EVAGRIO PONTICO

EVAGRIO PONTICO. - Scrittore ecclesiastico,
n. a Ibora nel Ponto ca. il 356, m. nel 399. Figura
di primo piano fra i teorici della spiritualità nella
Chiesa antica, raccolse la tradizione dei secoli pre-
cedenti, specialmente della scuola alessandrina, e la
elaborò con copioso apporto di speculazione e di
esperienza, esercitando sulla posteriù un influsso
notevolissimo. Fu ordinato lettore da s. Basilio il
Grande di Ancona da s. Gregorio Nazianzeno, col quale
fu a Costantinopoli, esercitandovi il ministero della
predicazione; vi rimase, partito Gregorio nel 381, fino
all'anno seguente; poi si diede alla vita ascetica, Dopo
un breve soggiorno a Gerusalemme si riiò nell'E-
gitto, vivendo fra i monti della Nitria e nel deserto
delle Celle, guadagnandosi il pane con il lavoro di
amanuense. Fu discepolo ed amico di s. Macario
Egiziano, e rifiutò l'esposato offertogli da Teofilo
d'Alessandria.

Intensa fu la sua attività di scrittore, che solo
recentemente venne studiata a fondo con l'esame di
una parte delle opere pervenute, per lo più in
tradizioni siriane e armenee. La perdita del testo
grecò è dovuta soprattutto all'anatema pronunciato
dal V Concilio ecumenico e dai tre scugniti contro
E., coinvolto nella condanna dell'origineismo. No-
tizie delle opere, seppure incomplete, si hanno da
Socrate (Hist. ecd., IV, 23) e più diffuse da Gennadio
(De vir. ill., 11).

Scrisse: 1) l'Antirrheticus, raccolta di sentenze bi-
bliche in 8 libri, contro gli 8 vizi capitali, tradotto in la-
tino da Gennadio e giunto a noi solo nelle versioni si-
riache e armenee; 2) il Amonatichus, raccolta di massime,
per lo più brevi, per anacoreti, accostate senza ordine
lagico e divise in due parti: la prima di 100 massime, in-
titolata Practicus, per i semplici; la seconda di 50 mas-
sime, dal titolo Gnosticus, per i monaci colti, pure tradotta
da Gennadio in latino. Abbiamo la prima parte in due
recensioni greche, la seconda solo in siriaco; 3) uno
Specchio per i monaci e uno per le monache, giunti a noi
nell'origine greco, nella versione latina di Rufino e nella
versione siriaca; 4) 600 Problemi gnostici, conservati
siriaco ed in armeno, di vario contenuto dogmatico e
morale; 5) 67 Lettere, in versione siriaca, per lo più brevi;
6) un trattato in 11 capp. sui fondamenti della vita
monastica, specialmente sulla quiete, in greco e in si-
riaco; 7) Capitula XXXIII per seriem, di carattere al-
legorico, in greco; 8) quattro serie di Seutenze, ordinate
parte alfabeticamente parte no; 9) uno scritto De oratione
e 10) uno De malignis cogitationibus, attribuiti finora a
Nilo di Ancira; 11) Commentari ai Salmi e ai Proverbi,
di cui restano notevoli frammenti; 12) Gennadio gli
attribuisce ancora «paucas sententiolas valde obscuras
et, ut ipse ait, solis monachorum cordibus agnostic-
biles»; operetta non identificabile fra quelle pubbli-

cate. Altri scritti inediti rimangono in versioni armenee
siriache.

E. è il primo fra i monaci che abbia lasciato una
notevole eredità letteraria ed è fra i solitari d'Egitto
lo scrittore più fecondo e originale. Amò espri-
merà in brevi massime, talora tolte dalla Scrit-
tura, iniziando così fra i cristiani il genere gno-
mologico.

