FARFA, BADIA DI

FARFA, BADIA di. - Diocesi di Sabina, provincia di Rieti, comune di Fara Sabina. Il monastero è canonicamente unito a quello di S. Paolo in Roma, che vi tiene alcuni monaci.
FARFA, BADIA di. - Diocesi di Sabina, provincia di Rieti, comune di Fara Sabina. Il monastero è canonicamente unito a quello di S. Paolo in Roma, che vi tiene alcuni monaci.
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La badia sorse sul fianco nord-est del Monte Motilla (ora S. Martino) in un fondo detto Acuziano. Presso la cima del monte sono le rovine di un romitaggio, tracce di edifici romani (un mattone col bollo Caesaris Germanici ci riconduce al sec. I) una cripta con un affresco cristiano probabilmente del sec. V. ROMANIA. La tradizione assegna la fondazione della chiesa di F. ad un s. Lorenzo venuto dall'Oriente nel sec. V. L'invasione longobarda avrebbe tutto travolto. Solo agli inizi del sec. XVI il savoiardo pellegrino s. Tommaso di Moriana si stabilì F. e vi fondò un monastero, grazie alla benevolenza di Faroaldo II duca di Spoleto. S. Tommaso morì nel 720. Sotto i suoi successori la badia rapidamente prosperò, sotto la successiva tutela dei re longobardi e caralingi. Nel colmo del suo

FARPA, BADIA di - Interno della chiesa dell'abbazia, rifatti nei secc. XVI e XVII; le colonne provengano dalla chiesa del sec. XII.
pose, di fatto, fine alla vita monastica in F. Pio VII nel 1808 ne assegnó il patrimonio alla procura generale della Congregazione cassinese. Nel 1842 fu soppressa la commenda e la diocesi e il territorio di F. is incorporato, parte nella diocesi di Sabina, parte in quella di Poggio Mirteto. La soppressione italiana nel 1860 diede il tracollo anche al patrimonio della procura. Tra i custodi del venerando santuario mariano fu quel d. Placido Riccardi, monaco di S. Paolo, di cui recentemente furono proclamate le virtú eroiche.

Degli edifici del periodo longobardo quasi nulla più rimane. Di quelli del sec. xr restano cospicui avansi, tra cui notevoli affreschi. Le fabbriche attuali sono quasi tutte posteriori alla metó del sec. xv. La chiesa ha un certo numero di buone opere d'arte.

Lo studio archeologico di F. fu compiuto con grande diligenza ed scume da P. Markthaler, a cui la morte immutata non permise di pubblicare tutti gli importanti risultati. Resta però un suo ampio articolo Sulle recenti scoperte nell'rabbazia imperiale di F., in Rivista di arch. crit., 3 (1928), pp. 37-89.

Presso l'abbazia di F. fiori anche, ad opera dei monaci, un operoso centro scrittorio. I primi indizi, desunti dal Chronicon Farfense, risalgono al sec. viri; nel sec. xi il Sacramentarium Sublacense ne dà notizia diretta. I codici superstiti, oltre 20, divisi in massima parte fra la Biblioteca Vaticana, la Nazionale, la Casanatense e la Vallicelliana di Roma, e l'Eton College in Inghilterra, mostrano le caratteristiche della scuola, assai vicino al tipo di scrittura noto sotto il nome di - minuscula romanesca e. Rimangono tuttavia da studiare alcune forme particolari (soprattutto nei legamenti et, st, ri ecc.) e gli influssi che hanno agito sulla formazione del a tipo di F.

Di pari passo con la scuola scrittoria sorse e si accrebbe la biblioteca abbaziale, che raggiunse il suo massimo sviluppo nel sec. xI, ai tempi dell'abate Ugo e poi di Berardo I, quando operò a F. Gregorio di Catino. Le dolorose vicende cui fu soggetto il monastero ne determinarono in seguito la dispersione, quasi totale. - Vedi tav. LXX.

Bibl.: Gregorio da Catino, monaco di F. (ro63-1133 ca.) ha il grande merito di averci tramandato il materiale archivistico di F. Il suo Regesto è stato colto in 5 voll. da I. Giorgi e U. Balzani, Roma 1914; le altre fonti in MGH. Scriptores, XI, Hannover 1894.: I. Schuster, Spigelatore farfensi, in Rivista storica benedettina, 2 (1907), pp. 402-15; 581-87; 4 (1909), pp. $587-96 ; 5$ (1910), pp. (42-88); id., Reliquie d'arte nella badia imperiale di F., in Archivio della Società romana di storia patria, 14 (1911), pp. 269-320; G. Zuccherri, Liber largitarius vel notarius, monasterii Phosphensis, in Regesta Caritatum Iulian, I. II. Roma 1913; I. Schuster, L'imperiale abbazia di F., ivi 1921; Catinema, I, coll. 1107-1109; V. Toderici, L'origine del monastero di S. Vincenzo secondo il profuso di Astperio e il - libellon constructionis farfensis -, estr. da Studi di storia e diritto in onore di Carlo Catino, III, Milano 1940; B. Trifano, Come si è ricostituito la biblioteca di F., in Arch. Dep. voc. romana st. patria, 69 (1946), p. 91 sge.

Bonifacio Borghini