EVEMERO. - Filosofo greco. Quasi nulla si conosce della sua vita: nativo di Messene (è dubbio se di quella di Sicilia o di quella del Peloponneso), fu amico del re Cassandro (317-298 a. C.) e pubblicò la sua opera principale, la "Iepà avvypà", intorno al 280, come si può desumere da Callimaco.
Di questo scritto sono rimasti pochi e rielaborati frammenti greci; altri in latino tramandati da autori cristiani - sopratutto Lattanzio - i quali certamente attinsero alla tradizione (e rielaborazione) dell'opera di E. Fatta nel sec. III a. C. dal poeta Ennio.
In tale descrizione E. racconta (cf. Diodoro, V, 41-46; VI, 12, 4; 49-50) che durante un viaggio dal Mar Rosso all'Oceano Indiano aveva incontrato un gruppo di isole. Sbarato in una di queste (Panchia) ne descriveva minuziosamente i costumi: la divisione della popolazione in tre classi sociali (sacerdoti-artigiani, agricoltori, soldati), la preminenza politica esclusiva dei sacerdoti, l'equa distribuzione fra tutti dei prodotti dell'isola, ecc. Inoltre riferiva di aver visitato il tempio di Zeus Triphigio, dove Zeus stesso, mentre era ancora in vita, aveva voluto tramandare ai posteri, incidendolo su di una stele, il ricordo delle più famose imprese dei suoi avi, a cominciare da Urano, primo re sulla terra, per finire all'età del proprio felice regno.
Tutta la mitologia in tal modo da E. era ridotta dal piano divino a quello umano. La "Iepà avvypà" non era però originale nelle sue impostazioni teoriche sia sociali che religiose. Mentre le prime infatti si ispiravano a quelle utopie comunitarie tanto comuni nel sec. IV, che avevano a luminoso esempio soprattutto la Repubblica platonica, le seconde, razionalistiche in quanto negativi.
EVIDENZIO: TEODULO, santi, martiri: V. ALESSANDRO, EVENZIO e TEODULO, santi, martiri.