FABIO, EPISTOLA MORAL A

FABIO, EPISTOLA MORAL A. - Composizione poetica spagnola del sec. XVII in terzine di endecasillabi, attribuita a B. L. de Argensola (da Sedano, 1768), a Rioja (da Estela, 1786), a Fernández de Andrada (da A. de Castro, 1875), a Medrano (da Foulché-Delbosc, 1900). Si tratta di un nobile discorso in cui si fondono la tradizione storica e la visione cristiana della Spagna della riforma cattolica.

L'autore consiglia all'amico F. personaggio fittizio, l'abbandono delle speranze e delle corruzioni cori-giane, il rifugio nei campi, l'odio per l'avventura, per l'infingimento e per l'ostentazione, l'esercizio della virtù in fervoroso silenzio. Le sue idee derivano da Seneca (De tranquillitate animi, X) e, in generale, dagli stoici tanto noti in Spagna soprattutto per opera di Quevedo; l'oraziano Beatus ille riecheggia nell'esaltazione della felicità agreste, come riaffiorano sentimenti analoghi a quelli del famoso sonetto di Plantin C. Le bonheur de ce monde. Nonostante tali precedenti, l'Epistola è una delle più originali, eleganti e concretae poesie spagnole e delle maggiormente pervasse di cristiana spiritualità.

BIBL.: I. R. Foulché-Delbosc, Les manuscrits de l'Ep. mor. à F., Revue hispanique, 7 (1900), p. 248; M. Menéndez y Pelayo, Notas a la Ep. mor. à F., in Bolletín de la bibli. Mendizá, 7 (1925), pp. 270-72; O. Vossler, Poesie der Einsamkeit in Spanien, I, Monaco 1935-36, pp. 78-87; Guglielmo Diaz-Plaia