FARFA, BADIA di. - Diocesi di Sabina, provincia di Rieti, comune di Fara Sabina. Il monastero è canonicamente unito a quello di S. Paolo in Roma, che vi tiene alcuni monaci.
La badia sorse sul fianco nord-est del Monte Motilla (ora S. Martino) in un fondo detto Acuziano. Presso la cima del monte sono le rovine di un romitaggio, tracce di edifici romani (un mattone col bollo Coesaris Germanici ci riconduce al sec. 1) e una cripta con un affresco cristiano probabilmente del sec. V. ROMANIA. La tradizione assegna la fondazione della chiesa di F. ad un s. Lorenzo venuto dall'Oriente nel sec. V. L'invasione longobarda avrebbe tutto travolto. Solo agli inizi del sec. VIII il savoiardo pellegrino s. Tommaso di Moriana si stabilì a F. e vi fondò un monastero, grazie alla benevolenza di Faroaldo II duca di Spoleto. S. Tommaso morì nel 720. Sotto i suoi successori la badia rapidamente prosperò, sotto la successiva tutela dei re longobardi e carolingi. Nel colmo del suo
splendore edilizio e della sua potenza terriera la badia fu assalita e occupata dai Soraceni (898) e andò in rovina. I monaci si rifugiarono nei loro possessi delle Marche, dove fondarono il monastero di S. Vittoria sul Matenano. Passato il pericolo saraceno, i monaci tornarono a F. e ne iniziarono la ricostruzione; ma per tutto il sec. X si trovarono in tristissime condizioni materiali e spirituali. Un vero rifiorire si ebbe col governo dell'abate Ugo (997-1038), vigoroso amministratore, che introdusse nel monastero l'osservanza clunjacense. Gli imperatori germanici non furono da meno di quelli franchi nella protezione di F.; e la badia finì per essere un feudo ecclesiastico imperiale, con tutti i vantaggi e tutti gli oneri di tale situazione politica. Il 6 luglio 1660 Niccolò II consacrò la nuova basilica. Ma, scoppiata la lotta per le investiture, F. parteggiò per l'Imperatore, attirandosi le ire di Gregorio VII e di Pasquale II. Invece l'abate Adinolfo, poi cardinale (1125-44), amico di s. Bernardo e dei Cistercensi, ebbe molto a soffrire per la sua fedeltà ad In-
nocenzo II. A F. riparò e fu consacrato papa Eugenio III profugo da Roma. Nel secc. XII-XIV si ha una crescente decadenza sia spirituale che economica. La trasformazione dell'economia avvenuta in quei tempi, le incessanti guerre e guerriglia, gli interminabili processi, le usurpazioni di potenti vicini, il fiscalismo eccessivo della Curia avignonese, abati inetti o indegni, furono fatali anche alla vita monastica. Nel 1406 Bonifacio IX dà la badia in commenda al nipote card. F. Tomacelli, già cistercense. Egli allontanò i pochi monaci e mie al loro posto una colonia di monaci tedeschi venuti da Subiaco. I successivi commendatari furono per lo più cardinali delle grandi famiglie papali, Orsini, Farnese, Barberini, ecc. La chiesa, prima restaurata, fu totalmente rifatta con altro orientamento e consacrata nel 1496. Nel 1567 F. fu unita alla Congregazione cassinese; il territorio della badia aveva per suo Ordinario il commendatario, mentre la comunità monastica era governata da un abate triennale eletto dal Capitolo generale della congregazione. I monaci erano dal tutto estranei agli affari della prelatura, attendevano alla loro osservanza in una vita calma, ma piuttosto scialba. Le cose andarono così fino all'invasione francese (1798) che
(fot. Gab. fot. 602)
FARFA, BADIA di - Interno della chiesa dell'abbazia, rifatta nel secc. XVI e XVII; le colonne provengono dalla chiesa del sec. XII.
pose, di fatto, fine alla vita monastica in F. Pio VII nel 1808 ne assegnò il patrimonio alla procura generale della Congregazione cassinese. Nel 1812 fu soppressa la commenda a la diocesi e il territorio di F. ha incorporato, parte nella diocesi di Sabina, parte in quella di Poggio Mirteto. La soppressione italiana nel 1860 diede il tracollo anche al patrimonio della procura. Tra i custodi del venerando santuario mariano fu quel d. Placido Riccardi, monaco di S. Paolo, di cui recentemente furono proclamate le virtù eroiche.
Degli edifici del periodo longobardo quasi nulla più rimane. Di quelli del sec. XI restano cospicui avanzi, tra cui notevoli affreschi. Le fabbriche attuali sono quasi tutte posteriori alla metà del sec. XV. La chiesa ha un certo numero di buone opere d'arte.
Lo studio archeologico di F. fu compiuto con grande diligenza ed acume da P. Markhale, a cui la morte immatura non permise di pubblicare tutti gli importanti risultati. Resta però un suo ampio articolo Sulle recenti scoperte nell'abbazia imperiale di F., in Rivista di arch. crist., 5 (1928), pp. 37-89.
Presso l'abbazia di F. fiorì anche, ad opera dei monaci, un operoso centro scrittorio. I primi indizi, desunti dal Chronicon Farfense, risalgono al sec. VIII; nel sec. XI il Sacramentarium Sublacense ne dà notizia diretta. I codici superstiti, oltre 20, divisi in massima parte fra la Biblioteca Vaticana, la Nazionale, la Casanatese e la Vallicelliana di Roma, e l'Eton College in Inghilterra, mostrano le caratteristiche della scuola, assai vicine al tipo di scrittura noto sotto il nome di « minuscula romanesca ». Rimangono tuttavia da studiare alcune forme particolari (soprattutto nei legamenti et, et, ri ecc.) e gli influissi che hanno agito sulla formazione del « tipo » di F.
Di pari passo con la scuola scrittoria sorse e si accrebbe la biblioteca abbaziale, che raggiunse il suo massimo sviluppo nel sec. XI, ai tempi dell'abate Ugo e poi di Berardo I, quando operò a F. Gregorio di Catino. Le dolorose vicende cui fu soggetto il monastero ne determinarono in seguito la dispersione, quasi totale. - Vedi tav. LXX.