della
sua mente piccina. Si esordì contro le due proposizioni
seguenti, rifiutando senza sotterfugi di accettarle: 1) In
Gesù Cristo, dopo l'unione, ci sono due nature; 2) Gesù
è consostanziale con noi mediante la sua natura umana.
La sua caparbietà spinse Flaviano ed i membri del Si-
nodo ad emettere una sentenza di deposizione e di so-
munica contro Eutiche, ritenuto incorso nell'errore di
Valentino e di Apollinare (Mansi, VI, 748). Il colpo era
forte non soltanto per Eutiche, ma per Crisafio, Dioscoro
e tutta la cricca dei monofisiti. Flaviano poteva ora ben
attendere una dura rappresaglia, la quale non tardò a
scoppiare. Eutiche, per prima cosa, rigettò la sentenza
da cui era stato colpito e si appellò al Papa e a molti altri
vescovi d'Occidente e d'Oriente. Sostenne, poi, che gli
atti del Concilio relativi alla sua condanna erano stati fa-
sificati. Per ordine dell'imperatore, il 13 apr. 449 si
tenne un nuovo sinodo per accertare la giustezza delle
lagnanze di Eutiche. I suoi inviati però non poterono
addurre alcun pregiudizio di una certa serietà contro gli
atti incriminati. Nuova commissione di inchiesta, il 27 apr.
su di un punto particolare. Tutti questi intrighi, del resto,
dovevano approdare a nulla. Sull'inizio del 449, Eutiche
e Dioscoro avevano sollecitato un concilio ecumenico per
riesumare la questione. Teodosio II, che Crisafio man-
novava a suo talento, non poté rifiutarsi. Con lettera
datata del 30 marzo 449, ordinò ai metropoliti dell'Ir-
pero di recarsi ad Efeso con qualcuno dei loro suffra-
ganci, accuratamente scelti, per il giorno 19 ag. (Mansi,
VI, 588 sq.). E risaputo ciò che avvenne in questo se-
condo Concilio di Efeso, che il papa a. Leone qualificò
del titolo di "brigantaggio di Efeso" (v. Efeso, 1, Atrocito
di). Dioscoro vi parlò da padrone. Ai legati del Papa fu
impossibile condurre a termine la loro missione. Dopo
aver recitato il Simbolo di Nicea ed espressa la propria
devozione ai ss. Padri, dopo aver scagliato l'anatomia a
tutti gli eretici a cominciare da Simon Mago, particolar-
mente a Manete, Valentino, Apollinare e Nestorio, Eutici-
che fu riabilitato da quasi tutti i vescovi presenti, dopo
che questi avevano già lanciato l'anatema a chi ammet-
teva due nature, 800 quoz. in Cristo dopo l'Incarna-
zione (Mansi, VI, 862-70). Ben poco però durò il suo
cesso di Eutiche e di Dioscoro, nonostante lo zelo spie-
gato dall'imperatore perché fossero sanzionate le deci-
sioni del conciliabolo. Poco dopo, il 28 luglio 450, Teo-
dostic II morì per una caduta da cavallo. L'imperatore
Pulcheria prese nelle sue mani le redini del governo e
fece riconoscere come imperatore il senatore Marciano,
al quale si unì in matrimonio. Crisafio fu condannato a
morte, i decreti del "brigantaggio" annullati, Eutiche
fu cacciato dal suo monastero e confinato in una località
vicino a Costantinopoli. Nel Concilio di Calcedonia, che
ebbe luogo poco dopo, Eutiche non si fece vivo. Su ri-
chiesta del Papa, fu allontanato da Costantinopoli ed in-
vitto non si sa dove. Passò per Gerusalemme dove
fu ospite del prete Eschio (L. Duchesne, Histoire ar-
cimme de l'Eglise, III, Parigi 1910, p. 471). Una lettera
di s. Leone all'Imperatore con la data del 15 apr. 454
ci fu sapere che l'eretico non aveva smesso di diffondere
il suo errore dal nuovo luogo dell'esilio ed invocava per-
ciò per lui un maggiore isolamento (Ep. 134: PL 54,
1695). Dopo queste date, le storia tace di Eutiche. Ante-
cedentemente, il 28 luglio 452, Marciano aveva condannato
nato al fuoco i suoi scritti (Mansi, VII, 501). Non doveva,
in fondo, aver scritto molto. Dagli atti dei concili pos-
siamo ricavare qualche sua lettera e qualche dichiarazione.
Indubbiamente, Eutiche fu più ignorante che ma-
ligno. Ebbe il gran torto di occuparsi di teologia, nono-
stante la sua irreparazione. Il papa s. Leone lo definì
multum imprudens et nimis imperitus (Ep. 28: PL 54,
756). Il favore di cui godeva presso Crisafio, insieme al
suo zelo indiscreto contro il nestorianesimo, fu la cagione
principale della sua rovina. Gente astuta, senza scru-
poli, come Dioscoro, eretici ben camuffati, come certi
apollinari e monofisiti, si servirono di lui come di uno
strumento per raggiungere i loro obiettivi. Più che un
novatore, egli fu, al pari di Nestorio, un prestamore per
diffondere errori già esistenti. È facile notare anche altri
punti di somiglianza tra i due esercitati, i quali hanno dato
origine a scismi ancora non completamente estinti.