La sua dottrina spirituale si ispira a Clemente Ales-
sandrino e a Origene, ch'egli studiò accuratamente. Di-
sogne la vita attiva o pratica, e la contemplativa o gno-
stica. La prima non è che preparazione alla seconda, che
ha il suo compimento nella contemplazione della Trinità,
in cui consiste la perfezione e il più alto grado della vita
spirituale. L'ascesi mira a purificare l'anima per togliere
gli impedimenti alla contemplazione. La vita attiva è ca-
ratterizzata dalla pratica delle virtù, disposte in que-
st'ordine ascendente; fede, timor di Dio, osservanza dei
comandamenti, da cui derivano la continenza, la prudenza,
la pazienza e la speranza; da questa poi viene l'impassi-
bilità (ἐπισθέντες), da intendersi non come indifferenza verso
Dio né verso gli uomini, ma come perfetta pace e libertà
dello spirito, raggiunta con la totale rinunzia e la costante
modificazione. Frutto della ἀπισθέντος è l'amore, che in-
troduce nella vita contemplativa. Nel campo ascetico E.
attribuisce grande importanza alla lotta contro i demoni
e le passioni. Presso di lui si trova per la prima volta la
teoria degli otto vizi capitali. Nella contemplazione si
distingue un primo grado, la «gnosi fisica», a cui segue
la «teologia», o gnosi di Dio, «grado della «pura ora-
zione», ultima volta dell'ascesi spirituale. È una cono-
scenza di Dio non discorsiva, che richiede una purità
ancor maggiore che la contemplazione iniziale, così che
lo spirito sia tutto «nudo». Per essa l'uomo vede la luce
della Trinità, Dio, la natura di Dio, non attraversa un'im-
magine ma in una visione assolutamente semplice e im-
mediata della realtà. Ma poiché l'infinito non può essere
compreso dall'intelletto finito, proprio quest'altissima vi-
sione è anche «infinita ignoranza». Con l'intuizione della
Trinità lo spirito intuisce sé stesso, ormai purificato, quin-
di splendente di bellezza. Pace e riposo accompagnano
questa contemplazione, che afferra l'uomo con un potere
irresistibile e influisce anche sul suo corpo, che sembra
perdere il peso naturale.

E., come s'è detto, attinge alla speculazione alessan-
drina e ne feconda i principi così da dare una teoria pro-
fonda e particolareggiata della vita spirituale. Già s. Gi-
ralamo riconosceva la diffusione degli scritti di lui e il
grande influsso da essi esercitato; questo continuò anche
in seguito, sui Bizantini e sui Siri, e nell'Oriente non è
ancora tramontato.

Bibl.: Edizioni: quella di PG 40, 1231-86, che riproduce con qualche aggiunta quella del Galland, e instancherà e dev'è- sere completata con quella di W. Frankenberg, in Gottinger Abhandlungen, Philol.-Hist. Kl., nuova serie, XIII, 2, Berlino 1922; P. E. Sargishevan, Des hl. Vaters Exagrius Pontikus Leden und Verke in einer armenischen Übersetzung des 3 Jahr. Venezii 1907; H. Gressmann, Texte und Untersuchungen, 30, 4, Non- tenspiegel und Mönchsspiegel des E. P., Lipsia 1913, pp. 146-65; le opere attribuite a s. Nilo in PG 79, 1093-1140. 65-1238. - Studi: O. Zückler, Bibliothek und Kirchenhistor. Studien, IV, Exagrius Pontikus, Monaco 1893; Bordenhever, pp. 93-98, 660; W. Bousset, Apophthegmata Patrum, Tu- bingen 1923, pp. 281-314; O. Stöhlin, Die Alterhist. Griech. Liter., Monaco 1924, pp. 1388-92; M. Viller, Aus saures de la spiritualité de St Maxime, Les œuvres d'Exagre le Pontique, in Revue d'arch. et de mystique, 11 (1930), pp. 155-84, 239-68, 321-36; S. Marsili, Giocanni Carviano ed E. P. Dottrina sulla carità e contemplazione (Studia Auslminiana, 5), Roma 1936; M. Viller e K. Rahner, Assese und Mystik in der Vaterszeit, Friburgo in Br. 1939, pp. 97-110.