II. Dottrina di Eutiche. È molto difficile sa-
pere con precisione quale sia stata la dottrina per-
sonale di Eutiche sul mistero dell'Incarnazione,
perché senza dubbio non lo seppe bene nemmeno
lui. Eutiche è stato un eretico perché ha sostenuto
con caparbietà formale equivoche, false per di più
nel loro contesto; ma siccome tali formule si pre-
stano ad una spiegazione ortodossa e certe sue affer-
mazioni favoriscono un'interpretazione benevola, si
rimane indecisi sul suo pensiero effettivo.
Ecco qui una serie di proposizioni ortodosse colte
sul suo labbro o fissate dalla sua penna: 1) Colui che
nacque dalla Vergine Maria e perfetto Dio e perfetto
uomo; 2) Il Verbo ha preso carne dalla S. Vergine;
3) Maria è consostanziale con noi (Atti del Sinodo del
449: Mansi, VI, 725-30, 741); 4) anatema ad Apolli-
nare, a Valentino, a Minete, a Nestorio e tutti gli eretici
fino a Simone, a tutti quelli che sostengono la carne di
nostro Signore esser disceso dal cielo; 5) nell'Incarna-
zione non vi fu mescolanza della divinità e dell'umanità,
ma il Verbo rimase immutabile; 6) Eutiche accetta espli-
citamente le definizioni di Nicea e di Efeso ed invoca
a proprio favore le testimonianze di s. Cirillo d'Ales-
sandria, di Gregorio il Taumaturgo, di Gregorio di Na-
ziano, di Basilio, di Atanazio, di Attico di Proclo
(Letture a s. Leone: PL 54, 716, 717, 718; Atti del la-
trocinto di Efeso: Mansi, VI, 631-34).
Perché mai Eutiche che ha al suo attivo dichiarazioni
di tale natura è stato condannato dal Concilio costantino-
politano del 448 come infetto dell'errore di Valentino e
di Apollinare? Come mai lo si è potuto accusare di do-
cetismo, di grossolano monofisismo, di originismo e
finanche di nestorianesimo? La spiegazione di un fatto
tanto strano va ricercata in due affermazioni equivoche
del vecchio archimandrita: 1) Riconosco che Nestorio Si-
gnore è stato (è divenuto) di due nature; ma dopo l'unione
io non riconosco più che una sola natura: quòlòvò èx
dòv quòsov yeyevòvqai tòv Kòqov yòvqòv nòv tòv èvòv-
sòv, metòv èx tòv evòsov yòvqòv quòv quòlòvqòv (Mansi,
VI, 744); 2) Sino a questo momento io non ho dato che il
corpo del Signore nostro Dio fosse consostanziale con noi,
ma confesso che la Santa Vergine è consostanziale con
noi. Riconosco che il corpo di Cristo è il corpo di Dio;
il corpo di Dio io non l'ho voluto mai chiamare corpo del-
l'unione, ma questo corpo è umano: ovò eitov quòa
èvòvqòvov tòv ovòv quòv, èvòvqòvovv èx tòv quòv,
(Mansi, VI, 741). Invitato ad anatematizzare le due se-
guenti affermazioni che gli si rimproveravano: 1) Gesù
Cristo non è consostanziale con noi; 2) Dopo l'unione, non c'è
che una sola natura, non due. Eutiche rifiutò nettamente
con queste parole: Io non ho trovato la dottrina, di cui
voi mi parlate, espressa chiaramente nella Scrittura nesi-
sini Padre me l'ha mai insegnata (Mansi, VI, 745). Da
quelle due affermazioni trassero i motivi per determi-
nare specificamente l'euichianesimo. Si attribuirono così
al loro autore nonostante le sue reiterate dichiarazioni,
tutti gli errori che se ne possono logicamente dedurre. Se
Cristo non è consostanziale con noi, la sua umanità non
è che un'apparenza, oppure deve avere un'origine cele-
ste: ecco l'accusa di docetismo, di valentinianesimo, di
originismo, di apollinarismo fatta ad Eutiche. Maria non
è veramente madre di Dio. Se è ante unionem v'erana
due nature, dunque, almeno in un determinato momento
esse sono state separate e l'unione non ha avuto luogo
fin dal primo istante della concezione: errore, questo,
che, su testimonianza di Cassiano, molti occidentali hanno
gratuitamente attribuito a Nostorio. Se 'post unionem' non c'è più che una sola natura, quattro sono le ipotesi: o la divinità e l'umanità si sono fisse per formare un tertium quid, o l'umanità è stata assorbita dalla divinità come una goccia d'acqua nell'oceano, o il Verbo si è condensato in carne e ha, così, perduto i suoi attributi divini, e le due nature sono divenute come le parti costituite di un tutto naturale, alla stessa stregua dell'anima e del corpo che formano una sola natura.
Ben altre cose assurde sono state tratte dalle due affermazioni di Eutiche, che potevano avere benissimo un'interpretazione benigna, quale non sarebbe stato difficile trovare negli scritti di S. Cirillo. Ma i Padri del Sinodo del 448 erano tutt'altro che benevoli verso il vecchio ostinato che sfruttava il prestigio che aveva su Crisafio per perseguitare coloro che ammettevano due nature in Cristo. Presero alla lettera le sue parole e ne cavarono fuori motivi valentinianistici ed appalinistici. I contemporanei, prima, ed i posteri poi li imitarono, attribuendo ad Eutiche tutti gli errori che si celano sotto l'etichetta del valentinianesimo e dell'appalinismo. La maggior parte dei monofisisti rifiutarono essi stessi con orrore l'etichianesimo nel senso suesposto.